Dopo la tragica fine di Giulio Regeni, il ricercatore italiano scomparso la notte del 25 gennaio al Cairo e ritrovato morto nove giorni dopo (è in corso l'inchiesta), su ilLibraio.it Barbara Serra, giornalista di Al Jazeera English, analizza la complessa situazione in Egitto: "Gli studi di Human Rights Watch mostrano come negli ultimi anni siano scomparse centinaia di persone nel Paese, in particolare giornalisti e attivisti, peggio che durante l’era dell’ex Presidente Hosni Mubarak..."

Non conosciamo i dettagli della morte di Giulio Regeni, e al momento non si possono escludere le opzioni criminali. Forse era semplicemente nel posto sbagliato al momento sbagliato, Ma la data della sua scomparsa, il 25 gennaio 2016, quinto anniversario della rivoluzione, inquadra gli eventi in un contesto preoccupante. Nello stesso giorno la polizia ha fatto irruzione in 5000 case nella capitale Il Cairo, perché sospettava gli abitanti di varie violazioni contro il governo.

Giovedì sera, su Al Jazeera English, ho parlato con Ahmed Benchemsi, della sezione nordafricana di Human Rights Watch, ONG a difesa dei diritti umani. Mi ha detto che spesso le “violazioni” indicate dalla polizia possono semplicemente consistere nel possesso di libri, poster, o qualsiasi altro oggetto (e non solo) che faccia pensare a un legame con il movimento rivoluzionario del 25 gennaio. “C’è stato un gran giro di vite quel giorno, nei confronti di attivisti e dissidenti. È per quello che, pur non conoscendo bene i dettagli, sospettiamo che la scomparsa di Giulio Regeni possa essere legata a questo”.

Qualunque sia il contesto, la morte di Regeni è tragica. Ma non si tratta di un caso isolato. Gli studi di Human Rights Watch mostrano come negli ultimi anni siano scomparse centinaia di persone in Egitto, in particolare  giornalisti e attivisti, peggio che durante l’era dell’ex Presidente  Hosni Mubarak. Il gruppo Egyptian Coordination for rights and freedoms afferma che nel 2015 sarebbero scomparse 1000 persone. In particolare, fra agosto e novembre, una media di 3 al giorno.

La polizia nega sempre di essere implicata in queste sparizioni. Per la prima volta, però, due settimane fa, vista la pressione da parte di un gruppo locale, The National Council for Human Rights, la polizia ha ammesso che cento persone sulle liste degli scomparsi erano in effetti stati imprigionate.

È stata la prima volta che la polizia ha ammesso di avere una qualsiasi connessione con le sparizioni forzate in Egitto. Forse Giulio Regeni è stato preso di mira per il suo lavoro giornalistico e accademico, come centinaia di altre persone in Egitto. Ma il fatto che Regeni fosse straniero dà al suo caso un interesse mediatico nazionale e internazionale quasi sempre negato agli egiziani scomparsi o uccisi.


El Sisi

È proprio questa attenzione mediatica a rendere il caso ancor più complicato. Sicuramente non sta giovando al governo di El Sisi. I titoli dei giornali egiziani si chiedono perché il corpo di Regeni sia stato trovato proprio quando il nostro Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, si trovava a Il Cairo. I media schierati dalla parte del governo sottolineano come questo evento possa danneggiare le relazioni fra Italia e Egitto. Stando a uno degli articoli di questi giorni, “ci sono mani nascoste che stanno cercando di danneggiare l’economia e il prestigio egiziano”.

Vi assicuro che non ho particolare simpatia per il governo egiziano. Hanno sbattuto in prigione tre dei mie colleghi di Al Jazeera English per 400 giorni, accusandoli di essere terroristi quando stavano solo facendo il loro lavoro. È ancora vietato per i nostri giornalisti lavorare in Egitto. Comunque sembra azzardato per il governo egiziano mettere a rischio la relazione con l’Italia, suo più grande partner di commercio in Europa, a causa di qualche articolo o ricerca sulle violazioni dei diritti dei lavoratori in Egitto. È risaputo che l’Egitto di El Sisi non è un paradiso democratico. Che le violazioni dei diritti umani abbondano. Ma nel contesto attuale del Medio Oriente, non è sorprendente che i paesi occidentali scelgano di chiudere un occhio e allearsi con El Sisi.

Questo ha fatto Matteo Renzi, che durante un intervista ad Al Jazeera concessa nel luglio 2015 mi ha detto: “Non c’è Egitto senza Sisi. Lo considero un amico”. Cercare di ottenere vera trasparenza nelle indagini sulla morte di Giulio Regeni sarà una dura prova per l’amicizia fra i due leader.

 

L’AUTRICE – Barbara Serra, giornalista e scrittrice, è nata a Milano nel 1974 (da padre sardo e madre siciliana). Dopo gli studi in Danimarca e Inghilterra (alla London School of Economics), entra alla BBC a Londra nel 1999 come collaboratrice. Diventa reporter a tempo pieno nel 2003, quando passa a Sky News. Due anni dopo è a Channel 5, prima straniera alla conduzione di un TG nel Regno Unito. Dal 2006 lavora per Al Jazeera English come presentatrice e corrispondente. Da Londra partecipa al programma di Rai3 TV Talk.
Con Garzanti ha pubblicato il libro Gli italiani non sono pigri.

  
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