Gianni Biondillo torna in libreria per Guanda con "L'incanto delle sirene": un caso di omicidio da risolvere... proprio durante la settimana della moda... - Leggi l'estratto

Certe volte a Milano il caldo può essere insopportabile perfino a settembre. La città ricomincia la sua attività più nervosa di prima. Anche l’ispettore Ferraro ha ripreso a lavorare, acciaccato dagli anni nel corpo e nell’animo. E sarebbe ben felice di potersi defilare se non si trovasse sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. Insomma, forse Ferraro le vacanze doveva prendersele durante la settimana della moda, nei giorni in cui la città sembra letteralmente impazzire. Mai come questa volta però, dopo il clamoroso omicidio di una top model durante una delle sfilate più attese e la conseguente ricaduta mediatica. Bisogna scoprire assolutamente chi è l’assassino, ne va della reputazione e della sicurezza nazionale. Il caso non dovrebbe essere affidato a Ferraro ma nel mondo della moda c’è chi lo conosce bene: Luisa Donnaciva. Sarà lei a obbligarlo a indagare sull’omicidio, con esiti e svolte sorprendenti. Intorno all’ispettore, e al rarefatto ambiente in cui indaga, c’è un altro mondo che si agita, lottando per sopravvivere: ci sono Mimmo e i suoi rapporti conflittuali con la nuova malavita del quartiere; c’è il Baffo che vuole tornare a casa perché sente che la sua esistenza è ormai al termine; c’è Aisha, una bambina in fuga da una guerra al di là del Mediterraneo…

E’ in libreria il nuovo giallo di Gianni Biondillo, L’incanto delle sirene (Guanda). Per gentile concessione dell’editore, su ilLibraio.it un estratto dal nuovo giallo che vede protagonista l’ispettore Ferraro:

Le modelle fanno da muro, da scenografia. Muse algide, che applaudono i ragazzi che le hanno addobbate. I giovani stilisti vestono con jeans stracciati e ricuciti male, scarpe da ginnastica sgualcite, magliette aderenti. La loro trasandatezza racconta il disprezzo che hanno per il lusso e la vita comoda. Sembrano quasi dei nerd, con i loro occhialoni dalla montatura esibita, la barba sfatta e i capelli arruffati, che continuano a toccare, come cercando di ripettinarli con le dita.
L’uomo butta fuori il fiato. Il riverbero della musica che proviene dal basso lo sta sempre più innervosendo, non riesce a concentrarsi. Riempie di nuovo i polmoni, l’occhio fisso sul mirino telescopico.
«Insomma è bravo o non è bravo?» chiede Ferraro alla figlia.
«Bah, sai, a me interessava di più vedere le cose dei giovani. Varaldi ha il suo mercato di riferimento.» Parla come un analista di mercato. «I ragazzi della mia età le cose se le cercano in giro, nei mercatini, o su internet.» Incrocia le dita. «Ce lo inventiamo noi il modo di vestire. Non seguiamo nessuna moda in particolare. Però…»
Si ferma. Guarda la tv e sorride. L’inquadratura scorre sui volti delle modelle. Si vede per qualche secondo pure Sofia, quasi al centro. Al suo fianco c’è una ragazza un po’ più alta. E un po’ più vecchia. Vecchissima in confronto, avrà almeno ventiquattro anni.
Il fronte unitario delle modelle si apre al centro. Le ragazze si muovono insieme, come in una parata militare, ma con più eleganza, quasi una coreografia di un musical anni Trenta. Anche i giovani stilisti si spostano alla periferia del muro. Dammi la uno, insiste il regista, stammi incollato con la uno. Dal varco della grazia muliebre appare Varaldi. Cammina deciso e al contempo svogliato verso il centro. Il muro dietro si ricompatta.
«Però cosa?»
«Però devo dirti che certe cose sue stasera erano belle.»
Annuisce convintamente. «Certi dettagli, alcune finiture… insomma, ha fatto un buon lavoro.»
Mai parlato di moda con Giulia. Forse perché pensava che fosse un argomento troppo frivolo per lei, studentessa così giudiziosa. O forse perché lui l’ha sempre trovato un argomento da gallinelle svampite. Sente prepotente il pregiudizio. Il suo.
Varaldi alza entrambe le mani verso il pubblico in delirio. Poi le batte in segno di ringraziamento attorno a sé. Ora dammi la tre, dice il regista. Niente è a caso, nessun gesto. Tutto è stato provato e riprovato. L’inquadratura ora è frontale. L’abbronzatura di Varaldi spicca a confronto col pallore femmineo alle sue spalle. Poi, come inaspettato, vola nell’aria e giunge ai piedi del maestro un mazzo di orchidee gettato da un fan. Varaldi abbassa lo sguardo verso i fiori a terra.
In quel preciso istante l’uomo preme il dito sul grilletto. Il rinculo del calcio del fucile picchia sulla spalla. L’innesco è durato 4 ms. La velocità del proiettile, all’uscita della canna, è di 786 m/s. Neppure il tempo di capirlo ed è già arrivato.
Varaldi si abbassa a raccogliere le orchidee.
«Ma cosa?… » dice Giulia guardando la tv.
La modella alle spalle di Varaldi torce il capo in modo innaturale. Uno spruzzo rubino schizza sull’abito della ragazza che le sta affianco.
«Sofi… ma che succede?»
Varaldi si sta rialzando, mazzo d’orchidee in mano. Sembra non aver capito nulla di quello che gli sta accadendo attorno.
«Papà.» La voce le si sta spezzando. «Cosa sta…»
Un energumeno vestito di nero si getta su Varaldi buttandolo a terra. Ne arrivano altri due e lo coprono con il loro corpo.
Ferraro guarda fisso il televisore. Vede Sofia, con gli occhi sbarrati dal terrore e i capelli impiastricciati di schizzi di materia cerebrale, che cerca di tenere in piedi il corpo accasciato della collega. Dalla testa della vittima sgorgano fiotti di sangue a impulsi sempre più radi. Poi tutto va a nero.
Giulia trema dalla paura. «Cosa succede?» chiede, come se non volesse capire. Il padre la stringe forte, quasi a proteggerla da tutto il male del mondo.
Un uomo scende di corsa dalla rampa delle scale di sicurezza, valigetta in mano. Scompare.

 

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