"Siamo ancora in tempo per migliorare i rapporti fra insegnanti e genitori, che in questi ultimi anni sembrano essersi deteriorati. Ecco come..." - Su ilLibraio.it l'argomentato appello di Isabella Milani, pseudonimo di una docente, blogger e scrittrice

L’anno scolastico è appena cominciato e siamo ancora in tempo per migliorare i rapporti fra insegnanti e genitori, che in questi ultimi anni sembrano essersi deteriorati: dal disaccordo si può passare all’intesa, se tutti – insegnanti e genitori- si impegnano a farlo. Come? Prima di tutto dobbiamo diventare consapevoli della situazione nella quale ci troviamo e, solo dopo, possiamo decidere che cosa è meglio per i bambini e i ragazzi.

-Genitori e insegnanti oggi educano in modi diversi e spesso in contraddizione.

-Educare in modo contraddittorio crea molti problemi ai bambini, che non sanno più a chi credere.

Molti genitori hanno verso gli insegnanti un atteggiamento di grande diffidenza, e operano un controllo serrato su tutto quello che essi dicono o fanno in classe, anche se si tratta di aspetti che sono prettamente didattici.

Molti genitori parlano male degli insegnanti davanti ai figli, e anche questo crea problemi ai bambini, che non sanno più se devono o no fidarsi degli insegnanti (che oltretutto amano, bisogna ricordarlo).

-Ci sono insegnanti (pochissimi) pessimi: dovrebbero essere licenziati. Invece restano. E su questo dovrebbe intervenire chi governa, perché i dirigenti hanno le mani legate. Gli altri, quelli che fanno tutto il possibile per essere bravi insegnanti, dovrebbero smetterla di tacere, e mettersi contro quei colleghi e dalla parte dei genitori, quando protestano e hanno ragione.  Altrimenti tutta la categoria perde di credibilità.

Chiarito questo, leggete queste mie riflessioni senza pensare alle maestre che lanciano quaderni o al professore che offende gli alunni, perché l’ho già detto: devono essere allontanati dalla scuola.

I famigerati gruppi whatsapp di genitori nascono con le migliori intenzioni, ma a volte (o spesso) si trasformano in veri e propri gruppi di controllo per monitorare gli insegnanti, con lo scopo di evitare che “facciano del male” agli alunni. E quel che è peggio, servono sempre per intervenire nella vita scolastica dei figli: per “aiutarli” su come si fa un certo esercizio, e per fare loro da segretari su “che cosa c’è di compito?”, “quando interroga?”, “che cosa si deve portare domani a scuola?”, e su tutti i “quando”, i “come” e i “che cosa” che dovrebbero essere esclusivo compito del bambino o del ragazzino. È proprio in questo modo –deresponsabilizzandoli- che si crescono ragazzi poco responsabili.

 

I genitori svolgono un lavoro, e credo che non proprio tutti siano eccellenze nel loro campo. Ma ogni genitore pretende invece che gli insegnanti siano tutti perfetti da ogni punto di vista, e soprattutto instancabili: sarebbe bello che si accettasse il fatto che gli insegnanti sono persone come tutte le altre, che stanno facendo il loro lavoro meglio che possono, e per questo motivo, nel momento in cui commettono qualche errore per stanchezza, dovrebbero essere compresi.

-Non è esatto dire che insegnanti e genitori sono in conflitto: bisogna dire che sono i genitori – anche se non tutti – quelli che ce l’hanno con gli insegnanti, ed è solo per questo che i docenti che fanno il loro lavoro con impegno guardano quei genitori come persone delle quali diffidare. Sono convinta del fatto che se i genitori rispettassero di più il lavoro degli insegnanti i conflitti cesserebbero automaticamente.

-In tutta la mia carriera ho constatato che tutti, perfino i cattivi insegnanti, amano gli alunni: certo, non come figli, ma come persone da proteggere, verso le quali provare affetto, voglia di farli crescere da tutti i punti di vista, apprensione se si trovano in difficoltà, dolore se si ammalano gravemente, partecipazione emotiva se devono affrontare un lutto.

-A volte noi insegnanti siamo irritati dal comportamento di certi alunni, e qualche volta vorremmo “mangiarceli”. Ma è lo stesso atteggiamento che hanno i genitori quando i figli disubbidiscono, quando si comportano male, quando mettono a repentaglio la loro incolumità. Sarebbe bene che i genitori capissero che lo stare tanto tempo con i bambini e i ragazzi porta gli insegnanti ad assumere atteggiamenti o a provare sentimenti e sensazioni simili a quelle dei genitori, tanto più che molti sono anche loro genitori.

-Cari genitori, credo che possa esservi utile leggere che cosa pensano gli insegnanti dei vostri figli:

Gli alunni, per me, sono quelli che mi guardano timorosi il primo giorno, che fanno confusione tra libri e quaderni, che a ricreazione mangiano la pizza sporcandosi e con la bocca ancora piena chiedono di andare in bagno e lavarsi. Sono quelli a cui penso anche a casa e nei weekend, che mi stimolano a studiare, chiedere, informarmi, che mi riempiono il cuore di tenerezza quando mi confidano problemi più grandi di loro e di me. Sono quelli che tornano felici a casa con un bel voto o una nota di merito. Quelli che non hanno libri e quaderni perché indigenti, quelli che vogliono fare i duri ma hanno un velo di tristezza negli occhi. Quelli che ti strappano grandi risate con uscite divertenti e strambe. Quelli che incontri per strada con i genitori e che ti salutano gioiosi, anche di sera, con un “buongiorno professoressa”, sono quei giovanottoni che incontri sull’autobus e ti chiamano per primi perché tu stenti e riconoscere le loro fattezze adulte. Sono quelli di cui scopri il nome sui giornali per un brutto fatto di cronaca e ti chiedi cosa hai sbagliato e cosa avresti dovuto e potuto fare di più. Sono la vita che si rinnova.

La cosa bella di essere insegnanti è che quell’emozione, quel morso allo stomaco rimane.

Ritrovare i miei alunni è un po’ come tornare a casa.

Gli alunni sono la parte migliore del nostro lavoro. L’unica per cui valga la pena di continuare a farlo.

Sono una responsabilità che si assume con gioia e consapevolezza.

Sono una sfida nel contribuire a rendere migliore questo mondo.

Per me, sono il bello della società. Il loro credere nel futuro e i loro discorsi sono aria pura.

Sono parole che maestri e professori scrivono su Facebook, ma che si sentono anche nei corridoi di tutte le scuole d’Italia.

I vostri figli, nel momento stesso in cui vengono affidati agli insegnanti, smettono di essere per loro degli estranei: si stabilisce un legame molto speciale, e diventano persone di cui prendersi cura, da seguire, da aiutare a diventare grandi. E questo legame dura per sempre. Sappiate che quando ci capita di incontrare i bambini che abbiamo avuto come alunni, diventati ragazzo e poi uomini, proviamo gioia, anche se sono passati molti anni. E se ci raccontano che ce l’hanno fatta, che sono contenti, siamo soddisfatti, e ci piace pensare che una piccolissima parte è merito anche nostro. Per noi i nostri alunni rimangono sempre speciali, persone con le quali abbiamo condiviso un tratto della strada della vita.

Eppure ci sono molti genitori pronti a vigilare per cogliere in fallo gli insegnanti e punirli, diffamarli, offenderli, denunciarli.

Cari genitori che capite e apprezzate gli insegnanti, difendeteli dai genitori che avvelenano i rapporti fra genitori e alunni. E cari genitori sempre pronti ad attaccare gli insegnanti, non credete a quello che si legge sui giornali. Abbiate fiducia in loro. Aiutateli a sopportare la fatica dell’insegnamento. E ricordate che non lo state facendo per loro. Lo fate per il bene dei vostri figli.

 

L’AUTRICE – Isabella Milani è lo pseudonimo di un’insegnante e blogger che ha trascorso la vita nella scuola. Per Vallardi ha pubblicato L’arte di insegnare – Consigli pratici per gli insegnanti di oggi e Maleducati o educati male? Consigli pratici di un’insegnante per una nuova intesa tra scuola e famiglia. 
Qui il blog dell’autrice e qui i suoi articoli per ilLibraio.it.

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