Da Shakespeare (Joseph Finnes) a Capote (Philipp Seymour Hoffman), passando per Pablo Neruda (Noiret), senza dimenticare l'ultimo caso, David Foster Wallace (Jason Segel). Cristina Prasso raccoglie su ilLibraio.it le migliori interpretazioni di "veri" scrittori nella storia del cinema...

Edgar Allan Poe (Barry O’Moore)

in Edgar Allen (sic) Poe (1909) di D.W. Griffith

Forse il primo biopic della storia (e uno dei 148 film ‒ di circa cinque minuti l’uno ‒ realizzati da D.W. Griffith nel 1909) ruota intorno alle difficoltà incontrate da Poe nella pubblicazione di quello che diventerà uno dei suoi poemi più celebri, Il corvo. Fu girato in tutta fretta, così da essere pronto per il centenario della nascita dello scrittore (una fretta che probabilmente impedì di correggere il refuso nel titolo, Edgar Allen Poe). La sfortunata moglie di Poe è interpretata da Linda Arvidson, moglie di Griffith e autrice di uno straordinario memoir sugli albori del cinema americano, When the movies were young.

 

Truman Capote (Philip Seymour Hoffman / Toby Jones)

in Truman Capote – A sangue freddo (2005) di Bennett Miller e Infamous – Una pessima reputazione (2006) di Douglas McGrath

Completati quasi contemporaneamente (e infatti la Warner rimandò di un anno l’uscita di Infamous), trattano entrambi del periodo in cui Capote si occupò del delitto dei quattro membri della famiglia Clutter, a Holcomb, nel Kansas, e scrisse la sua opera più famosa, A sangue freddo (1966). Tutt’e due i film sono tratti da apprezzate biografie di Capote (rispettivamente da quella di Gerald Clarke e di George Plimpton), ma il primo, come scrisse David Denby sul New Yorker è «il più intelligente, dettagliato e coinvolgente film che sia mai stato fatto sul metodo di lavoro di uno scrittore e sulla sua personalità». Probabilmente anche grazie all’interpretazione (da Oscar) di Philip Seymour Hoffman.

William Shakespeare (Joseph Fiennes)

William Shakespeare (Joseph Fiennes)

in Shakespeare in love (1998) di John Madden

«Proprio come noi da giovani, all’inizio della carriera, anche Shakespeare aveva i suoi problemi», hanno dichiarato i due sceneggiatori, Marc Norman e Tom Stoppard (la cui passione per Shakespeare risale almeno al 1966, anno in cui, al festival di Edimburgo, andò in scena il suo Rosencrantz e Guildenstern sono morti). Come a dire: lasciateci mescolare il XVI secolo con la contemporaneità, i sonetti coi gangster, le penne d’oca con Sigmund Freud… e vi faremo divertire. E infatti, con abile leggerezza, gli struggimenti artistici si accompagnano con quelli amorosi e s’incamminano lungo una strada che porta a ben 13 nomination all’Oscar (e 7 vittorie).

Oscar Wilde (Stephen Fry)

Oscar Wilde (Stephen Fry)

in Wilde (1997) di Brian Gilbert

È molto facile «sovrapporre» Oscar Wilde e Stephen Fry: entrambi fisicamente imponenti, entrambi scrittori (poliedrici) ed entrambi gay. «Sebbene la vita di Wilde sia stata tragica, mi sono sempre identificato in lui, con grande intensità e assoluto orgoglio. Lo leggo da quando avevo tredici anni», ha dichiarato Fry. Basato sulla biografia scritta da Richard Ellmann, il film non segue la realtà alla lettera, ma si modella intorno al «personaggio» Wilde e ne riflette la straordinaria potenza e la strabordante genialità.

Pablo Neruda (Philippe Noiret)

Pablo Neruda (Philippe Noiret)

in Il postino (1994) di Michael Radford

Basato sul romanzo Il postino di Neruda di Antonio Skármeta (e al periodo trascorso in esilio dal poeta a Capri), il film nasce dalla determinazione di Massimo Troisi che, senza neppure aver finito la lettura del libro, ne acquisì i diritti cinematografici e convinse l’amico Michael Radford a dirigerlo (dicendogli una bugia, cioè sostenendo di averlo già chiesto a Giuseppe Tornatore). La perfetta aderenza di Troisi al ruolo del postino-poeta e la sua morte (avvenuta il giorno successivo alla fine delle riprese) hanno forse messo un po’ in ombra Philippe Noiret e il suo Neruda controllato e intenso, mai eccessivo.

 

David Foster Wallace (Jason Segel)

in The End of the Tour (2015) James Ponsoldt

Se l’idea di «comprimere» in un film il genio e la follia di David Foster Wallace (l’«Émile Zola del nuovo millennio», come scrisse il New York Times) aveva probabilmente lasciato perplessi i suoi numerosi seguaci, il fatto che, a interpretarlo, fosse stato chiamato Jason Segel, il bonario Marshall Eriksen della sitcom How I Met Your Mother (2005-2014), di certo li aveva a dir poco sconcertati. Eppure, grazie al limitatissimo arco temporale (i cinque giorni trascorsi dallo scrittore insieme col giornalista David Lipsky, subito dopo l’uscita di Infinite Jest, nel 1996), la sensibilità degli attori (David Lipsky è interpretato da Jesse Eisenberg) e la struttura del film, che rifugge da qualsiasi sensazionalismo, il risultato è rispettoso e convincente.

 

E anche:

– Francis Scott Fitzgerald (Gregory Peck) in Adorabile infedele (1959) di Henry King, sul tormentato periodo trascorso dallo scrittore a Hollywood;

– Christy Brown (Daniel Day-Lewis), lo scrittore e pittore paraplegico che lotta per esprimersi in Il mio piede sinistro (1989) di Jim Sheridan;

– C. S. Lewis (Anthony Hopkins) in Viaggio in Inghilterra (1993) di Richard Attenborough;

– Dorothy Parker (Jennifer Jason Leigh) in Parker e il circolo vizioso (1994) di Alan Rudolph;

– Arthur Rimbaud (Leonardo Di Caprio) e Paul Verlaine (David Thewlis) in Poeti all’inferno (1995) di Agnieszka Holland;

– Il marchese de Sade (Geoffrey Rush) in Quills (2000) di Philip Kaufman;

– Il poeta e romanziere cubano Reinaldo Arenas (Javier Bardem) in Before Night Falls (2000) di Julian Schnabel;

– Virginia Woolf (Nicole Kidman) in The Hours (2002) di Stephen Daldry;

– Sylvia Plath (Gwyneth Paltrow) e Ted Hughes (Daniel Craig) in Sylvia (2003) di Christine Jeffs;

– Allen Ginsberg (James Franco) in Howl (2010) di Rob Epstein e Jeffrey Friedman;

– Francis Scott Fitzgerald (Tom Hiddleston), Zelda Fitzgerald (Alison Pill), Gertrude Stein (Kathy Bates), Ernest Hemingway (Corey Stoll), Djuna Barnes (Emmanuelle Uzan), T.S. Eliot (David Low) nell’immaginifico Midnight in Paris (2011) di Woody Allen;

– Ernest Hemingway (Clive Owen) e Martha Gelhorn (Nicole Kidman) in Hemingway & Gellhorn (2012) di Philip Kaufman, un film sulla passione tra lo scrittore e la corrispondente di guerra. I due si sposarono nel 1940 e divorziarono nel 1945.

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