Enrico Franceschini, grande "firma" di Repubblica, torna in libreria con "Scoop", un romanzo sulla carta stampata prima della rivoluzione digitale. Per l'occasione, seleziona per ilLibraio.it 8 grandi libri (e 2 film d'autore) sul giornalismo: da "L’inviato speciale" di Evelyn Waugh a "Un americano tranquillo" di Graham Greene, passando per "Il falò delle vanità" di Tom Wolfe, ecco le sue scelte

L’inviato speciale, Evelyn Waugh. Il più bel libro mai scritto sul giornalismo. Ha fatto da modello al mio, gli ho preso anche il titolo dell’edizione originale inglese del 1938, che era appunto “Scoop”. Non ho potuto imitare lo stile, perché nessuno scrive come Waugh.

Bel Ami, Guy de Maupasssant. La storia di un giornalista manipolatore nella Parigi di fine ‘800 fra potenti, truffatori e ricche amanti. Sempre attuale.

Un americano tranquillo, Graham Greene. Un giornalista inglese disilluso da tutto, un agente della Cia idealista, una affascinante vietnamita che diventa l’amante dell’uno e poi dell’altro, Saigon, vietcong, la guerra del Vietnam. Per mio conto, il capolavoro di Greene.

Il provinciale, Giorgio Bocca. L’autobiografia di quello che è forse il più grande giornalista italiano dal dopoguerra a oggi, lirica, romantica, comica, drammatica, come un romanzo, meglio di un romanzo.

La sera andavamo in via Veneto, Eugenio Scalfari. Un altro saggio che si legge come un romanzo, l’incredibile storia di un gruppo di giornalisti, di una nuova formula di giornalismo e di un’identità, dall’Espresso alla Repubblica, guidata dal più grande dei direttori.

Tutti gli uomini del presidente, Bob Woodward e Carl Bernstein. La storia vera, ma leggermente romanzata nella ricostruzione, di come due giovani cronisti del Washington Post costringono alle dimissioni l’uomo più potente della terra. Da leggere, rileggere, imparare a memoria, come un dramma di Shakespeare.

Il falò delle vanità, Tom Wolfe. C’è anche un giornalista nella formidabile trama dickensiana della New York degli eccessi: non è il protagonista, ma la vicenda passa attraverso di lui.

Gli imperfezionisti, Tom Rachman. La deliziosa storia della redazione di un giornale internazionale a Roma che potrebbe essere l’Herald Tribune, fra veterani del mestiere, eccentrici reporter e cronisti novellini.

Professione reporter, il film diretto da Michelangelo Antonioni e interpretato da Jack Nicholson (probabilmente nella migliore interpretazione della sua carriera, non a caso questa è l’unica pellicola di cui ha acquistato i diritti) su un giornalista in crisi di identità professionale.

Prima pagina, mitica commedia cinematografica, con Jack Lemmon e Walter Matthau, diretta dal grande Billy Wilder, tratta dall’omonima commedia teatrale: due cronisti spregiudicati a caccia di notizie, anche questa ha ispirato il mio Scoop.

enrico franceschini scoop

L’AUTORE E IL LIBRO – Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent’anni corrispondente dall’estero per la Repubblica, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013).

Il suo nuovo libro è Scoop, sempre pubblicato da Feltrinelli. Spedito per un equivoco in un paese del Centro America dilaniato dalla guerra civile, il protagonista del romanzo, il giovane cronista Andrea Muratori, è in preda all’eccitazione e allo sgomento: potrebbe essere arrivata la grande occasione di realizzare l’ideale romantico dell’inviato speciale (figura a metà tra l’agente segreto, il playboy e l’avventuriero) o di dimostrarsi tragicamente non all’altezza del compito. Una volta ai Tropici, fra veterani della categoria che passano le giornate ai bordi della piscina di un albergo di lusso, preoccupati soltanto di fare la cresta alla nota spese, spassarsela e spararle più grosse della concorrenza, il suo amore per il giornalismo cede prima alla disillusione e quindi a un irrefrenabile disgusto. Ma all’improvviso la commedia a cui gli sembra di assistere, tra dittatori da operetta, guerriglieri campesinos, invisibili squadre della morte e puttane comprensive (anche con lui), diventa un dramma autentico: e allora il giovane reporter comincia a riconoscere in quei cialtroni dei suoi colleghi e nella loro apparentemente sconclusionata professione l’indizio di qualcosa di eroico. Uno scoop potrà anche essere inventato, ma il giornalismo rimane, come gli insegna un vecchio del mestiere, “il più grande divertimento che puoi avere con i calzoni addosso”.

Franceschini torna dunque in libreria con un romanzo sulla carta stampata prima della rivoluzione digitale, sui corrispondenti di guerra prima dello smartphone e sull’eterno rito di passaggio dalla giovinezza all’età adulta.

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