Viaggio fotografico nella biblioteca personale dello scrittore ed editor Vanni Santoni: grandi classici, fumetti, libri di formazione, collezioni... E tutto è ordinato in maniera molto personale. Scopri come... - #lelibreriedegliscrittori

Sono un bibliofilo atipico. Spendo quasi tutti i miei soldi in libri, però poi lascio che i libri vivano la loro vita nella mia casa. Non mi curo troppo del loro stato. Faccio le orecchie per segnare la pagina e sottolineo quando mi va. Spesso li presto e poi dimentico di riprenderli. Inoltre, nella mia biblioteca non vige l’ordine. Ne ho viste con i libri ordinati alfabeticamente, divisi per editore (soluzione che ammiro, e anzi mi rammarico della progressiva sparizione di questo metodo di ordinamento all’interno delle librerie) e finanche posizionati per colore della costola, operazione che da vita a mirabili arcobaleni. Tutto questo va oltre le mie capacità. Tuttavia è vero che i libri, dopo la prima collocazione (il mucchio di quelli che sto leggendo o penso di leggere), tendono pian piano a traslare verso la loro collocazione naturale. Sorge un ordine dall’entropia.

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Il primo scaffale che si è coagulato è quello degli imprescindibili capolavori. Non tanto i migliori libri in assoluto (anche se alcuni fanno ben parte della categoria) quanto quelli che mi hanno impressionato di più, o che più hanno contribuito alla mia formazione. Meridiano di sangue, Lolita, Controcorrente, Il gioco del mondo, Pastorale americana… Inutile commentare la prima foto. E inutile commentare anche la seconda. Sarebbe bello poter tornare vergini rispetto a Anna karenina e Guerra e pace… Solo una precisazione: Atomized non è altro che Le particelle elementari. Lo trovai e cominciai in un albergo, in anni in cui ancora non mi passava neanche per la mente di fare questo mestiere, e infatti neanche sapevo che Houllebecq era francese. Me lo lessi in inglese. Anche in traduzione era così buono che dovetti portarlo via, e infatti eccolo lì. Lasciai in cambio il libro che avevo con me, mi pare fosse una cosa di Irvine Welsh.

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Si continua con i capolavori, però questi sono tutti, pur imprescindibili, meno imprescindibili di quelli dello scaffale precedente, con l’eccezione di Finzioni di Borges, che è il libro da cui è cominciato tutto, perché fu ovviamente con La biblioteca di Babele che per la prima volta compresi il potenziale psichedelico e generativo ed esplicativo della letteratura. Giustamente, con l’outsider Knockemstiff a far da stato cuscinetto, accanto ha i Three novels di Beckett, Molloy e compagnia – la fine del tutto.

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Altro lato dello stesso scaffale, altri fondamentali. Sciascia, De Laclos… C’è pure Hubert Selby Jr. Ecco, quello, Requiem per un sogno, fu importante. Non so quanto fosse effettivamente buono. Quasi non oso riaprirlo. Ma fu il primo libro postmoderno che lessi o giù di lì, dopo una dieta tutta ottocentesca. Fu epifania e frattura da cui si dipanò un universo di possibilità stilistiche. Ero agli inizi con la scrittura, e per tre settimane o anche un mese scrissi solo in stile Selby Jr. Fisica della malinconia di Georgi Gospodinov l’ho messo sulla fiducia. L’ho finito da poco e mi ha impressionato molto. Probabile che più in là trasli da solo verso scaffali più umili, ma per ora ho provato a piazzarlo lì, vedremo se resiste.

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Sopra. Una delle tante zone libri davvero-molto-belli. Metto questa tra le molte perché qua c’è anche Kenshiro.

 

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Una volta lessi un’intervista, mi pare a Franco Buffoni, in cui alla domanda (cito a mente) “Cosa consiglia a un giovane poeta?” Rispose, “Di guardare la propria biblioteca, e se ci sono meno di 500 libri di poesia, ricominciare a leggere prima di mettersi a scrivere.” Non sono e non mi considero un poeta, anche se a volte con Personaggi precari e 999 rooms ho messo piede nel territorio, ma ho ugualmente l’obiettivo di arrivare a 500. Per ora, considerando le raccolte che uniscono più libri, sto a 267. Questi sono alcuni di essi.

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Vale una menzione questa umile e assieme nobile collana dei Classici dell‘800, che Repubblica allegò al giornale nel 2004. Gli scaffali in realtà sarebbero quattro. Tanti di quei romanzi li avevo già, ma mi permise comunque di tappare qualche buco e averli sott’occhio in modo organico. Sono convinto di non essere stato l’unico a giovarsene.

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Altra zona libri molto belli. L’ho messa soprattutto perché si intravede Goku.

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Questa sarebbe in realtà parte della zona imprescindibili capolavori visto che raccoglie Slam Dunk, il più grande feuilleton contemporaneo, oltre che con ogni probabilità il miglior fumetto di tutti i tempi, con buona pace dei tanti altri, spesso più colti e arditi, che ho amato e venerato.

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Be’ anche Calvin & Hobbes però…

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I colonnini! Molto belli come complementi di arredo – in origine dovevo aggiungerne uno per ogni romanzo che avrei pubblicato –, meno come scaffali, dato che il prezzo per l’effetto scenico è che i libri si impolverano e slabbrano. Pian piano ci sposterò quelli meno significativi, per ora questo è ancora pieno di roba buona.

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Ancora colonnini… Nel secondo si intravede un rado barlume di organizzazione, essendoci tutta la saggistica storica, narratologica e mitologica che mi è servita per il lavoro sui due Terra ignota. Il resto è a casaccio. 

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L’indispensabile scaffalino scienza sacra, di cristallo come è giusto che sia. Bibbia, Corano, Veda, Crowley, Guénon, Leary, Ildegarda, Strassman, Kabbala e quant’altro, sta tutto qua. Ci sono pure gli I Ching che uso, e con loro i tarocchi – mazzo Rider-Waite, che te lo dico a fare.

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Un altro aderentissimo esempio di scaffale random. Si notano però in ostensione i miei nipotini, i finora quattro romanzi della collana Tunué che tante soddisfazioni ci stanno dando. Stan lì per averli a portata di mano qualora sappia che durante il giorno incontrerò qualche critico, giornalista o scrittore a cui potrebbe essere il caso di affidarne uno.

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Sezione cuore di mamma. I libri che ho scritto in questi dieci anni. Si intravede anche la traduzione tedesca di Tutti i ragni. Di qualcuno di questi libri sono riuscito a conservarne qualche copia in più. Ci sono pure due rare copie dell’ormai irreperibile Gli interessi in comune, che mi son comprato usate su Amazon.

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Ecco in un angolino le riviste che hanno pubblicato miei racconti. Si va dall’attualità dell’ultimo Nuovi Argomenti all’archeologia di Mostro, dove per la prima volta ebbi la soddisfazione di veder stampato su carta qualcosa che avevo scritto. Si intravvedono anche i degni eredi della medesima, Collettivomensa e Riot Van, nell’ordine.

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Fumetti. Una minuscola parte della collezione, molta della quale resta dislocata a casa dei miei. Vari capisaldi cruciali che non hanno bisogno di troppe descrizioni.

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Scaffale dei libri dell’università. Da collocazione e illuminazione si intuisce quanto amassi lo studio. Vabbe’, Sociologia non era poi male. Unico punto di interesse: i quadernini. Per un periodo ho scritto anche a mano, su tali taccuini. Poi mi sono reso conto che se prendevo gli appunti sul cellulare, potevo importarli direttamente come file. Poco romantico, ma funzionale. E poi il basso profilo è pure meglio, che un tizio con un taccuino un po’ si sta sempre dando delle arie. Oggi li uso solo per gli schemi e i diagrammi dell’architettura di un romanzo, che non si possono fare al computer. O meglio, si potrebbero fare, e forse pure meglio, ma non mi riesce.

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Altri scaffali random. Questi sono nella stanza in cui di solito sto con la gente. Siccome è diversa dalla stanza in cui scrivo, finivano sempre per traslarvi i libri peggiori e meno utili. Così i miei ospiti immancabilmente si stupivano della pochezza delle mie letture. Alla fine ho risolto collocandovi le cose che non ho ancora letto, quelle di indiscutibile qualità ma che una volta lette si consultano abbastanza di rado, come Le mille e una notte, il Decameron, oltre che. va da sé, un sacco di roba a caso. Sì, la faccia di Cannavaro dalla costola del pur ottimo libro sul calcio di John Foot l’ho cancellata io. Vederla ogni giorno era davvero troppo.

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... Un’altra cosa che sta bene in questa stanza sono i materiali appena archiviati, quelli che per un po’ si ha la certezza che non si riprenderanno in mano a breve. Qui ad esempio si scorge una parte della bibliografia che ho usato per lavorare al mio nuovo romanzo Muro di casse, che uscirà per Laterza a maggio. E la copertina di Revolver, che al contrario di certe ghigne, è sempre propizio avere sott’occhio.

*Lo scrittore autore del “reportage”, classe ’78, dirige la narrativa di Tunuè. A maggio uscirà il suo nuovo libro, Muro di casse (Laterza)

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