"Bisogna assolutamente mettere in conto che faremo degli errori anche se ce la mettiamo tutta...". Su ilLibraio.it la riflessione di Isabella Milani, insegnante, blogger e scrittrice, che si rivolge e professori e genitori, partendo dalla sua esperienza

Una volta chiesi al neurologo come potevo evitare di avere un ictus o un infarto, visto il fatto che nella mia famiglia sono stati entrambi molto presenti. Mi rispose più o meno così: “Non deve bere alcolici, non deve fumare, non deve mangiare cibi grassi e cibi salati, non deve andare in sovrappeso; deve fare attività fisica, e deve controllare regolarmente colesterolo e trigliceridi. Fatto tutto questo, se è credente, deve pregare, perché quello che le ho detto non garantisce nulla, anche se riduce molto le possibilità di avere ictus e infarti”.

Ecco. Il concetto è lo stesso: tutto quello che ho sperimentato e che scrivo non garantisce nulla –né a me né a voi –  anche se aumenta la possibilità di essere buoni insegnanti e buoni genitori. Quelli che scrivono presentando le loro idee come infallibili non sono onesti. Quelli che leggono pensando di ottenere un 100% di successo sono ingenui. Quelli che tacciono sui loro errori non sono sinceri. Personalmente, mi piace essere onesta e sincera. Ho voluto ribadirlo, anche se l’ho già scritto molte volte.

Per spiegarmi meglio descrivo me, come insegnante e come genitore.

Sono stata una buona insegnante? Spero di sì.

Mi sono data tantissimo da fare per i miei alunni: per i più difficili, per i più timidi, per i più riservati, per i più insicuri, per i più introversi; per quelli che avevano avuto esperienze traumatiche, per chi era affetto da malattie importanti; per chi era stato vittima di violenza; per chi si era scoperto gay o transessuale; per quelli che avevano più difficoltà a capire, a leggere, a scrivere, a imparare; ma anche per quelli che avevano maggiori potenzialità, per quelli che potevano raggiungere livelli più alti. Non ho mai avuto paura di espormi in prima persona, per loro.

Ho cercato sempre di essere giusta e disponibile al dialogo. Mi sono messa in discussione e preparata continuamente, di anno in anno, fino alla fine della mia carriera, senza pensare mai che quello che sapevo era già tutto quello che c’era da sapere.

Non ho mai fatto pesare alla classe i miei problemi personali, e non ho mai fatto pagare agli alunni le scorrettezze che qualche volta ho ricevuto da parte loro o dei loro genitori.

Ho cercato di aiutare i genitori più che ho potuto, soprattutto quelli che sbagliavano, con i loro figli e anche con me. Ce l’ho messa tutta. E ho avuto molta pazienza.

Ma a volte ho perso la pazienza. A volte avrei potuto fare un po’ di più. A volte ho trascurato qualcuno perché mi sono impegnata troppo con qualcuno più difficile.

A volte ho sbagliato: non ho capito subito il disagio, non ho saputo prevedere del tutto le conseguenze delle mie parole, ho creduto colpevole uno che era innocente. Su questi ultimi punti, però, devo dire che non mi sono mai vergognata di chiedere scusa, e ho corretto sempre il mio errore.

Sono una buona madre? Spero di sì.

Mi sono data tantissimo da fare perché mio figlio fosse prima di tutto sereno, e perché fosse autonomo e sicuro di sé. Per ottenere questo ho cercato di parlare molto con lui, soprattutto nei suoi momenti difficili, e di dargli il buon esempio. Ma devo dire che non posso affermare di averlo reso come mi sarebbe piaciuto, perché i nostri difetti e le nostre debolezze di genitori traspaiono, anche se facciamo di tutto per nasconderle. E le troppe riflessioni sono molto utili, ma hanno anche come effetto collaterale la tendenza a mettersi sempre in discussione, e questo non favorisce la serenità. E oltretutto c’è un limite all’intervento che non bisognerebbe mai oltrepassare, e invece io qualche volta l’ho oltrepassato.

Ho insegnato a mio figlio a essere onesto, ad amare lo studio, a cercare di fare sempre del suo meglio: questo credo che mi sia riuscito bene, anche se un forte senso del dovere può avere i suoi effetti collaterali.

Inoltre, sono una madre che scoccia parecchio, con lamentele e raccomandazioni inutili. Spesso ho perso (e perdo ancora) la pazienza. A volte sono troppo presa dal lavoro e sono meno disponibile di quello che vorrei (e dovrei, probabilmente). Qualche volta ho pensato perfino di essere stata migliore come insegnante che come madre.

Tutto sommato, però, spero di essere una buona madre. Me lo dirà il futuro.

La sostanza di quello che scrivo sull’educazione – per gli insegnanti e per i genitori- è tutta in questi pochi punti:

-bisogna assolutamente mettere in conto che faremo degli errori anche se ce la mettiamo tutta;

-bisogna capire che non possiamo plasmare i bambini e i ragazzi per farli diventare come ci sembra che sia utile per loro, perché sono “persone”, con le loro manchevolezze e le loro potenzialità, e non si devono (e, d’altra parte, non si lasciano) plasmare

-bisogna accettare il fatto che, per quanto possiamo volere il loro bene, è probabile che facciamo degli errori, a volte anche grossi;

-bisogna tenere sempre a mente che l’amore è necessario ma non è sufficiente;

-bisogna mettercela sempre tutta, consapevoli, però, che la felicità dei nostri alunni e dei nostri figli non dipende solo da noi, ma da tutto un sistema complesso (di fatti, di incontri e di persone) che non possiamo controllare.

Fatto tutto questo, chi è credente, può anche pregare.

Potete leggere anche questo articolo su ilLibraio.it

L’AUTRICE – Isabella Milani è lo pseudonimo di un’insegnante e blogger che ha trascorso la vita nella scuola. Per Vallardi ha pubblicato L’arte di insegnare – Consigli pratici per gli insegnanti di oggi e Maleducati o educati male? Consigli pratici di un’insegnante per una nuova intesa tra scuola e famiglia. 
Qui il nuovo sito dell’autrice e qui i suoi articoli per ilLibraio.it.

 

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