Intervista a Daria Bignardi sul nuovo romanzo, sul rapporto con la scrittura, con le dipendenze, e sul timore dei pregiudizi

Daria Bignardi è tornata in libreria con “L’amore che ti meriti”, il suo quarto libro, che l’ha riportata nella sua Ferrara.  Il romanzo, infatti, racconta la storia di Alma e Maio, due fratelli adolescenti, molto legati tra loro. Due fratelli felici senza sapere di esserlo; felici fino a quando, per gioco, scoprono l’eroina. Siamo a cavallo tra i ’70 e gli ’80, e sarà Maio a subire le conseguenze peggiori. La trama ci porterà poi a Bologna, trent’anni dopo, quando la figlia di Alma verrà a sapere del segreto della madre, e deciderà di andare alla ricerca dello zio. Il suo sarà un viaggio catartico, ricco di incontri, e pieno di domande a cui non sarà facile trovare risposte.
Il Libraio ne ha parlato con la scrittrice e conduttrice delle Invasioni Barbariche.

 

Daria Bignardi, cos’è cambiato nel suo approccio alla scrittura dopo quattro romanzi? Pensa di aver trovato la sua “voce”? 
“Mi hanno detto che l’ho trovata con L’acustica perfetta, anche se credo che ci fosse già tutto in Non vi lascerò orfani: non per niente era un libro che covavo da trent’anni”.

La droga è un tema ricorrente nei suoi libri. Basti ricordare “Un karma pesante” (Mondadori, 2010), in cui la protagonista, Eugenia Viola, da ragazza si era innamorata di un pusher… E lei, ha mai subito la fascinazione delle dipendenze?
“Le dipendenze sono un grande tema della contemporaneità, sono sostituti delle certezze che abbiamo perso o non abbiamo mai avuto. Nelle mie storie rappresentano una fase di passaggio nella formazione dei personaggi, una prova da superare. Da ragazza ho perso diversi amici a causa delle droghe pesanti che circolavano allora, troppi per esserne affascinata”.

Un altro tema ricorrente nei suoi libri è il rapporto tra madre e figlia. Cosa l’ha colpita del complesso legame tra Alma e sua figlia Antonia?
“A volte sospetto che Alma e Antonia siano parte della stessa persona. Ma Antonia è la parte che ha il compito di salvare l’altra. Il rapporto tra madre e figlia credo sia la relazione più complessa e profonda che esista, e quindi fonte di conflitti ma anche di grandi opportunità di crescita e di amore”.

Ospite della Fiera di Francoforte, nei giorni scorsi ha dichiarato: “Quando hai successo in televisione ti vergogni di scrivere, perché ti sembra che pubblichi perché fai tv. Ho dovuto infrangere un tabù per il mio primo romanzo…”. A distanza di qualche anno ha superato queste resistenze? Quando scrive, si sente “libera”?
“Le ho superate appena ho cominciato  il primo libro, altrimenti non avrei mai potuto scrivere una riga onesta. Ma è vero che ho aspettato moltissimo tempo  a cominciare perché temevo i pregiudizi inevitabili, e del tutto comprensibili, di chi mi ha sempre vista fare un altro mestiere. Scrivere, leggere e raccontare storie è la cosa che più mi viene naturale da quando ero una bambina”.

 

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