"Forse gran parte dei mali della scuola italiana nascono dalla sfasatura tra riforme, o cosiddette riforme, e concorsi...". Su ilLibraio.it il punto di vista di Alessandro Banda, in libreria con "Il lamento dell'insegnante" (mentre ancora fa discutere la "buona scuola" del governo Renzi)

A proposito di scuola italiana, vorrei suggerire un semplice confronto tra due serie numeriche. La prima riguarda il numero delle riforme, o cosiddette riforme, che ci sono state dal 1997 ad oggi, e sono ben cinque: riforma Berlinguer, riforma De Mauro (solo annunciata), riforma Moratti, riforma Gelmini, riforma Giannini (detta anche, è noto, la “buona scuola”). La seconda serie numerica riguarda invece il numero di concorsi per titoli ed esami banditi non negli ultimi diciotto, ma negli ultimi venticinque anni: sono solo tre, uno nel 1990, il secondo nel 1999, il terzo e, ad oggi, ultimo, nel 2012. E questo in barba alla Costituzione (ultimo comma dell’articolo 97, che prevede il concorso per accedere ai posti pubblici) e in barba anche al testo unico della pubblica istruzione che sancisce (o sancirebbe) la triennalità dei concorsi.

Forse gran parte dei mali della scuola italiana nascono da qui, da questa sfasatura tra riforme, o cosiddette riforme, e concorsi. Siccome l’ordinaria amministrazione non riesce, allora scatta il corto-circuito di una riforma pur che sia. Quasi che questa potesse garantire, non si sa come, ciò che il quotidiano funzionamento non riesce a garantire.

Ma cosa riformano, queste riforme, quelle, dico, che già ci sono state? Direi non molto.

Le tre riforme che ho sperimentato da insegnante mi ricordano tanto la scena di un film, del 1964, La vita agra, di Carlo Lizzani, tratto dall’omonimo romanzo di Luciano Bianciardi. Nel film, il protagonista, impersonato da Ugo Tognazzi, frequentava un corso per diventare pubblicitario. A lui e agli altri allievi venivano offerti dei biscotti sui quali fornire un parere. Il professore diceva: adesso state assaggiando dei biscotti burrosi, morbidi, umidi quasi. E poi: adesso invece dei biscotti secchi, friabili, granulosi. A certi allievi piacevano di più quelli burrosi, ad altri quelli friabili. L’unico che non trovava nessuna differenza era Tognazzi. Bravo! Gli gridava il professore, Lei ha capito che è tutto un gioco di parole, di suggestioni verbali, ma la realtà del prodotto è sempre la stessa. I biscotti sono sempre uguali. Anche la scuola, più o meno. Sempre uguale.

Eppure, ogni mattina, io come tanti altri insegnanti, mi reco a scuola, e spingo il macigno in cima alla montagna. Poi il macigno cade giù. E io, come gli altri, lo rispingo pian piano su, fino in cima. Come Sisifo. Ma, lo scriveva Camus una sessantina d’anni or sono, bisogna immaginare Sisifo felice.

L’AUTORE – Alessandro Banda è nato a Bolzano nel 1963 e vive a Merano, dove insegna nel locale liceo delle scienze umane. Per Guanda ha pubblicato: La verità sul caso Caffa, La città dove le donne dicono di no, Scusi, prof, ho sbagliato romanzo, Come imparare a essere niente, L’ultima estate di Catullo, Il lamento dell’insegnante. Il 20 settembre sarà protagonista al festival Pordenonelegge.

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