Molto si sta parlando della circolare del Ministero dell’Istruzione e del merito, che dispone anche per gli studenti delle superiori il divieto di utilizzo del cellulare durante lo svolgimento dell’attività didattica e, più in generale, in orario scolastico. Su ilLibraio.it la riflessione di Valentina Petri, docente e autrice, che nutre non pochi dubbi sull’applicabilità della decisione: “Il roboante divieto, per carità doveroso e ragionevole, così tanto da essere presente da sempre nei regolamenti di istituto, sono certa che terrà banco il giorno del collegio docenti del primo settembre. Già mi immagino il tempo proficuamente impegnato ad analizzare e prevedere tutte le possibili infrazioni…”

Che bello che dev’essere vivere nel mondo di chi abita la Stanza dei Bottoni e avere il potere di fare succedere le cose solo nominandole. Deve essere così riposante. A un ministro basta dire “stop a questa cosa qui” e poi può tranquillamente andare avanti per la sua strada dicendo “Ah, ma io il problema l’ho eliminato”. Una formula magica. “Stop ai cellulari” e di colpo in tutte le scuole d’Italia i giovani stanno senza cellulare. Non vedo l’ora di assistere all’incantesimo. Peccato che poi, all’atto pratico, sia necessario prevedere tutta una serie di cose che non interessano mica a chi ha detto “stop”.

C’è l’autonomia e ogni scuola ci penserà. Anzi, ogni scuola ci pensa già da anni, senza aspettare la legge. Il difficile non è mai vietare, non è mettere i portaoggetti o la scatola o il cassetto chiuso a chiave. Il difficile è eludere quelli che consegnano un cellulare e si tengono l’altro. O gli altri.

Del resto nella tuta gold ce ne stanno cinque. Il difficile è perdere tempo alla prima e all’ultima ora, consegna, firma, riconsegna, questo non è il mio, ah sì, scusi ho cambiato cover e non mi ricordavo. Il difficile è capire a chi spetta questo ingrato compito di Mastro di Chiavi e Guardia di Porta che si accolla la responsabilità di custodire oggetti che valgono a volte più dello stipendio di agosto (non ci voglia molto).

Ma, soprattutto, il difficile è capire cosa mai succederà di terribile a chi disattende queste prescrizioni che sono in vigore da anni e che farebbero versare fiumi di inchiostro in note scolastiche, se ancora si scrivessero a penna e non sul registro elettronico. Anche qui vale l’autonomia? A ogni messaggio sbirciato durante il cambio d’ora un voto in meno di condotta? Ogni tre note per possesso illegittimo scatta una sospensione? Ci sarà un arbitro come quello di Como-Lazio che all’interfono, con stentorea voce da Istituto Luce, annuncia la punizione di volta in volta?

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Il roboante divieto, per carità doveroso e ragionevole, così tanto da essere presente da sempre nei regolamenti di istituto, sono certa che terrà banco il giorno del collegio docenti del primo settembre. Già mi immagino il tempo proficuamente impegnato ad analizzare e prevedere tutte le possibili infrazioni: possesso illegittimo senza utilizzo, possesso e utilizzo durante la lezione, tentativo di utilizzo durante l’ora di supplenza, invio di messaggio amoroso fraudolento, squillo disturbatore per comunicare alla mamma il formato di pasta prediletto, consultazione truffaldina del fido Chat GPT, compagno di mille compiti a casa. Tempo che, volendo, ma è difficile anche questo, si potrebbe invece impiegare per pianificare come insegnare il senso critico, come far nascere l’amore la lettura, come suscitare la passione per una disciplina, tempo che si potrebbe usare per approfondire temi importanti come il rispetto o il consenso. Ma queste sono tutte cose più complesse da mettere in atto, mentre sbandierare un divieto, senza poi sostenere nel quotidiano chi lo deve mettere in atto, è molto più facile.

Comunque da quest’anno “stop ai cellulari”. Provo a dirlo mentre batto i tacchi tre volte come nel mago di Oz. Magari funziona.

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L’AUTRICE  – Valentina Petri (qui i suoi articoli per ilLibraio.it) vive a Vercelli, dove insegna lettere all’istituto professionale Francis Lombardi. Dal 2017 condivide le sue storie di scuola sulla pagina Facebook Portami il diario. Pagina che ha dato anche il nome al suo primo romanzo, edito da Rizzoli. Un libro in cui racconta la scuola dal punto di vista (autoironico) di una prof di lettere in un istituto professionale.

Nel 2022 Petri è tornata in libreria con Vai al posto (Rizzoli), una storia di “ordinaria follia”, che racconta come, tra tutti gli insegnamenti che ci dà la scuola, lo stare insieme è senza dubbio il più bello. Un libro che nasce dalla volontà dell’autrice di restituire un anno di scuola normale, in cui si sta insieme a volto scoperto, attraverso il potere delle parole.

Il suo terzo libro, Non ti sento, in uscita a metà aprile 2024, sempre da Rizzoli, parla delle “vite scapestrate di prof e studenti”.

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