Negli anni ’70 una famiglia consuma la propria esistenza nella periferia di Milano all’ombra di sogni e disgrazie preannunciate da uno spettro antico, protagonista di incubi e lontani racconti familiari. Queste le premesse di “Tanto domani muori”, romanzo di formazione (di cui proponiamo un estratto) firmato da Antiniska Pozzi
“Casa auto lavoro / tanto domani muori”, recita un graffito su un muro poco lontano dalla ferrovia nella periferia nord di Milano, vicino alla casa di Anna, bambina di sei anni protagonista di Tanto domani muori, romanzo in uscita con Harper Collins Italia e firmato da Antiniska Pozzi, autrice milanese classe ’78, traduttrice d’incunaboli e giornalista.
La trama ruota attorno alla famiglia di Anna, i cui genitori, pian piano, si stanno consumando nel loro appartamento al terzo piano dell’edificio in klinker marrone. Nino, il suo papà, sognava di fare il calciatore e ora cerca la felicità nelle cose semplici, mentre la sua mamma, Adriana, nata in Toscana, vicino al mare, non lavora ed è segnata da una malinconia che non trova nome né sollievo.
Scopri il nostro canale Telegram
Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati
La donna vive attanagliata da una paura costante: quella della disgrazia. Una disgrazia annunciata durante l’infanzia dalla Canuta, una sorta di spettro che popola incubi e racconti familiari.
E così la scrittrice, anche docente di italiano, accompagna lettrici e lettori nella crescita della bambina introversa e accondiscendente, che si trasforma in un’adolescente piena di domande, in cerca della sua voce, con la speranza che non sia solo eco del mondo da cui proviene. Ma la tragedia che sua madre da sempre attendeva comincia a diventare realtà e le crepe del mondo si spalancano anche nella vita della ragazza.

Tra le altre opere di Antiniska Pozzi (nella foto di Desiderio Puleo), Dove vanno le iguane quando piove (Cabila) e Per essere Chiari (Milieu), e le sillogi Amavo (una volta) un comunista (Premio Beppe Salvia 2018) e Un nome di strega (Premio Prato 2022). Suoi racconti sono apparsi su diverse riviste, come Cadillac Magazine, Monolith Volume, Bomarscè, Pastrengo, Risme, Grande Kalma, Film Tv. È anche traduttrice di diversi testi poetici tra cui Un’abitudine a scrivere di Helen Jacobs, Un paradiso portatile di Roger Robinson (entrambi editi da Biblion), La camera degli animali di Matthew Arnold (Il Saggiatore), Bugie di Doireann Ní Ghriofa (Biblion).
Pozzi – che ha già firmato testi per il teatro come il monologo teatrale sulle morti bianche L’insalata di pomodori (premio “Per voce sola” 2008) – in quest’opera ricostruisce un mondo familiare e il passaggio di un’epoca, quella dell’Italia degli anni ’70, attraverso una riflessione sull’appartenenza, il lutto e il riscatto, simbolo di un’intera generazione sospesa tra sacrificio e desiderio di futuro.
Può interessarti anche

Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto:
Nino cresce circondato da fratelli e sorelle, morti e vivi, fuggiti e sconosciuti, senza conoscere del tutto l’origine di certe cose e senza neanche volerla chiedere, perché quello che gli serve per stare nel mondo – e starci bene – è lì, intorno a lui. Una madre, un padre, un pallone, una coperta a esagoni, il pane imburrato e zuccherato per merenda. E persone con cui condividere tutto quello che ha o che non ha. In sostanza, una predisposizione cieca alla felicità: Nino sembra impermeabile agli assilli della filosofia, e quando, divenuto operaio, avrebbe lottato insieme ad altri per condizioni di vita più giuste, lo avrebbe fatto senza rancore. Non c’è rabbia nel cuore di Nino, è uno di quegli stupidi che si rallegrano di essere al mondo, quelli che spingono la felicità avanti e nonostante, come se nessuna rivoluzione potesse prescinderne. Come se la felicità fosse una condizione indispensabile per cambiare il mondo, e non il fine ultimo di chi lo abita.
Scopri la nostra pagina Linkedin
Notizie, approfondimenti, retroscena e anteprime sul mondo dell’editoria e della lettura: ogni giorno con ilLibraio.it
Nel 1960 Nino è un ragazzo piuttosto alto, il cui corpo non reca traccia di malattie o debolezze infantili. È il più bello dei figli dell’Elisa e del Camillo, è di quelli che le ragazze si girano a guardare. Gambe tornite e muscolose, proporzionate al resto, gambe da calciatore, incarnato bruno nonostante i geni del Nord; quando non lavora o non gioca a calcio va sempre in giro in jeans e camicia, con le maniche arrotolate a tre quarti e il colletto sbottonato, polacchini sportivi ai piedi e sempre quel sorriso ruffiano. Un lavoro vale l’altro, basta avere due soldi in tasca per le sigarette e il tempo per giocare a pallone, così ne colleziona diversi: quando conosce Adriana, fa l’aiuto da un artigiano pellettiere nel quartiere Comasina, e dopo aver maneggiato cuoio e fibbie per ore, corre al campo, indossa calzoncini e tacchetti, e così passano le giornate. Adriana è il suo incontro casuale, la variabile pronta a spostargli l’esistenza un passo più in là, la quota esterna di consapevolezza, la nota agra. Adriana appare il contrario vivente di Nino: non è bella, non è cresciuta in una famiglia in cui amarsi è stato più importante delle sventure occorse, non ha dimestichezza con l’idea della felicità. Nino sogna di riprodurre la famiglia in cui è cresciuto, Adriana vuole scapparne a gambe levate e dimenticarla per sempre. Nino non conosce rabbia, Adriana la cova sottopelle. Per Nino casa è una coperta arancione e merende nel piatto, per Adriana territorio presidiato da fantasmi e madre di funeste profezie. Nino sogna un mondo migliore per tutti, Adriana lo sogna per se stessa. Ma si piacciono, e non per quell’idea che circola nei discorsi comuni sugli opposti che si attraggono, ma per i motivi insondabili per cui si piacciono le persone, motivi che a volte sono semplici come una reazione chimica e altre indecifrabili come certe lingue antiche, esistite e poi scomparse, di cui tuttavia ci è giunta conoscenza dopo secoli.
Quella ragazza troppo magra non piace all’Elisa, che ne intuisce l’inquietudine e il potenziale distruttivo e ne vorrebbe scansare la precarietà psichica, per preservare quel suo figlio sopravvissuto e ben riuscito, così integro nel modo che ha di stare al mondo. Ma Nino è saldo nel suo sentimento, e il vincolo tra i due è inscindibile: l’Elisa non lo sa, ma l’amato figlio è già avviluppato nelle lunghe ciocche della Canuta, che di notte lo riposano come una coperta, ingannevoli a chi non sa vederle. Adriana sembra aver dimenticato, c’è un tempo in cui ci si dimentica, in cui la superficie delle cose luccica, e questa è l’adolescenza, dove nessun sentire conosce opacità. Nino e Adriana si frequentano, si fanno promesse, si fidanzano, e mentre sembra che tutto sia perfetto, tutto ha già iniziato impercettibilmente a scivolare.
© 2026 Antiniska Pozzi
© 2026 HarperCollins Italia S.p.A
(continua in libreria…)
Scopri le nostre Newsletter
Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it