Fabio Genovesi, in libreria con "Il mare dove non si tocca", racconta a ilLibraio.it il nuovo romanzo, ma anche il suo rapporto con il mare, che ci dà "una meravigliosa lezione sulla realtà". Ridefinisce il significato di famiglia, basata prima di tutto sull'affetto e non sempre unita da legami di sangue. E cita tre romanzi che lo hanno "incantato", tra cui il poco conosciuto "American Dust" di Richard Brautigan

Fabio Genovesi torna in libreria con Il mare dove non si tocca (Mondadori), la storia di un bambino di sei anni, Fabio, che cresce nella Versilia degli anni Ottanta. Le cure dei suoi numerosi nonni e dei genitori non bastano a proteggerlo dalla realtà che lo circonda, e così Fabio scopre che fuori dalle mura domestiche c’è un mare, spaventoso ma bellissimo, verso cui bisogna dirigersi. E nuotare da soli, nelle acque profonde.

fabio Genovesi

L’autore toscano, dopo Chi manda le onde, torna a raccontare una storia in cui si intrecciano il mare, l’infanzia, gli affetti, le speranze, i desideri e le paure di personaggi filtrati attraverso gli occhi di un bambino di sei anni che tenta di farsi spazio nel mondo dei grandi. Ma che, come ammette lui stesso, racconta una storia per cui non sempre è pronto: “non ero ancora cresciuto abbastanza, perché lei e la mamma parlavano fra loro a mezze parole per non farmi capire, per tenermi lontano da quel segreto lì che invece mi avrebbe fatto invecchiare di colpo”.

fabio Genovesi
Fabio Genovesi – foto di Francesca Giannelli

Fabio Genovesi, il mare è sempre presente nei suoi romanzi: quanto influenza la sua scrittura vivere sulla costa?
“Il mare è una presenza costante nella mia vita, l’ho sempre avuto vicino. Come tutte le grandezze della natura serve a ricordarci che c’è qualcosa di più potente e imponente di noi e che la vita ha dei ritmi che ci conviene seguire, anche se non sempre sono quelli che vorremmo. Il mare ci offre una meravigliosa lezione sulla realtà”.

E cosa rappresenta il mare per il protagonista del suo nuovo libro?
“Per Fabio il mare è un elemento bello, ma anche sconosciuto: lo teme perché può essere pericoloso, ma è il luogo verso cui sa di dover andare. Si tratta dell’ignoto che ci affascina, ma che non sappiamo bene come raggiungere. Dopotutto per nuotare davvero bisogna andare nell’acqua dove non si tocca”.

Il nome del protagonista sembra già un indizio di autobiografismo: quanto c’è di vero nel romanzo?
“Le situazioni di partenza della storia sono tratte dalla mia infanzia, ma quando si scrive si finisce sempre a inserire cenni autobiografici in storie di fiction e viceversa. Mi piace mischiare la fantasia e la realtà, come se fosse un libero scambio tra i due elementi”.

Anche l’ambientazione negli anni Ottanta…
“Sono infatti gli anni in cui sono cresciuto, per questo aveva senso ambientare la storia in quel periodo. Oltretutto sono stati gli ultimi in cui i bambini potevano essere davvero scalmanati: niente telefonini a connetterli continuamente con i genitori e quindi meno controllo. Tuttavia non era mio interesse analizzare lo scenario sociopolitico dell’epoca, né raccontare con nostalgia – che non provo – gli anni Ottanta. Volevo che fosse un tempo interessante per me e per la storia, ma a cui possono relazionarsi anche lettori di ogni età”.

Fabio, il piccolo protagonista del romanzo, ha una famiglia davvero allargata: quanto è importante il tema degli affetti, nei romanzi e non solo?
“Per me è fondamentale e non intendo solo quella di sangue: ci si può creare una famiglia allargata come quella di Fabio che ha tanti nonni – in realtà sono i fratelli del nonno, quindi i suoi prozii -, ma anche con persone con cui non si ha un vero legame di parentela. Ad esempio, io che non ho bambini nutro molto affetto per i figli di alcuni amici. Quello che crea e forma una famiglia è prima di tutto l’affetto”.

Quali sono i romanzi di formazione che ha amato e hanno lasciato il segno?
“Ci sono tre romanzi che mi hanno incantato. Huckleberry Finn di Mark Twain, che per me è un modello assoluto. La strada per Los Angeles che è il primo romanzo di John Fante. E il poco conosciuto American Dust di Richard Brautigan. Sono tutti e tre romanzi che raccontano situazioni entusiasmanti e qualche volta estreme, senza soffermarsi troppo sullo stile. Sono opere che rappresentano bene il grande calore della letteratura”.

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