Il caso – Continuano a far discutere le dichiarazioni sul sionismo e sul genocidio a Gaza da parte di Erri De Luca, che non sarà più il protagonista dell’incontro inaugurale di “Salerno Letteratura”. Dal festival non vogliono parlare di “censura”. Allo scrittore è stato proposto un altro spazio nel corso della rassegna, ma l’autore napoletano non ha accettato la contro-proposta: “Non faccio nessuna polemica con manifestazioni che hanno problemi a ricevermi”. A seguire, Paolo Di Paolo torna a chiarire il punto di vista della manifestazione – I particolari
Nei giorni scorsi abbiamo dato conto della polemica legata alle dichiarazioni sul sionismo e sul genocidio a Gaza (con successiva precisazione) di Erri De Luca. “Non è mia intenzione offendere la sensibilità di chi sostiene la causa palestinese che naturalmente condivido. È accaduto e me ne dispiace”, aveva chiarito lo scrittore, per cui “oggi sionismo coincide con il governo della peggiore destra israeliana” (“Ho voluto recuperare il senso originale del termine. Sionista è chi riconosce lo Stato di Israele. Chi crede che la soluzione del conflitto consista in due Stati, uno palestinese e uno israeliano, è per me sionista. Chi sostiene l’eliminazione d’Israele dalla carta geografica è antisionista”, aveva sottolineato l’autore napoletano, dopo i numerosissimi commenti online a seguito dell’intervista rilasciata a Israel Hayom).
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Erri De Luca non sarà più il protagonista dell’incontro inaugurale della rassegna
Ora è la volta di una nuova fase della stessa polemica. Sì perché, come emerge da un’intervista rilasciata al quotidiano Il Mattino da Gennaro Carillo, uno dei due direttori artistici del festival Salerno Letteratura, Erri De Luca non sarà più il protagonista dell’incontro inaugurale della rassegna. Il suo nome è infatti scomparso dal programma.
Carillo ha chiarito che la scelta è legata proprio alle discusse dichiarazioni dello scrittore su Gaza. Al tempo stesso il co-direttore artistico non vuole che si parli di “censura“: “Abbiamo preferito riconsiderare la nostra decisione originaria anche per evitare strumentalizzazioni. La prolusione che detta un po’ la linea al festival implica una certa identità di vedute, con chi te la commissiona, quantomeno rispetto alla più tragica delle evidenze: i morti civili di Gaza”.
A De Luca è stato proposto un altro spazio nel corso di Salerno Letteratura, ma l’autore non ha accettato la contro-proposta.
La replica dello scrittore: “Non faccio nessuna polemica con manifestazioni che hanno problemi a ricevermi”
Il Corriere della Sera ha interpellato lo scrittore, che si è limitato a replicare: “Non partecipo a Salerno Letteratura per motivi personali, ho detto agli organizzatori che non sarei andato a Salerno per problemi miei, tutto qui“. E ancora: “Per ora sto zitto e non faccio nessuna polemica con manifestazioni che hanno problemi a ricevermi”. Sul momento che sta passando, l’autore campano aggiunge: “A livello personale non mi colpisce nulla, sono invulnerabile. Oggi mi ritrovo in una situazione del tutto nuova, ma che comunque non mi spinge ad aggiungere altro o a polemizzare. Non partecipo al Festival di Salerno per motivi personali e basta”.
Paolo Di Paolo esprime il punto di vista del Festival
Con un lungo post su Facebook, Paolo Di Paolo punta a chiarire la posizione dell’organizzazione del festival (“sapendo che non servirà, perché siamo nel tempo delle fauci spalancate e con questo bisogna fare i conti, ora per ora”): “(…) Ci siamo confrontati nel gruppo di persone che lavorano al festival, con senso di responsabilità, con dubbi e incertezze, e abbiamo pensato che lasciare l’intervento di De Luca in quella posizione di apertura avrebbe creato imbarazzo a molti, che – laddove la questione Gaza non fosse stata sfiorata, come da premesse – questo avrebbe reso surreale l’incontro; e che più in generale non era facile fare finta di nulla. Nemmeno volevamo nascondere di essere in disaccordo con la negazione di un genocidio. È sbagliato? Si può discutere. Una direzione artistica fa delle scelte, deve fare delle scelte. Scegliere implica una responsabilità; scegliere può voler dire anche sbagliare. Abbiamo sbagliato? Me lo domando di nuovo. Possibile”. Lo scrittore aggiunge: “Abbiamo chiesto allo scrittore di rinunciare al quadro della prolusione e di intervenire in altra collocazione, tra i duecento incontri che rappresentano e hanno sempre rappresentato ogni posizione e visione del mondo. Forse anche supponendo – ingenuamente? erroneamente? Può darsi – di ‘proteggere’ l’incontro con De Luca da un orizzonte d’attesa che ne avrebbe spostato brutalmente l’asse tematico. Lo scrittore ha legittimamente declinato, indicando – altrettanto legittimamente – motivi personali. I titoli dei giornali parlano di esclusione, di censura. Conosco il mondo dell’informazione abbastanza da non essere stupito. Anzi, capisco. Capisco reazioni e controreazioni”. Di Paolo conclude: “Mi dispiace l’assenza di De Luca e mi dispiace che qualcuno non verrà per questo motivo. Mi sarebbe dispiaciuto altrettanto raccogliere defezioni a seguito della conferma della prolusione di De Luca. Le cose sono andate così, e bisogna accettare anche la sproporzione di tutto ciò rispetto a questioni ben più importanti. Aggiungo solo che veder linciare pubblicamente De Luca o invitare al rogo dei suoi libri mi ha depresso e deluso. E tanto più mi deprime che la presunta – presunta – esclusione sia assimilata a questo, anche da persone amiche. Non sono d’accordo nemmeno con l’esclusione degli artisti russi (di regime o no che siano) dalla Biennale, figuriamoci se posso sostenere le ragioni di qualunque censura. Ma credo che qualche volta facciamo tutti meno fatica a fingere di non capire. Detto ciò, ribadisco, accetto che ci si contesti l’errore di valutazione, o l’errore in assoluto“.
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Fotografia header: Erri De Luca (foto di Neilson Barnard/Getty Images 03/06/26)