"Credo sia un luogo comune pensare che le esperienze negative ci rendano sempre persone migliori. Dipende dal livello di maturazione emotiva a cui si è giunti...". Selvaggia Lucarelli, in libreria con "Dieci piccoli infami", si racconta. E parla delle sue letture ("Sono alle prese con 'Divorziare con stile' di Diego De Silva") e degli autori che hanno ispirato il suo stile ("Devo molto all'ironia di Stefano Benni"). A quando un nuovo romanzo? "Prima o poi..." - L'intervista

Seguitissima sui social, firma de Il Fatto quotidiano, protagonista in radio e in tv, già autrice del romanzo Che ci importa del mondo (“a quando un nuovo romanzo? Mi piacerebbe, ma per scrivere il primo ho impiegato tre mesi, e in questa fase è quasi impossibile isolarmi per un periodo così lungo, tra impegni professionali e familiari. Ma prima o poi…), Selvaggia Lucarelli è appena tornata in libreria, sempre per Rizzoli, con Dieci piccoli infami – Gli sciagurati incontri che ci rendono persone peggiori.

Con tono leggero e approccio autoironico, il libro racconta una serie di personaggi che, nel corso del tempo, “più o meno inconsapevolmente, hanno trasformato l’autrice in una persona peggiore”: dall’ex fidanzato, soprannominato Mister Amuchina, ossessionato dall’ordine e dall’igiene, all’amica colpevole di “tradimento” dopo cinque anni di scuola elementare, passando per il primo ragazzo colpevole di averla chiamata “signora”…

Abbiamo intervistato la Lucarelli, che nei giorni scorsi ha visto concludersi positivamente, con l’assoluzione da parte del Tribunale di Milano, una vicenda giudiziaria che si è protratta a lungo (qui i dettagli, ndr).

selvaggia lucarelli rizzoli

Scrivere Dieci piccoli infami è stata un’esperienza liberatoria?
“Più che altro è stata un’esperienza divertente. Si tratta di un libro giocoso, non di un’invettiva furente. Da sempre pratico l’ironia, e mi ha stupito che molti, forse per il titolo scelto, si aspettassero da me una resa dei conti”.

A suo modo, il libro è (anche) un’autobiografia per episodi: questi momenti più o meno negativi l’hanno resa più “attrezzata” ad affrontare le difficoltà?
“Credo sia un luogo comune pensare che le esperienze negative ci rendano sempre persone migliori. Dipende dal livello di maturazione emotiva a cui si è giunti. Personalmente, a vent’anni certi momenti hanno contribuito a rendermi più acida, più cinica. Crescendo, è molto cambiato il mio approccio alle avversità, ma è ovvio che sia così”.

A proposito di incontri che ci rendono persone peggiori, perché spesso sui social emerge il lato negativo delle persone?
“I social ci smascherano, non ci trasformano in qualcosa che non siamo; tirano fuori un lato oscuro che cerchiamo di nascondere nella vita di tutti i giorni. Inoltre, c’è un’idea di impunità generale, e troppe persone ritengono che mondo virtuale e mondo reale siano separati”.

E i media, che ruolo svolgono?
“Da un lato ho notato maggiore consapevolezza da parte dei giornalisti, in particolare da chi lavora sul web, a trattare meno superficialmente del passato certi argomenti. Dall’altra, purtroppo, non ho visto miglioramenti nell’atteggiamento di gran parte degli utenti, nonostante si parli spesso di questi problemi. Anzi, mi sembra di assistere a un imbarbarimento”.

Cambiamo tema: quale lettura l’ha più colpita di recente?
“Di ritorno da un recente viaggio in Polonia ho colmato una lacuna, leggendo Se questo è un uomo di Primo Levi. In questi giorni, invece, sono alle prese con una lettura decisamente più leggera, Divorziare con stile di Diego De Silva, autore che amo per la sua ironia”.

Ci sono scrittori che hanno ispirato il suo stile, il suo approccio alla scrittura?
“All’inizio, quando ho iniziato a fare questo lavoro, ho letto tanti libri di Stefano Benni. Devo molto alla sua ironia”.

E quale romanzo porterà in vacanza quest’estate?
“In valigia spero di trovare spazio per La scuola cattolica di Edoardo Albinati (romanzo, vincitore del premio Strega 2016, di quasi 1300 pagine, ndr)…”.

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