Il Consiglio Generale dell’Associazione Italiana Editori ha deciso: addio Torino. A maggio 2017 la manifestazione a Milano. Ci saranno due eventi a distanza di pochi giorni? - La cronaca e i commenti "a caldo" (favorevoli e critici)

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Dopo giorni di tensione crescente, tra Milano e Torino, è arrivatoil momento del Consiglio Generale dell’Associazione Italiana Editori per votare in merito al futuro del Salone del libro di Torino. Dopo gli arresti, le dimissioni, le frecciate a distanza, ecco quindi il giorno della scelta.

Il Consiglio Generale dell’Associazione Italiana Editori ha dato mandato al Presidente Federico Motta di procedere alla realizzazione di una joint venture con Fiera Milano per l’implementazione del “Progetto Promozione del libro”. La nuova società si occuperà di sviluppare attività di promozione del libro a livello nazionale, anche mediante l’organizzazione di eventi fieristici in tutto il territorio nazionale, valorizzando l’intera produzione editoriale.

Come spiega un comunicato, “l’Aie si augura di poter continuare con le Istituzioni piemontesi e la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura una collaborazione tesa all’individuazione e alla realizzazione di eventi per lo sviluppo della lettura“.

Nel Consiglio hanno votato in 32: 17 sì, 7 no (tra cui Feltrinelli, marcos y marcos, Gallucci, Hoepli, nottetempo) e 8 astenuti. Durante la successiva conferenza stampa Motta ha spiegato: “Abbiamo deciso di sposare un progetto che vede gli editori protagonisti. Pensiamo di avere la competenza necessaria per iniziare un percorso sul lungo periodo. Torino deciderà di fare quello che crede.” Il Presidente ha aggiunto: “L’obiettivo dell’evento è la promozione della lettura, per questo ci auguriamo di collaborare con il Centro per il libro“. Quanto ai dubbi del Ministro dei ben culturali Dario Franceschini ha spiegato: “So cosa ci siamo detto io e il Ministro”. Nessuno “sgarbo istituzionale” come si è vociferato, dunque.

Ancora non sono stati decisi il nome  della manifestazione e la data (l’Aie tornerà a incontrare Fiera Milano per la costituzione della Newco e la definizione dei dettagli), ma l’evento milanese potrebbe svolgersi a una settimana di distanza dalla trentesima edizione del Salone di Torino 2017. Motta ha sottolineato che la fiera milanese darà grande spazio ai piccoli editori, ai librai, ai bibliotecari e all’intera filiera del libro.

Cosa succederà adesso? Ci saranno due manifestazioni a brevissima distanza? Venerdì a Torino si riunirà la Fondazione per il libro, mentre online è partita una petizione per difendere la manifestazione. 

LE REAZIONI “A CALDO”:

IL COMMENTO DI CHIAMPARINO – Da Torino arriva il commento a caldo del presidente della Regione Piemonte Chiamparino: “La parola ‘scippo’ non mi appartiene, ci serve un progetto forte che possa aprire un nuovo ciclo trentennale del Salone con Torino come capofila e punto di riferimento. Alla luce della decisione presa dal Consiglio Generale dell’Aie, sentiamo la necessità di lanciare un nostro progetto altamente innovativo, un progetto nazionale. Il futuro del Salone dipende dal progetto che riusciremo ad elaborare. Non possiamo pensare di fare leva solo sulle divisioni interne all’Aie, correndo il rischio di fare due ‘saloncini’…”.

LA POSIZIONE DI MAURI (GEMS) – Prende posizione anche Stefano Mauri (presidente a Ad di GeMS ed editore de ilLibraio.it): “Premetto che io non ho avuto l’onere e l’onore di votare perché il consiglio generale è un organismo democratico elettivo dove ogni membro esprime un voto. C’è stata molta disinformazione dovuta al riserbo richiesto agli associati informati dei fatti. Credo che oggi abbia vinto la voglia di fare qualcosa di nuovo che dia ad Aie la governance che le spetta di una fiera di settore come accade in Europa per le fiere del libro e come accade in Italia per gli altri settori. Una governance che lo statuto della fondazione non poteva assicurare. Torino ha cominciato a rincorrere Aie con proposte più condivise solo quando ha appreso  che Aie aveva delle alternative concrete (alternando affermazioni tese a screditare Aie e la sua rappresentatività o la dimensione culturale degli editori  a offerte più generose ma sempre nella logica precedente). Aie non ha mai posto la questione in termini di contrapposizione tra le due città ma ha valutato le diverse opzioni sul tavolo. Avrebbe vinto l’ipotesi di costituire il progetto con Fiera Milano anche se non avessero votato i grandi gruppi editoriali. A mio parere la Fondazione potrebbe concentrare con successo le energie su un grande festival letterario e culturale nella bellissima città di Torino”.

IL PUNTO DI VISTA DI SEGRATE – Così Enrico Selva Coddè, amministratore delegato di Mondadori Libri: “Il progetto di promozione del libro e della lettura su cui abbiamo deciso di investire rafforza il nostro ruolo di editori come imprenditori e operatori culturali. La decisione del Consiglio Generale AIE non nasce in una logica di competizione tra città, bensì di valutazione tra proposte e modelli diversi. Oggi gli editori hanno scelto di dare vita a un grande progetto per la promozione del libro e della lettura in Italia, finalmente in qualità di protagonisti. Si è arrivati a questa decisione dopo un lavoro attento e approfondito durato mesi, svolto da una commissione trasversale nella quale tutte le parti dell’associazione, ciascuna con le proprie e differenti peculiarità, hanno valutato fianco a fianco una molteplicità di proposte. La convinzione, ovviamente, è che questa sia la strada giusta per dare un contributo vero allo sviluppo del mercato del libro, in tutta la sua filiera, non meno che della lettura sull’intero territorio nazionale”.

GORGANI (IL CASTORO) – “Ora dobbiamo parlare di progetti concreti. La nuova Fiera del libro ci darà l’opportunità di reinventare le modalità della promozione del libro. Mi piacerebbe che fosse una fiera di ‘formazione’, capace di attrarre bambini e ragazzi, studenti, giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Sarebbe bello che uscissero dai padiglioni con la sensazione che il libro è una sponda sicura per la crescita e l’aggiornamento. In questo senso bisognerà lavorare lungo tutto l’anno con scuole e università. Inoltre, la gestione degli editori condivisa con gli altri attori della promozione del libro, librai e bibliotecari prima di tutti, sarà garanzia di idee e innovazione. Anche l’intenzione di portare la fiera in altre zone d’Italia è molto interessante. Nelle regioni del Sud c’è molta voglia di partecipare e conoscere. L’Italia è grande e non sempre c’è la possibilità di attraversarla per andare alla Fiera del libro. Organizzare lì una manifestazione sarebbe certamente un grande successo. Sono anche certa che Torino sarà in grado di rinnovarsi e di trovare una strada che farà tesoro del patrimonio culturale accumulato in questi anni”, così Renata Gorgani de Il Castoro.

DI GIORGI (TUNUE’) – Mentre per Emanuele Di Giorgi di Tunué oggi è stato “votato un progetto specifico che propone l’aggiornamento del modello di Fiera. La speranza è che possa dare spazio anche alle categorie di libri non valorizzate adeguatamente, come il fumetto. Abbiamo preso una direzione a favore della filiera del libro nel suo complesso”.

IL COMUNICATO DELLA FELTRINELLI, CHE HA VOTATO NO – In mattinata, prima di votare no in Consiglio, era arrivato il comunicato della Feltrinelli, superato dagli eventi: “(…) Crediamo tuttavia che la questione non vada affrontata come una dimostrazione di forza di qualcuno contro qualcun altro ma con la lungimiranza di capire se esiste un progetto organico pluriennale che sappia valorizzare quanto il Paese (Milano e Torino in primis ma anche Mantova, Pordenone, Roma, etc.) ha saputo fare negli ultimi anni, integrando e non dividendo, professionalizzando e agendo come un sistema coeso e con un disegno strategico economico, politico e gestionale. Di questo abbiamo bisogno, Milano o Torino che sia! Sono le stesse parole del Sindaco Beppe Sala che ha sottolineato: ‘serve un Salone diverso che ragiona partendo da esperienze come Bookcity e da quello che serve al sistema editoriale. Altrimenti il trasferimento tout court non ha senso.’ Diamo quindi il tempo al nostro Paese, a tutti gli attori che credono nella cultura, investitori, politici, lavoratori, scrittori, pubblico di innamorarsi di un progetto. Disegniamolo perché sia collettivo e un fattore di crescita economica del territorio, del macro territorio Torino/Milano che ha saputo già muoversi in questa direzione con Mito Musica”.

E/O ATTACCA L’ASSOCIAZIONE EDITORI – Spiegano in un comunicato Sandro Ferri e Sandra Ozzola di E/O: “Apprendiamo con rammarico la decisione presa dal Consiglio dell’Aie, con una risicata maggioranza a favore dello spostamento a Milano del salone del Libro. Questa decisione rivela la subalternità dell’associazione alle strategie dei grandi gruppi editoriali milanesi ed è stata presa senza un’ampia consultazione e tempestiva informazione degli iscritti. Non sono state certamente le frettolose consultazioni e le polemiche campaniliste di questi giorni a cambiare questo dato di fatto. Nel giro di poco meno di un mese ci ritroviamo a sorpresa senza il Salone del Libro di Torino che per trent’anni ha funzionato come una valida esperienza, soprattutto dal punto di vista degli editori indipendenti e dell’incontro tra autori, professionali del libro e lettori. Per noi è evidente che a Milano non ci saranno le necessarie garanzie per un’equa rappresentazione dell’editoria indipendente e per un valido progetto culturale. Sono sotto gli occhi di tutti le conseguenze dei processi di concentrazione editoriale e distributiva portati avanti dai grandi gruppi editoriali. Il rischio della riduzione degli spazi espressivi e commerciali, attraverso la concentrazione in poche mani di distribuzione, librerie e case editrici, si arricchisce oggi di un altro preoccupante tassello. A partire da oggi anche il Salone del Libro, che aveva garantito in questi anni buona visibilità e attenzione all’editoria indipendente e agli editori più piccoli, finisce nelle stesse mani che già controllano la maggior parte del mercato. L’Aie, che già adesso non annovera tra i suoi soci importanti editori indipendenti di cultura, perde così un’occasione per una politica di maggiore equità ed equilibrio capace di rappresentare i diversi interessi del mondo editoriale.  Per questo motivo usciamo dall’Associazione e continueremo in altre sedi e forme la nostra battaglia per il pluralismo culturale”.

LE CRITICHE DI LINDAU – Critica anche la casa editrice Lindau, che “si dissocia dalle decisioni assunte dal Consiglio dell’Associazione Italiana Editori”, e “rileva che la posizione del Consiglio non è espressione degli Associati, che sono stati tardivamente informati dei problemi emersi, dei progetti alternativi e dei contatti in corso e comunque non sono mai stati consultati. Si riserva di valutare l’opportunità di rinnovare l’adesione all’Associazione, a cui pure appartiene da lungo tempo. Invita infine i tanti editori che condividono il suo dissenso a costituire in breve tempo un Coordinamento nazionale a sostegno del Salone Internazionale del Libro di Torino e per una politica a favore del libro e della lettura”.


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