"Organizzo i miei libri in varie zone tematiche, e li divido tra letteratura e saggistica": su ilLibraio.it tanti utili suggerimenti, a cura di Piero Dorfles, per ordinare al meglio la libreria di casa e sapere sempre dove sono i propri libri (salvo un imprevedibile caso...) - #lelibreriedegliscrittori

Lo ammetto: vedere una libreria tutta ordinata, con uno scaffale dove si allineano, tutti uguali, i dorsi grigi dei Supercoralli, un altro multicolore dove, riconoscibili dal riquadro nero, ci sono gli Adelphi, uno più piccolo dove brilla il blu di Sellerio, e così via, fa piacere. Dà al vostro salotto una cornice di armonia, di soddisfatta digestione delle opere di autori che si ritrovano tra loro, in buona compagnia, si potrebbe dire, se non altro per affinità editoriale, accomunati da dimensione e colore.

Il problema è che questa è una bella libreria, decorativa, ma utile soltanto se avete poche centinaia di libri. Se appena superate il migliaio, si tratta già di un ordine puramente estetico, che a voi non servirà a niente. Come fate a ritrovare quell’autore lettone di cui non ricordate né il nome né il titolo del libro, e meno che meno l’editore? In quale zona è collocato il romanzo di cui ricordate soltanto che è stato scritto da uno svedese e che parla di Cartesio? E quale dei libri di storia romana racconta le vicende della vostra città senza esservi dedicato? Ecco, ci vuole un criterio che non sia solamente estetico. Perché se avete in casa una piccola biblioteca, dovete poterla utilizzare come fareste con una biblioteca pubblica. Non occorre ci sia un raffinato catalogo digitale: basta ordinare i libri con un criterio a voi noto, e tutto sarà più semplice.

Innanzitutto devo dire che, personalmente, organizzo i miei libri in varie zone tematiche, ognuna delle quali, al suo interno, è rigorosamente (finché non faccio pasticci) schierata per ordine alfabetico degli autori; i libri con autori vari vanno in testa, prima della A.

Divido poi i miei libri tra letteratura e saggistica. Le letterature sono separate per lingua o, nel caso i libri siano pochi, per area culturale, etnica o geografica. Quando mi accorgo di avere troppo pochi libri di una certa area per riempire almeno uno scaffale, li riunisco in una miscellanea di letterature a me poco famigliari. Accade così che abbia, ben separate, letteratura italiana, francese, inglese, tedesca, ispanica,  scandinava (un po’ un’eresia, tra finlandesi – ugro finnici – e indoeuropei,  ma ci può stare), israeliana ed ebraica (anche se mettere insieme chi scrive in ebraico e chi in jiddisch è già un azzardo),  e slava. Qui c’è un vero guazzabuglio, perché oltre a russi, ex jugoslavi, cechi, slovacchi, polacchi ecc., ci sono finiti anche ungheresi e albanesi, che slavi non sono, ma mi è parso che la collocazione balcanico-mitteleuropea suggerisse questa confluenza. E’ un pasticcio, lo so, ma ormai è andata così. Il pasticcio si ripete per le letterature orientali: non ho abbastanza libri di autori indiani per separarli da quelli afghani o pakistani. Lo so che sono popoli che non si amano per nulla, ma a casa mia sono costretti a convivere: che imparino a stare in pace. Lo stesso accade con cinesi, giapponesi e coreani: ne ho troppo pochi, che ci posso fare? Tutti nello stesso scaffale. E con arabi, turchi e iraniani (che arabi non sono, ma islamici sì), succede lo stesso.

Sulla saggistica ognuno deve organizzarsi in funzione di suoi interessi, anche se non può non esserci un ampio spazio dedicato genericamente ai saggi di varia umanità. Ci sono poi le specializzazioni che ognuno di noi, in modo più o meno giustificato, coltiva. Io ho  come (presunti) punti di riferimento specialistici gli studi sulla comunicazione di massa, la critica letteraria e la filosofia. Ma mentre i libri destinati agli scaffali delle due prime materie sono facili da identificare, la filosofia potrebbe, idealmente, coprire tutto scibile umano. Ecco allora che ho diviso la filosofia in antica, classica (fino alla fine dell’800) e contemporanea. Le altre aree tematiche della saggistica sono la storia, divisa in antica, medievale, moderna, contemporanea e storia della cultura e del costume (ci va, arbitrariamente, una parte dell’antropologia); le scienze esatte; le neuroscienze (negli ultimi anni è un settore che è andato arricchendosi); la storia dell’editoria e dei libri (idem); la storia delle religioni. A parte, ci sono i classici dell’antichità, dove troviamo, un po’ alla rinfusa, letteratura e saggistica della classicità greco-romana e dell’ellenismo fino (più o meno) alla caduta di Bisanzio.

Dimenticavo: in zone dedicate vi sono la poesia, le guide turistiche, i libri e gli spartiti musicali e i libri d’arte.

Che dire? Dovrebbe essere un sistema quasi perfetto per ritrovare il libro che vi serve, senza troppe perdite di tempo, nel momento in cui ne avete bisogno. Certo, accade invece che, proprio il giorno in cui avete fretta, e sapete che il libro lo avete, o almeno lo avevate, non lo troviate. E già. Perché per perfetta che possa essere la sistemazione della vostra biblioteca, non avete tenuto conto di un problema, anzi, del problema, del nemico di ogni biblioteca. Il volume che cercate lo avevate, aveva la sua collocazione, più o meno esatta. Ma la più perfetta catalogazione, le più aggiornate metodologie di classificazione, i più raffinati strumenti euristici non vi serviranno a niente. Lo avete prestato, e non è tornato indietro. E’ andato, affidato a mani infide, magari è stato fondamentale per la nascita di  una vicenda sentimentale ormai dimenticata, forse vi è stato chiesto da qualcuno che vi aspettavate vi fosse propizio nella battaglia per la sopravvivenza, avete dimenticato che l’avete dato per poche ore a un amico emigrato improvvisamente; ma si è perso nella tempesta dei libri sottratti con la frode, e non ritornerà mai più.

*l’autore ha pubblicato “I cento libri che rendono più ricca la nostra vita”(Garzanti) e partecipa da anni alla trasmissione Per un pugno di libri

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