Quella della Georgia è una storia complessa e secolare, e oggi il Paese, e la sua capitale, Tbilisi, attraggono turisti da tutto il mondo. Negli ultimi anni, tra l’altro, sono stati pubblicati in Italia diversi interessanti romanzi di scrittrici e scrittori georgiani, firmati da autrici e autori come Nino Haratischwili, Nana Ekvtimishvili e…

Quella della Georgia è una storia complessa e secolare, quasi impossibile da sintetizzare in poche righe (tra l’altro, non sarebbe questa la sede). Una storia di tradizioni e cambiamenti, ascese e cadute, guerre e cultura.

Una storia che ha incontrato Greci e Romani, senza dimenticare l’impatto dell’arrivo del cristianesimo; a lungo fiorente è stato il Regno di Georgia, che riuscì a conservare l’indipendenza dai Bizantini; poi una fase declino, con il passaggio prima sotto il dominio persiano, e a seguire sotto quello ottomano; fino al 1801, quando arrivò l’annessione da parte dell’Impero russo; nel 1991, a seguito della caduta dell’Unione Sovietica, la Georgia tornò a essere uno stato indipendente, ma negli anni successivi non sono mancati i momenti di tensione (con tanto di guerra civile) con l’ingombrante vicino (si pensi all’Abcasia e all’Ossezia del Sud).

Tra l’altro, nei mesi scorsi si è molto parlato della cosiddetta “legge russa” e degli scontri (e degli arresti) a Tbilisi a seguito delle manifestazioni contro l’approvazione della legge che, come ha sintetizzato ispionline.it, “alimenta le tensioni nel paese, in bilico tra Europa e Mosca“.

Al tempo stesso, la Georgia è un Paese che oggi attrae turisti da tutto il mondo, per la sua natura, i suoi monasteri, le sue Chiese, la sua arte, il suo cibo, i suoi vini e l’energia (dalla musica al food) della sua capitale.

Ma come approcciarsi a questo Paese complesso e in crescita, alla sua storia e al suo presente, in cui non mancano le contraddizioni? Ancora una volta, ci viene in soccorso la letteratura, e va detto che negli ultimi anni sono stati pubblicati nel nostro Paese diversi interessanti romanzi di scrittrici e scrittori georgiani.

Quello che segue è un percorso di lettura che non ha la pretesa di essere esaustivo. Quella che proponiamo è una breve selezione di alcuni dei libri più rilevanti tradotti di recente nella nostra lingua. Buone letture, e buon viaggio…

L’ottava vita (per Brilka)

L’ottava vita (per Brilka)

“Una pietra miliare della letteratura” (The Guardian); “commovente, straziante, sublime” (The New York Times). I giudizi, più che lusinghieri, sono per Nino Haratischwili, scrittrice premiata, drammaturga e regista teatrale classe ’83. Nata a Tbilisi, oggi vive ad Amburgo, ed è l’autrice di L’ottava vita (per Brilka), edito da Marsilio nel 2020 (nella traduzione di traduzione di Giovanna Agabio). La stessa casa editrice, che in autunno pubblicherà La gatta e il generale, lo scorso anno ha proposto tra l’altro anche La luce che manca.

L’ottava vita (per Brilka) – un’opera imponente, di ben 1200 pagine – vede al centro la famiglia Jashi, che deve la sua fortuna (e la sua sfortuna) a una preziosa ricetta per una cioccolata calda molto speciale, destinata a essere tramandata di generazione in generazione con una certa solennità. Gli ingredienti vanno maneggiati con cura, perché quella bevanda deliziosa può regalare l’estasi, ma porta con sé anche un retrogusto amaro… Al tempo degli ultimi zar, Stasia apprende i segreti della preparazione dal padre e li custodisce nel lungo viaggio che, da una cittadina non lontana da Tbilisi, in Georgia, la porta a San Pietroburgo sulle tracce del marito, il tenente bianco-rosso arruolatosi pochi giorni dopo le nozze. È convinta che quella ricetta, come un amuleto, possa curare le ferite, evitare le tragedie e garantire alla sua famiglia la felicità. Ma allo scoppio della Rivoluzione d’ottobre, quando il destino della stirpe degli Jashi cambierà per sempre, capirà che si sbagliava. Tra passioni e violenze, incontri, fughe e ritorni, sei generazioni e sette donne – da Stasia, nata nel 1900, a Brilka, che vedrà la luce nel 1993 – attraversano l’Europa, da est a ovest, fino all’inizio del nuovo millennio, inseguendo i propri sogni e arrendendosi solo alla Storia. Nella saga di Haratischwili Alla ricerca del proprio posto nel mondo, le discendenti del famoso fabbricante di cioccolato percorrono il “secolo rosso”, dando vita a una saga familiare avventurosa e tragica, romantica e crudele, in cui per il lettore sarà dolcissimo perdersi, e ritrovarsi.

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Vicino a una grande foresta

Vicino a una grande foresta

E veniamo a Vicino a una grande foresta (Bompiani, traduzione di Patrizia Managò) di Leo Vardiashvili, romanzo “potente, drammatico, grottesco”: la trama fa incontrare Saba, che era un bambino quando con il fratello Sandro e il padre Irakli lasciarono la Georgia, devastata dalla guerra civile, per cominciare una nuova vita a Londra. Eka, la madre, non è mai riuscita a raggiungerli. Vent’anni dopo Irakli torna a Tbilisi e scompare. Sandro va a cercarlo e scompare. Saba arriva nella città della sua infanzia, invasa dagli animali fuggiti dallo zoo, per ritrovare il padre che ha seminato indizi e messaggi elusivi: “Devo andarmene prima che quella gente mi prenda. Forse in montagna sarò al sicuro. Ho lasciato una traccia che non posso cancellare. Non seguitela”.

A guidarlo nella sua ricerca è un tassista, Nodar, confuso, alcolico Virgilio a sua volta ossessionato da una persona scomparsa: Natia, la sua bambina. Braccato dalla polizia, inseguito dai suoi fantasmi che si riaccendono uno a uno, Saba scoprirà che tutte le strade portano indietro, al cuore di un conflitto ancora in corso, verso i segreti custoditi dalle foreste della Georgia. Luogo concreto e simbolico, teatro di una guerra senza fine combattuta da un popolo che come tutti i popoli vuole sopravvivere, anzi, vivere, e insieme tenere con sé la memoria di persone e cose che non ci sono più.

Anche l’autore di questo esordio si è trasferito a Londra con la famiglia all’età di dodici anni, rifugiato dalla Georgia.

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La discarica

Iva Pezuashvili la discarica

Nato nel 1990, Iva Pezuashvili è uno scrittore, sceneggiatore e autore televisivo georgiano. Nel 2014 ha esordito in narrativa con una raccolta di racconti, a cui ha fatto seguito nel 2018 il primo romanzo, selezionato per tutti i principali premi letterari georgiani. Con La discarica – da poco pubblicato in Italia per Voland nella traduzione di Ruska Jorjoliani, si è aggiudicato nel 2022 il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura.

La trama porta al 9 aprile 2017, giornata di commemorazione nazionale a Tbilisi. Gheno, eroe nazionale decorato dal presidente, trascorre con indolenza le giornate davanti alla tv a fare scommesse sportive. Mila, la moglie, lavora in un centro estetico e cerca di progettare un futuro senza di lui. E poi ci sono i due figli della coppia: Zema, arruolata nelle forze dell’ordine, che si è fatta le ossa in una società misogina e xenofoba, e Lazare, un adolescente appassionato di hip-hop che guadagna qualche spicciolo facendo consegne a domicilio… La discarica è un romanzo che si svolge nell’arco di ventiquattr’ore, dove i conflitti familiari si scontrano con i fantasmi del passato, sullo sfondo di una società in trasformazione.

Il campo delle pere

Il campo delle pere

Restiamo in casa Voland per segnalare Il campo delle pere di Nana Ekvtimishvili (tradotto da Ruska Jorjoliani). C’è un orfanotrofio alla periferia di Tbilisi, nella Georgia postsovietica. Lo chiamano la “scuola dei ritardati”: nato per ragazzi con disabilità intellettiva, è ormai frequentato da orfani e figli di migranti, che vengono cresciuti tra abusi e negligenza. Tra loro c’è Lela, una giovane temprata dalla rabbia che, mentre progetta l’omicidio dell’insegnante di storia, sogna un futuro migliore lontano da lì, oltre il campo delle pere. Quando, ormai maggiorenne, può finalmente fuggire dall’incubo, Lela decide di restare, determinata ad aiutare chi è costretto a rimanere. Come il piccolo Irakli, convinto che la madre emigrata in Grecia tornerà per lui…

Scrittrice e regista classe ’78, l’autrice ha esordito proprio con Il campo delle pere, entrato nella longlist del Booker Prize 2021. Come regista, il suo lungometraggio In Bloom ha vinto premi ai festival di Berlino, Hong Kong, Tokyo, Parigi, Los Angeles e Sarajevo, ed è stato selezionato per gli Oscar 2014 come miglior film in lingua straniera.

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