L’assemblea dei soci della storica libreria e casa editrice Hoepli ha deciso per lo “scioglimento volontario della Società e la sua messa in liquidazione all’esito di una sofferta e approfondita riflessione sulla situazione complessiva della Società” – I particolari
In queste settimane, a Milano e non solo, si è parlato con preoccupazione del futuro di una realtà storica dell’editoria italiana, la Hoepli. Preoccupazione giustificata perché, come riporta Repubblica.it, l’assemblea dei soci oggi ha deciso per il temuto “scioglimento volontario della Società e la sua messa in liquidazione all’esito di una sofferta e approfondita riflessione sulla situazione complessiva della Società”.
Nella nota di Hoepli riportata da Repubblica si legge: “L’attenta valutazione, attuale e prospettica, dei risultati di esercizio negativi correlati con l’andamento previsionale del mercato editoriale e librario e la consistente impossibilità di far cessare il gravoso conflitto endosocietario, hanno imposto la liquidazione volontaria quale unica soluzione giuridicamente appropriata per evitare la dispersione del patrimonio aziendale e assicurarne, per quanto possibile, la migliore salvaguardia”. La procedura di liquidazione è stata affidata all’avvocata Laura Limido, per “assicurare una conduzione della liquidazione imparziale ed efficiente in un quadro di pieno rispetto dei diritti dei creditori, dei dipendenti e di tutti i soggetti interessati, con l’obiettivo di preservare il valore del patrimonio aziendale e di garantire la massima tutela possibile delle parti coinvolte”. Sempre nella nota si cita “l’attenzione mediatica riservata alle vicende societarie e occupazionali di Hoepli”, nonché alle “indebite affermazioni di soggetti non autorizzati”. E ancora: “Il silenzio e il riserbo mantenuti sino ad oggi sono stati imposti dalla necessità di non anticipare fatti rilevanti prima dell’assunzione delle necessarie determinazioni da parte degli organi competenti. La decisione odierna consente ora di dare conto in modo compiuto del percorso deliberativo seguito, in un quadro di indipendenza, equilibrio e responsabilità”.
“Viene ufficializzata e prende corpo l’ipotesi peggiore”
A caldo arriva il commento di Paolo Zanetti, segretario del Flai Cgil Milano: “Viene ufficializzata e prende corpo l’ipotesi peggiore, sulla quale avevamo chiesto di riflettere per darci il tempo di prendere in esame possibili soluzioni…”.
Un marchio con 156 anni di storia alle spalle
Quando parliamo di Hoepli parliamo un marchio con 156 anni di storia alle spalle (era infatti il 1870 quando Ulrico Hoepli, appena giunto a Milano dalla Svizzera, inaugurava una libreria in Galleria de’ Cristoforis, nei pressi del Duomo, e, dopo poco, una casa editrice “che seguisse e sostenesse la crescita culturale dell’appena unita Italia”), e che vede il coinvolgimento di 89 dipendenti (tra libreria e casa editrice).
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La ricostruzione della crisi
Tutto è partito con un’anticipazione del sito del Fatto Quotidiano, un mese fa, fino ad arrivare all’odierna assemblea straordinaria degli azionisti, che ha deciso circa la richiesta di liquidazione volontaria della società.
Stando al Corriere Milano, sul tavolo circolavano anche ipotesi diverse, come il “possibile ‘spezzatino’ con un fondo estero legato al gruppo Pearson e altri interlocutori interessati alla casa editrice scolastica“. L’assemblea, però, ha deciso diversamente. Davanti al notaio i due rami della famiglia (le cui visioni divergono, com’è emerso in queste settimane) si sono dunque confrontati per decidere il destino di casa editrice e libreria: da una parte – come ha sintetizzato Repubblica Milano – , Giovanni, Matteo e Barbara, i tre fratelli Hoepli, eredi di Ulrico Carlo e operativi in azienda, con le fiduciarie Sef e Finedit che hanno rispettivamente il 49% e il 13% delle quote; dall’altra il cugino Giovanni Nava, senza ruoli alla Hoepli, ma salito, grazie a una recente sentenza, al 33% delle azioni (“una causa ancora aperta potrebbe portarlo alla maggioranza”).
Il botta e risposta tra Giovanni Nava e l’azienda
Nei giorni che hanno preceduto l’assemblea, tra l’altro, proprio l’intervista concessa all’edizione milanese del Corriere della Sera da parte di Giovanni Nava (socio Hoepli con il 33%), dal titolo “Non esco, ho rifiutato dieci milioni di euro offerti dai miei cugini“, ha inevitabilmente fatto parlare. Il Corriere della Sera ha riportato anche la “durissima” replica dell’azienda all’intervista a Nava: Hoepli “respinge integralmente” le sue dichiarazioni definendole “denigratorie e contrarie alla realtà” e ricorda che Nava “non ha mai ricoperto ruoli operativi o incarichi gestionali nella società e non può dunque rilasciare informazioni aziendali”.
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Lo sciopero dei lavoratori
A poche ore dall’assemblea, in una nota, i lavoratori e le lavoratrici della Hoepli Spa hanno scioperato per un’ora (dalle ore 15 alle ore 16) e hanno annunciato un flash mob alle 11 di sabato 14 marzo”. Riuniti in assemblea, i lavoratori hanno ribadito “con forza il loro disappunto sulla situazione di incertezza sul futuro dell’azienda. Nonostante i ripetuti inviti a presentare un piano industriale che definisse i progetti futuri, a tutt’oggi non abbiamo nessuna prospettiva“. Prima che si sapesse della decisione dell’assemblea, si sono espressi anche i sindacati (Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom Uil): “Il perdurare di una situazione di incertezza influisce inoltre su autori, fornitori e clienti. Ribadiamo la nostra contrarietà a scelte unilaterali che non tengono in considerazione il rapporto tra azienda e sindacati, questi ultimi sempre attivi nella ricerca di soluzioni per garantire il futuro dell’azienda affrontando insieme le problematiche che in questi anni si sono presentate”.
La presa di posizione del sindaco Beppe Sala
Alla vigilia dell’assemblea straordinaria, tra gli altri, era intervenuto Beppe Sala, parlando di “un patrimonio storico culturale della nostra Milano”. Il sindaco aveva dichiarato: “Mi auguro che il senso di responsabilità nei confronti innanzitutto dei dipendenti della libreria, ma anche di tutte le lettrici e i lettori affezionati, prevalga sui dissapori in seno alla famiglia e sulla crisi delle librerie indipendenti a cui stiamo assistendo già da qualche anno in tutto il mondo. I luoghi della cultura sono da sempre la vera infrastruttura di una città”.
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E quella dei sindacati…
Su Repubblica Milano, sempre alla vigilia, aveva parlato Luca Stanzione, segretario della Camera del Lavoro: “Non siamo di fronte a una crisi aziendale, ma si sta verificando una lotta intestina della proprietà, alla quale chiediamo di ragionare sulle possibili soluzioni, dandoci il tempo per capire se possono maturare soluzioni diverse, vista l’importanza del marchio e la storia della libreria Hoepli, nella città dell’editoria”.
La petizione online: “Il Comune conceda lo status di ‘bottega storica’…”
A proposito di interventi in difesa della libreria, della casa editrice e dei dipendenti, la petizione online su Change.or dal titolo “Proteggere la storica libreria Hoepli di Milano” viaggia oltre le 12mila firme. Il testo della petizione inizia così: “Hoepli è più di una semplice libreria; è un luogo di cultura e conoscenza. Questa storica libreria di Milano ha visto passare generazioni di lettori appassionati, studenti, architetti, ingegneri e medici. Ha servito come baluardo culturale, un luogo dove si respira l’odore inconfondibile dei libri e si sente l’eco delle idee condivise. Hoepli non è solo un negozio; è un pezzo vitale della storia e dell’anima di Milano. In un’era in cui il digitale e la globalizzazione minacciano i nostri punti di riferimento culturali locali, è imperativo che ci impegniamo a proteggere questo patrimonio. Le grandi città di tutto il mondo proteggono i loro luoghi simbolici e presidi culturali, e Milano dovrebbe fare lo stesso. Chiediamo con urgenza al Comune di Milano di riconoscere il valore storico culturale della libreria Hoepli concedendole lo status di ‘bottega storica’. Questo riconoscimento potrebbe non solo evitare la sua chiusura, ma anche attrarre supporto sia economico che comunitario per garantirne la sostenibilità nel lungo periodo…”.
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La preoccupazione tra lavoratrici e lavoratori
Nelle scorse settimane, il clima di incertezza e preoccupazione tra le lavoratrici e i lavoratori Hoepli è stato raccontato da diverse testate, anche svizzere.
Va ricordato che le difficoltà non sono di queste settimane: lo scorso anno era già stata avviata una riduzione del personale, a seguito della vendita del magazzino di via Mameli e del trasferimento di oltre 90mila volumi a Grassobbio, in provincia di Bergamo. Tra i coinvolti dal taglio, dunque, molti magazzinieri che, “su base volontaria, hanno firmato un accordo di uscita”.
La storia dei “manuali” Hoepli
Tornando alla lunga storia del marchio, la Hoepli è ben presto diventata un punto di riferimento nel settore tecnico-scientifico (è stata tra i primi marchi a importare in Italia il modello inglese e tedesco del “manuale”), e ha accompagnato la crescita personale e professionale degli italiani, pubblicando testi come il bestseller dell’epoca Manuale dell’ingegnere di Giuseppe Colombo (1877). Nel corso dei decenni, la casa editrice ha confermato questa vocazione e, dopo aver consolidato un’area dedicata a economia, finanza e marketing, si è dedicata, tra le altre cose, alla saggistica scientifica. Quanto alla libreria, che si sviluppa su più piani, dal 1958 trova spazio nella sede progettata dagli architetti Figini e Pollini. Parliamo quindi di una storica famiglia dell’editoria italiana, che ha sempre difeso il libro in tutte le sue forme (Giovanni Hoepli, tra l’altro, è vicepresidente dell’Associazione Internazionale degli Editori, mentre il padre Ulrico è stato presidente della Federazione europea).
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