L'intervista del Libraio a Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci, sul suo primo romanzo, "La polveriera", che ripercorre con leggerezza la storia del premio letterario italiano più discusso...

Stefano Petrocchi, classe ’71, è il direttore della Fondazione Bellonci. Il suo mestiere è dunque occuparsi del premio letterario italiano più ambito e discusso, lo Strega, su cui circolano centinaia di storie, retroscena e leggende… Petrocchi, che a Casa Bellonci è… di casa… ha pensato che anni e anni di personaggi, incontri, scontri, alleanze, tradimenti, ambizioni, sogni infranti, grandi intellettuali, stravaganti comparse, editori leggendari, scrittori dimenticati… potessero diventare un libro. E il risultato è il suo primo “romanzo”, “La polveriera” (Mondadori). Libro di calviniana leggerezza in cui, va detto, si sorride spesso grazie al tono ironico scelto dall’autore, che Il Libraio ha intervistato…

Nel suo debutto letterario fa rivivere la storia del premio attraverso una galleria di racconti: quanta realtà e quanta finzione c’è ne “La polveriera”? E quando è nata l’idea del libro?
“Nel romanzo ci sono personaggi immaginari, portatori di un punto di vista esterno allo Strega, che per varie ragioni si trovano a interagire con il narratore e lo sollecitano a raccontare le vicende del premio. Ho cominciato a pensare al libro nel 2009, dopo il clamore suscitato dalla combattuta edizione vinta da Tiziano Scarpa (in effetti l’azione si svolge nell’autunno di quell’anno). In quel periodo stavo seguendo il lavoro di ricognizione delle carte del premio avviato da una giovane archivista, Claudia Guerrieri, da cui emergevano documenti molto interessanti. Da qui è nata la voglia di provare a connettere alcuni momenti chiave di ieri e di oggi attraverso un unico filo narrativo, scoprendo poi che le cronache e le parole dei protagonisti, da almeno quarant’anni, ci restituiscono di questo riconoscimento letterario un’immagine che cambia nel tempo, ma solo per pochi tratti. Non a caso ho scelto come titolo un’espressione di Maria Bellonci. La fondatrice scrive di avere avuto subito la sensazione ‘di aver architettato una polveriera’…”.

Lei nel libro accenna a questo tema… Se Anna Maria Rimoaldi (che nel libro è “il Capo”), amica ed erede della Bellonci, avesse letto il suo libro, cos’avrebbe pensato?
“Faccio molta fatica a entrare nella mente dei vivi, figuriamoci in quella di chi non c’è più. Diciamo che lei non l’avrebbe scritto, non ha mai voluto raccontarsi nonostante le sia stato proposto a più riprese da vari editori. Anna Maria Rimoaldi era totalmente identificata con il suo ruolo di animatrice dello Strega, anche perciò ho avvertito il rischio che la sua figura potesse essere dimenticata, dissolta nella storia più ampia e più scintillante del premio. Era una persona davvero fuori dal comune, capace di visione come uno stratega e di abnegazione come un soldato di fanteria”.

Lei finora ha pubblicato saggi e articoli su poeti italiani del Novecento (Penna, Pasolini) e ha curato (con Simone Caltabellota e Francesco Peloso) l’antologia di poesia contemporanea “Ci sono fiori che fioriscono al buio” (Frassinelli, 1997). Dopo aver letto centinaia di romanzi candidati allo Strega in questi anni, con quale approccio si è dedicato alla stesura del suo libro?
“Ricorda pubblicazioni che appartengono a un’altra vita, quando ero ancora all’università o ne ero uscito da poco. Leggo moltissima narrativa italiana contemporanea, è vero, e questo soprattutto rimango: un lettore”.

Teme il giudizio della critica e del mondo dell’editoria?
“Non posso fare previsioni sulle reazioni dei critici, ammesso che vorranno occuparsi del mio libro”.

A proposito, ci ha preso gusto? A quando un romanzo su temi non legati al premio per cui lavora?
“Non ho progetti letterari per il futuro né romanzi nel cassetto. Se incontrerò un’altra storia che mi appassionerà, forse proverò il desiderio di scriverla. Inventarla (come fanno i narratori veri, quelli capaci di creare un mondo), no, temo di non esserne capace”.

Domanda difficile, visto il suo ruolo: qual è lo scrittore italiano contemporaneo che apprezza di più?
“Ho amato moltissimo i libri di vari autori e autrici che hanno incrociato le vicende del premio, tra questi non voglio fare graduatorie. Voglio invece indicare uno scrittore che non ha mai concorso allo Strega, Michele Mari. A mio avviso ha pubblicato almeno un romanzo fondamentale in ciascuno degli ultimi tre decenni”.

Lei pubblica il suo primo libro con Mondadori, casa editrice del gruppo editoriale che, non senza polemiche, più volte negli ultimi anni si è imposto al premio Strega: non la preoccupano gli attacchi per questa scelta?
“Ho scelto l’editore per cui pubblicava Maria Bellonci, quello che ha in catalogo un altro libro sul premio, scritto appunto dalla fondatrice (‘Il premio Strega’). Mi è sembrato naturale proporre il romanzo alla stessa squadra con cui in questi anni, proprio su impulso di Anna Maria Rimoaldi, ho collaborato alla riedizione di varie opere della Bellonci, e sono grato e felice per essere stato accolto. Fra l’altro, del ruolo che nello Strega hanno i grandi gruppi editoriali, in primo luogo la Mondadori, si parla nella ‘Polveriera’ in lungo e in largo, senza ricorrere ai soliti luoghi comuni, ma anche senza reticenze. È una realtà nota da tempo, anche nei premi stranieri. In Francia non mancano polemiche, per esempio, sull’editore Gallimard, accusato di disporre del Goncourt più o meno a piacimento. Nel settembre del 1966, in un comunicato stampa proprio della Mondadori, si poteva leggere: ‘I concorsi letterari finiscono troppo spesso col premiare l’attivismo dei gruppi editoriali’. Se lo dicevano loro…”.

Chiudiamo parlando del futuro dello Strega, mentre già circolano le prime voci sui candidati… lei in questi anni ha “spinto” per introdurre novità nel regolamento; eppure, le polemiche non sono mancate anche nell’edizione che ha visto il trionfo (annunciato) di Francesco Piccolo: per il 2015 ci dobbiamo attendere cambiamenti significativi?
“Le polemiche nascono con la prima edizione dello Strega, quando a Flaiano si rimproverò una vittoria ottenuta – si disse – grazie al supporto del Partito liberale. Oggi sono indice dell’importanza che il premio riveste nella cultura italiana e nel mercato editoriale, e in parte sono giustificate da alcune situazioni di squilibrio su cui in questi anni abbiamo cercato di lavorare. Se il comitato direttivo del premio riterrà opportuno adottare nuovi correttivi, magari per rendere la competizione meno proibitiva per gli autori pubblicati da editori di piccole e medie dimensioni, lo scopriremo nelle prossime settimane”.

 

 

 

 

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