Alla (ri)scoperta di alcune delle frasi più memorabili de “Il Signore degli anelli”, capolavoro dello scrittore, filologo e linguista britannico J. R. R. Tolkien (1892-1973). Per addentrarci nella sua scrittura (immediata ma di ampio respiro) che, affrontando tanti temi di portata universale, ci trasporta in una Terra di Mezzo non così diversa dalla realtà che conosciamo…

Opera fondativa del genere fantasy, letta da intere generazioni e ripresa tanto sul grande schermo (con la pluripremiata trilogia di Peter Jackson, tra il 2001 e il 2003) quanto sul piccolo schermo (con la serie tv Gli Anelli del Potere, firmata Amazon), Il Signore degli anelli è considerata la prova narrativa più riuscita di J. R. R. Tolkien (1892-1973).

Lo scrittore, filologo e linguista britannico, passato alla storia anche per testi come Lo Hobbit, Il Silmarillion, Beren e Lúthien e Le avventure di Tom Bombadil (tutti editi da Bompiani), ha infatti dato vita nei suoi libri a “un’allegoria della condizione umana”, rendendo “il suo immaginario un mondo vivido e a sé stante” e creando diverse lingue artificiali, due delle quali potrebbero perfino essere parlate, “avendo una grammatica completa e, addirittura, una letteratura dedicata”, come abbiamo raccontato più nel dettaglio in questo articolo.

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Per chi ha amato il suo capolavoro, dato alle stampe tra il 1954 e il 1955 e rimasto fino a oggi un longseller internazionale, o per chi vuole avvicinarsi alla sua produzione, iniziando a familiarizzare con alcuni dei temi e degli spunti di riflessione più interessanti dei suoi libri, ecco allora una selezione delle più belle frasi tratte da Il Signore degli anelli.

Citazioni che evidenziano l’ampio respiro della sua scrittura, la portata universale delle sue storie e l’immediatezza del suo stile, pensato per coinvolgere lettori e lettrici di ogni età e provenienza, e per trasportarci in una Terra di Mezzo che, per quanto apparentemente lontana da noi, si rivela straordinariamente simile alla realtà che conosciamo…

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Cominciamo da una frase contenuta nel primo volume della trilogia tolkieniana, Il Signore degli anelli. La compagnia dell’anello (Bompiani, traduzione di Ottavio Fatica), e pronunciata dall’Elfo Celeborn, marito di Galadriel, che ci ricorda l’importanza dell’epos, della narrazione orale attraverso i secoli, per capire il mondo da cui proveniamo e soprattutto per conoscere più da vicino quello in cui ancora oggi ci ritroviamo a vivere:

Non disprezzare i racconti tramandati per lunghi anni; potrebbe darsi che le nonne rammentino alcune cose che in passato i saggi era bene conoscessero.

Del resto, se ci pensiamo, il rapporto tra il passato e il presente è fondamentale nelle opere del grande autore inglese: guardare a chi ci ha preceduto, infatti, significa scegliere i modelli in base a cui forgiare la nostra identità, per affrontare le sfide di ogni giorno consapevoli di ciò che la vita ci richiede davvero. Proprio come osserva Samvise Gamgee nel volume Il Signore degli anelli. Le due torri (Bompiani, traduzione di Ottavio Fatica):

Credevo che i meravigliosi protagonisti delle leggende partissero in cerca di esse, perché le desideravano, essendo cose entusiasmanti che interrompevano la monotonia della vita, uno svago, un divertimento. Ma non accadeva così nei racconti veramente importanti, in quelli che rimangono nella mente. Improvvisamente la gente si trovava coinvolta, e quello, come dite voi, era il loro sentiero. Penso che anche essi come noi ebbero molte occasioni di tornare indietro, ma non lo fecero. E se lo avessero fatto noi non lo sapremmo, perché sarebbero stati obliati. Noi sappiamo di coloro che proseguirono, e non tutti verso una felice fine, badate bene; o comunque non verso quella che i protagonisti di una storia chiamano una felice fine.

Una frase tratta dal libro Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien

Di fronte alle avversità, però, qualunque creatura (dagli hobbit agli Ent, dai nani agli Olifanti) è legittimata ad avere paura: come fronteggiare tutti i pericoli che ci aspettano là fuori? Come proteggere ogni cosa dalla distruzione? A risollevare gli animi, in una celebre frase tratta da Il Signore degli anelli. Il ritorno del re (Bompiani, traduzione di Ottavio Fatica), è il saggio stregone Gandalf, che al riguardo rammenta:

Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare.

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A questa considerazione si lega un’altra famosa citazione tratta dal terzo volume della saga, che ci aiuta a ridimensionare la portata delle tenebre e a guardare a loro non come a un solido muro invalicabile, ma come a una cortina di fumo dietro a cui continua a esistere un mondo radioso. Come realizza Sam, quindi, l’oscurità è una presenza eterea, che – seppure con fatica – a poco a poco è possibile far disperdere e diradare:

Come un limpido e freddo baleno passò nella sua mente il pensiero che l’Ombra non era in fin dei conti che una piccola cosa passeggera: al di là di essa vi erano eterna luce e splendida bellezza.

Una citazione tratta dal libro Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien

Come trovare, però, il coraggio di andare fino in fondo e di non lasciarci indebolire dai nemici (letterali o metaforici, esterni o interiori) che potremmo incontrare sul nostro cammino? Secondo l’Elfo Haldir, scrive J. R. R. Tolkien in una delle frasi sull’amore de Il Signore degli anelli poi diventate memorabili, tutto sta nel tenere a mente per che cosa stiamo lottando, per che cosa vale la pena vivere, e quale forza propulsiva ci tiene in piedi e ci rianima giorno dopo giorno:

Il mondo è davvero pieno di pericoli, e vi sono molti posti oscuri; ma si trovano ancora delle cose belle, e nonostante che l’amore sia ovunque mescolato al dolore, esso cresce forse più forte.

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Fotografia header: GettyImages, 15-07-2025

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