Pamela Paul, responsabile della prestigiosa "The New York Times Book Review" e della sezione libri del "New York Times", spiega in un'intervista a ilLibraio.it perché vale ancora la pena leggere le recensioni dei critici professionisti nell'era del passaparola sui social e parla, tra le altre cose, del maschilismo nel mondo della cultura, del successo di Elena Ferrante oltreoceano e dell'interesse negli Usa per gli autori italiani contemporanei (citando il nuovo libro di Domenico Starnone)

Nell’era dei social e del passaparola online, ha senso che ci sia ancora chi per lavoro recensisce libri, nonostante in rete si trovino centinaia di siti e portali dove critici non professionisti, blogger e lettori danno il loro parere sulle opere pubblicate? Pamela Paul, caporedattrice della prestigiosa The New York Times Book Review, oltre che responsabile di tutti gli articoli sui libri del New York Times, ne ha parlato in un’intervista a ilLibraio.it. Pamela Paul, che è anche una scrittrice e che dal 2011 lavora per uno dei quotidiani più importanti al mondo, ha consigliato un autore in grado di condensare il nostro complesso periodo storico in un romanzo, e si è espressa sul maschilismo nel mondo letterario.

pamela paul intervista
Al giorno d’oggi, con sempre più recensioni scritte da lettori online, perché è ancora importante leggere le opinioni dei critici professionisti sulla carta stampata?
“Parliamo di cose diverse. Le recensioni dei professionisti, almeno per come operiamo al New York Times, sono attendibili: facciamo fact checking affinché il testo rispecchi accuratamente il libro, tanto che ogni scena e ogni citazione sono verificate. I lettori sono liberi di dissentire dal giudizio del critico, ma non devono mai dubitare dell’attendibilità. Anche l’obiettività è un fattore che non sottovalutiamo, tanto che scegliamo accuratamente il recensore per ogni libro, affinché non ci siano conflitti di interessi. Non deve essere né amico dell’autore, né suo nemico. Una grande differenza rispetto alle recensioni online, dove nessuno controlla l’imparzialità. Infine, il critico professionista non è solo in grado di mettere in relazione il libro ad altre opere, ma anche di raccontare il contesto in cui si colloca”.

Tuttavia le recensioni dei lettori online hanno un peso crescente…
“Certo, perché hanno una loro funzione. Tutti sappiamo quanto ci influenza ascoltare le opinioni degli altri e sperimentiamo l’importanza del passaparola. Allo stesso tempo esse non offrono la stesa integrità e sostanza delle recensioni scritte da professionisti”.

New_York_Times_Book_Review_cover_June_13_2004

A proposito di internet, oggi anche le testate più prestigiose subiscono la concorrenza delle realtà online: in che modo internet sta condizionando il suo lavoro?
“Rispetto solo a dieci anni fa, ora lavoriamo soprattutto per i lettori digitali: tantissimi ormai si approcciano alle notizie e ai contenuti in un modo differente rispetto al passato. Internet offre la possibilità di parlare di libri in modi diversi rispetto alla pagina del giornale”.

In particolare?
“Si possono mostrare con più facilità le immagini e quindi si può dare risalto a opere dal forte impatto grafico; è possibile inserire clip audio e video negli articoli… La rete, in generale, ha ampliato le modalità in cui si parla di libri”.New_York_Times

Recentemente il NYT cercava un corrispondente culturale dall’Europa. Quanto è importante per gli Usa l’influenza della cultura europea anche in riferimento alla letteratura?
“Siamo un quotidiano globale e speriamo di interessare anche i lettori europei. Siccome viviamo in un mondo globalizzato è inevitabile che anche la cultura lo sia; per questo motivo per noi è importante coprire temi europei. Nel caso dei libri, ci interessa quello che si legge in Europa e puntiamo a raccontare anche le voci che provengono da quei luoghi. Non è un caso che un’autrice italiana sia una delle più lette e discusse negli ultimi anni qui in America”.

Si riferisce naturalmente a Elena Ferrante. Come spiega l’interesse dei lettori americani per i suoi libri?
“Trovo interessante vedere che cosa supera i confini statali, a livello culturale. Ci sono autori americani molto influenti all’estero, che però qui non sono per niente conosciuti; lo stesso succede con serie TV e film. Per quanto riguarda Elena Ferrante, credo ci siano stati un insieme di fattori, dalle recensioni favorevoli al passaparola. Inoltre siamo nell’età dell’oro delle serie TV e un’opera in più volumi ha in parte ricreato quello che il pubblico cerca: personaggi che restino per un po’”.

Starnone

Grazie al successo dei romanzi della Ferrante, è aumentato l’interesse per gli autori italiani contemporanei?
“I libri sono capaci di aprire nuovi mondi: dalla mia esperienza personale so che quando si legge un’opera che ci interessa di un certo autore o su un certo luogo, poi se ne cercano altri simili. Vuoi restare in quel mondo. Ora sta uscendo un nuovo libro di Domenico Starnone, probabilmente avrà successo”.

Un tema molto discusso è quello del “maschilismo” nel mondo culturale. Pensa che negli ultimi anni sia aumentato il numero di firme femminili tra i critici letterari, in particolari nelle grandi testate?
“In America, e non solo, le donne sono lettori più forti degli uomini e anche in editoria, da anni, lavorano tantissime donne. Quello che sta accadendo ora è che stanno iniziando a dare più importanza ai loro gusti e alle loro aspettative, piuttosto che a quelli di un mercato improntato sulle richieste dell’uomo bianco medio. E questo ha un’influenza anche sulle recensioni”.

pamela paul intervista
Mohsin Hamid

Secondo lei – che ha scritto un saggio sul matrimonio, uno sull’esposizione mediatica dei bambini e uno sulla pornografia – chi sono gli autori che al momento sanno raccontare meglio i temi decisivi e i cambiamenti di questi anni?
“Non voglio fare favoritismi, ma cito Mohsin Hamid, un autore di Lahore che è vissuto a Londra e negli Stati Uniti e i cui libri sono stati tradotti in 25 lingue. Il suo nuovo romanzo, Exit West, tratta temi come l’ISIS, i migranti e la globalizzazione. Soprattutto, riflette sull’impossibilità di chiudere i confini, in un mondo come il nostro, siano essi territoriali, spirituali o fisici. Il tutto, poi, è trattato tramite una storia d’amore, un aspetto della vita narrato solitamente da autrici donne”.

E per quanto riguarda i libri per bambini, di cui si è occupata durante i suoi primi anni al NYT, secondo lei come si stanno evolvendo le storie?
“Per prima cosa le illustrazioni stanno ricevendo l’attenzione che meritano, sono riconosciute come forme d’arte e sono realizzate da disegnatori talentuosi. I libri per ragazzi stanno diventando sempre più di qualità: d’altronde, per convincere i ragazzini a mettere da parte i videogiochi, devono essere prodotti validi e ben fatti. Infine, i romanzi Young Adult, che fino a qualche anno fa non esistevano nemmeno, sono ormai opere interessanti per come uniscono i generi e riflettono sulla diversità. Tema che, in generale, è sempre più trattato nei libri per i più giovani: l’editoria ha capito il bisogno dei ragazzi di vedersi rappresentati in quello che leggono”.

Il suo ultimo libro, My life with Bob, nasce dalla sua abitudine di tenere traccia su un diario delle sue letture. Come definirebbe il rapporto che si crea tra il libro e il lettore?
“Ho iniziato a compilare un diario delle mie letture mentre ero al liceo e il primo titolo inserito è stato Il processo di Kafka. La mia opera si focalizza sulla relazione con i libri, perché mi sono resa conto, anche grazie al mio lavoro, che ogni lettore ha una sua idea di quello che ha letto. E lo stesso accade quando si rilegge un libro in diversi periodi della propria vita: sei la stessa persona ma reagisci in modi diversi. Infine, un’altra magia dei libri, secondo me, è che chiunque legge un certo titolo è connesso con gli altri lettori. Questo discorso vale per tante altre arti, ma credo che per la letteratura sia più forte, perché permette di creare mondi nella propria mente”.

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