È lampante l’attualità del classico di Dostoevskij, il cui protagonista è un giovane scrittore solitario e senza amici che vaga per le vie di una San Pietroburgo notturna, anelando a un incontro capace di suscitargli delle emozioni reali e non solo immaginate. Infatti l’alienazione e l’evitamento sono due comportamenti molto più frequenti nella nostra contemporaneità che all’epoca dell'autore russo. Familiare è l’incapacità di aprirsi genuinamente alle persone che ci circondano (tra le quali mettiamo sempre più schermi e issiamo muri sempre più alti)... - La riflessione di Ilenia Zodiaco 

Ilenia Zodiaco racconta Le notti bianche di Dostoevskij

“Era una notte incantevole, una di quelle notti come ci possono forse capitare solo quando siamo giovani, caro lettore”.

Lo scrittore è un fantasma che si aggira nelle vite degli altri, un osservatore che tesse in segreto la sua rete, prende dalla realtà e trasforma, fa e disfa trame, ruba le sembianze e gli eventi dalla vita e li inserisce in un sogno di sua fattura. Perso nelle sue fantasticherie, spesso si dimentica del mondo reale. 

Questa è la sorte del protagonista de Le notti bianche, scrittore ideale ma non di professione, un giovane senza amici, “né buoni conoscenti, né qualcuno con cui dividere la propria gioia nei momenti di gioia”. La solitudine è il motore della sua immaginazione che lo porta a vagare per le vie di una San Pietroburgo notturna, anelando a un incontro capace di suscitargli delle emozioni reali e non solo immaginate. Il suo desiderio è sincero per quanto la sua indole l’abbia sempre portato a preferire i suoi sogni alla compagnia dell’Altro. Non si tratta infatti di un essere ripugnante ma di un giovane uomo, che conosce tutti ma che nessuno conosce, bloccato tra l’attesa della vita e la paura stessa di vivere. 

Le notti bianche Fëdor Dostoevskij

“Perché già in quei momenti comincio a pensare che non sarò mai più capace di vivere una vita reale, perché mi è già sembrato di aver perduto ogni sensibilità, ogni fiuto per ciò che è vero e reale; perché, infine, ho maledetto me stesso; perché, dopo le mie fantastiche notti, mi colgono dei momenti di ritorno alla realtà che sono terribili!”.

Proprio leggendo questi passaggi, è lampante l’attualità del classico di Dostoevskij. L’alienazione e l’evitamento sono due comportamenti molto più frequenti nella nostra contemporaneità che all’epoca dello scrittore russo. Familiare è l’incapacità di aprirsi genuinamente alle persone che ci circondano (tra le quali mettiamo sempre più schermi e issiamo muri sempre più alti). 

L’immaturità sentimentale del protagonista del capolavoro russo, però, verrà finalmente messa alla prova da un incontro, quello con Nasten’ka, una ragazza con una storia da raccontargli…

S’innamora di lei e di fronte a questo sentimento autentico anche il più vivido dei sogni ingrigisce, la timida fantasia si mostra per quello che è: “schiava di un’ombra, di un’idea”. E invano il sognatore fruga nei suoi vecchi sogni, cercandone uno che possa scaldarlo come l’emozione che ha provato nell’incontro con l’Altro. Perché anche la più elaborata delle fantasticherie non può competere con la vita, i sogni servono per ispirarci e per essere realizzati, non per evitare il reale, quella sarebbe un’esistenza misera, senza coraggio e senza colore. 

In questo modo, il posto dei sogni verrà rapidamente sostituito dai rimpianti: “Come veloci volano gli anni! E ancora ti chiedi: che ne hai fatto di quei tuoi anni? Dove hai seppellito il tuo tempo migliore? Sei vissuto oppure no? Guarda, dici a te stesso, guarda come il mondo diventa freddo! Passeranno ancora degli anni e dopo di essi verrà la cupa solitudine, verrà, appoggiata alle stampelle, la tremante vecchiaia, e poi angoscia e desolazione… Impallidirà il tuo fantastico mondo, appassiranno e moriranno i sogni tuoi e cadranno come le foglie gialle dagli alberi… Oh, Nasten’ka! Sarà triste restar solo, completamente solo, e non avere neppur nulla da rimpiangere, nulla, proprio nulla… perché tutto quanto perderò, non è stato che nulla, uno stupido, tondo zero, nient’altro che sogno!“.

Tra la nostalgia per quello che non abbiamo mai vissuto e la malinconia per le occasioni sprecate, trascorriamo quattro notti lunghissime con la voce narrante. Solo quattro notti possono cambiare una vita separata come quella del sognatore? La risposta rimarrà un’incognita ma a essere cambiata – anche solo un tantino – è la vita di ogni lettore dopo l’incontro con questo libro.

L’AUTRICE – Qui tutti gli articoli e le recensioni di Ilenia Zodiaco per ilLibraio.it

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