La “madre di tutte le stragi”, da cui prese avvio una cupa stagione di attentati di matrice neofascista. Il 12 dicembre 1969 esplose una bomba alla Banca dell'Agricoltura, in Piazza Fontana a Milano. A cinquant'anni di distanza, ilLibraio.it propone un percorso di lettura, con alcuni dei libri più interessanti usciti per l'anniversario

Piazza Fontana è uno slargo milanese a pochi passi dal Duomo, in cui si incontrano, come per miracolo, tutte le anime del Paese. C’è il comando dei vigili urbani che, nel Cinquecento, quando Milano è ancora sotto gli spagnoli, è sede del capitano di giustizia; l’Arcivescovado sulle cui scale si incrociano, il pomeriggio del 25 aprile 1945, Pertini e un Mussolini già pronto alla fuga; l’ex albergo Commercio, occupato nel 1968 da studenti prima e anarchici poi, e oggi hotel di lusso. E, sulla stessa fontana che dà nome alla piazza, si affaccia anche la Banca dell’Agricoltura, dove, ancora alla fine degli anni Sessanta, il venerdì si svolgono le contrattazioni degli imprenditori agricoli.

È qui che, il pomeriggio del 12 dicembre 1969 (venerdì, appunto) scoppia una bomba che uccide diciassette persone. Ci troviamo di fronte alla prima strage dell’Italia repubblicana, un evento epocale che, come scrive Benedetta Tobagi, “marca una cesura nella storia del Paese”.

Con Piazza Fontana, la “madre di tutte le stragi”, prende avvio una cupa stagione di attentati di matrice neofascista, ma della bomba saranno ritenuti responsabili gli anarchici (in particolare, il ballerino Pietro Valpreda, letteralmente “incastrato”). I processi che seguiranno (tre) sono manipolati, le inchieste deviate e, a distanza di cinquant’anni, mandanti e colpevoli sono rimasti impuniti. Questi processi hanno avuto però un destino singolare: pur essendosi conclusi per molti versi con un nulla di fatto, sono riusciti tuttavia a consegnare i colpevoli quantomeno al tribunale della Storia.  

Grazie alle indagini processuali e alla voce di alcuni giornalisti e gruppi di sinistra, oggi sappiamo che la responsabilità della strage è da imputare con certezza a una cellula veneta dell’organizzazione neofascista Ordine Nuovo. Le indagini, però, evidenziano ingerenze che partono dai servizi segreti e arrivano molto più in alto.

La strage di Piazza Fontana, con i suoi diciassette morti, si rivela un tassello di un più vasto programma di destabilizzazione dello Stato, finalizzato a rimuovere la “minaccia comunista” e favorire il centrismo politico, attraverso – anche – la strategia del terrore e la manipolazione dell’opinione pubblica.

In occasione del cinquantenario della strage sono molti i saggi che si possono trovare in libreria: a seguire, una piccola selezione di libri usciti nel corso dell’ultimo anno che analizzano e raccontano la vicenda da diverse prospettive.

La bomba di Deaglio su Piazza Fontana

La storia della bomba

Chi non conoscesse i fatti o avesse bisogno di rinfrescare la memoria, può trovare un valido alleato ne La bomba, di Enrico Deaglio (Feltrinelli, 2019), un saggio divulgativo, scritto con tono colloquiale e appassionato. Fin dalle prime pagine l’autore sottolinea gli eventi salienti, utili per districarsi nella marea di avvenimenti, nomi, trame, che costellano questa storia. Deaglio, inoltre, collega la vicenda di Piazza Fontana ai luoghi che tocca, inquadrandoli sia storicamente sia socialmente, con frequenti ma utili digressioni. Lo stesso approfondimento è riservato ai “protagonisti”, da chi ha avuto un ruolo di maggior rilievo – in positivo o in negativo – a chi è collegato alla vicenda soltanto per vie traverse, creando così un mosaico di storie. Particolare attenzione viene accordata alla morte del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, la “diciottesima vittima” di Piazza Fontana, precipitato, poco prima della mezzanotte tra il 15 e il 16 dicembre, da una finestra della Questura di Milano durante un interrogatorio lungo tre giorni. La bomba riporta al lettore una coralità vivace: la storia di Milano che si lega con quella d’Italia, le voci dei collettivi studenteschi di sinistra, le oscure trame che partono da lontano per deflagrare in una piazza del centro meneghino.

Il processo impossibile, Tobagi, Einaudi

Il processo impossibile

Se la ricostruzione dell’attentato è tortuosa, altrettanto lo è la sua vicenda processuale. Benedetta Tobagi si concentra sul primo dei tre processi, il cosiddetto “processo di Catanzaro”. Il suo Piazza Fontana. Il processo impossibile (Einaudi, 2019) è un volume estremamente denso, in cui con rigore analitico vengono seguite cronologicamente tutte le fasi delle indagini, a partire dai due iniziali procedimenti penali, quello contro gli anarchici e quello contro il gruppo ordinovista (su cui Tobagi si concentra). Piazza Fontana. Il processo impossibile accantona il piano emozionale in favore di un’indagine storica scrupolosa, anche laddove la cronaca si dirama andando a toccare illustri protagonisti della politica italiana. Tobagi, con pazienza certosina, riporta ogni interrogatorio, evidenza lacune e reticenze, si sofferma sulle infiltrazioni dei servizi segreti e sulle maglie, sottili e ramificate, della strategia eversiva in cui si inseriscono le mosse degli uomini di Ordine Nuovo. Il saggio (come anche gli altri che stiamo per segnalare) può essere apprezzato meglio da chi conosce già a grandi linee le questioni trattate: un approfondimento minuzioso, che presuppone però dimestichezza con la vicenda e il suo contesto storico.

Il primo atto dell'ultima guerra italiana

Da Milano a Bologna la pista è nera

Sempre di storia processuale parla Gianni Barbacetto nel suo Piazza Fontana. Il primo atto dell’ultima guerra italiana (Garzanti, 2019), ma da un punto di vista differente: quello della storia dell’eversione nera. Si va da Piazza Fontana all’attentato alla Questura di Milano, da Piazza della Loggia a Brescia, alla strage della stazione di Bologna. Terza riedizione aggiornata di un testo uscito negli anni Novanta (la prima edizione, con titolo Il grande vecchio, è del 1993), il libro di Barbacetto dà voce, capitolo dopo capitolo, ai giudici che si sono occupati dei processi per le stragi di matrice neofascista in Italia. Piazza Fontana, dunque, diventa il punto di partenza per affrontare un discorso più vasto. Il 1969, d’altronde, è un anno già scosso dalle bombe alla Fiera campionaria di Milano del 25 aprile e da una serie di attentati sui treni ad agosto (anche in questi casi le indagini coinvolgono gli anarchici, ma la matrice è ordinovista). Barbacetto dipinge un affresco ampio, che tocca il golpe Borghese, arriva fino agli anni Novanta e fa incursioni agli inizi dei Duemila.

Laterza, Paolo Morando

Prima di Piazza Fontana

Abbiamo nominato le bombe alla Fiera di Milano (due, che per fortuna non fanno morti). È a loro che il giornalista Paolo Morando dedica Prima di Piazza Fontana. La prova generale (Laterza, 2019), considerandole il vero preambolo sia alla strage del 12 dicembre, sia alle accuse ai movimenti anarchici che ne seguiranno. La matrice, come si è detto, è la stessa di Piazza Fontana, indagati saranno però alcuni giovani anarchici, legati a un gruppo di cui fa parte, per conoscenze traverse, anche l’editore Giangiacomo Feltrinelli. Prima di Piazza Fontana offre, attraverso la ricostruzione storica e le voci di imputati e testimoni, una vivida panoramica dei movimenti anarchici e mostra come la ragnatela che incastrerà Valpreda all’indomani del 12 dicembre comincia a venire intessuta già molti mesi prima. Il saggio di Morando, tanto discorsivo e fruibile quanto meticoloso, è dedicato esclusivamente all’indagine sulle bombe del 25 aprile, una vicenda “rimossa” che è l’ideale preludio alla stagione delle stragi.

Giannuli, Laboratorio Lapsus, Mimesis

Un’ipotesi di discorso

Una volta assodati fatti e dinamiche degli eventi, può essere interessante interrogarsi sulle modalità del racconto di Piazza Fontana, e su quale sia il posto di questa lunga vicenda nel nostro passato comune. È questo l’intento di Dopo le bombe. Piazza Fontana e l’uso pubblico della storia (Mimesis, 2019), snello volume didattico in cui tre storici accademici (Aldo Giannuli, Davide Conti, Elia Rosati) e alcuni giovani studiosi del Laboratorio Lapsus dell’Università Statale si confrontano in una serie di brevi saggi. I primi inquadrano la strage di Piazza Fontana in un’ottica golpista e di eversione nera europea, anche in relazione agli attentati precedenti. Nei testi successivi viene invece analizzato più nel dettaglio quello che potremmo chiamare “il racconto di Piazza Fontana”. Attraverso le reazioni della stampa estera e il lavoro della Controinformazione italiana; problematizzando le “narrazioni tossiche”, oppure affrontando la questione da un punto di vista prettamente manualistico-didattico. Il libro si conclude con un agile compendio che presenta personaggi e organizzazioni coinvolte nella strategia della tensione e una cronologia dal 1960 al 1975, oltre a un’analisi della narrazione degli eventi fatta dal Corriere della Sera tra il ’69 e il ’70.

Aldo Giannuli, Ponte alle Grazie

La strana vicenda di un libro

Per concludere, una bonus-track: Storia della “Strage di Stato” (Ponte alle Grazie, 2019), un “book on books” in cui la storia dell’attentato si intreccia con la storia di La strage di Stato, famosa controinchiesta che ha contribuito a modificare la vicenda giudiziaria di Piazza Fontana. A scriverlo è sempre Aldo Giannuli, storico e consulente delle procure per le stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia. La strage di Stato, uscita nel 1970 e pubblicata da anonimi (Giannuli ricondurrà poi il testo a collettivi e figure specifiche) per la Samonà e Savelli, non solo contraddice per la prima volta la versione “ufficiale” della pista anarchica, ma approfondisce anche quella pista nera su cui si stavano concentrando i partiti di sinistra, evidenziandone i legami con alte sfere dei servizi segreti e degli apparati statali. È con questo testo, insomma, che da “pista nera” si comincia a parlare di “strage di Stato”. Giannuli, con il linguaggio dello storico, serrato e denso di fatti e riferimenti alla storia politica italiana, evidenzia l’importanza del libro e il suo successo di pubblico, ma ne sottolinea anche i numerosi limiti (per fare solo un esempio, l’attribuzione dell’attentato all’organizzazione neofascista Avanguardia Nazionale, invece che a Ordine Nuovo).

Negli ultimi mesi sono naturalmente stati pubblicati diversi altri libri su Piazza Fontana, tra cui:
La maledizione di piazza Fontana,  Guido Salvini e Andrea Sceresini, Chiarelettere;
La strage degli innocenti, Maurizio Dianese e Gianfranco Bettin, Feltrinelli;
Piazza Fontana. Per chi non c’era, Mario Consani, Nutrimenti
-La strage di Piazza Fontana, Saverio Ferrari, Red Star Press;
Il segreto di Piazza Fontana, Paolo Cucchiarelli, Ponte alle Grazie (riedizione aggiornata);

il segreto di piazza fontana

-Pinelli, una storia, Paolo Pasi, Eleuthera;
-Pinelli, l’innocente che cadde giù, Paolo Brogi, Carocci;

 

 

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