"La madre è una di quella cose che si da per scontato di saper fare...". Su ilLibraio.it la riflessione della scrittrice Azzurra de Paola, al debutto con il romanzo "Il peso minimo della bellezza"

La madre è una di quella cose che si da per scontato di saper fare, almeno quelle come me che fino a una certa età sono un tantino supponenti. Quando sei ragazzina pensi: e che ci vuole! Sono donna, prima entra e poi esce. Facile. E finché il bambino ti cresce nella pancia come una protuberanza, un pezzo in più, qualche chilo di troppo è quasi come avere un rapporto con la propria anima: ti tormenta di notte con un peso allo stomaco, ti fa le farfalle nelle pancia, ci parli quando qualcosa non va, cielo sereno con sporadici episodi di vomito a nord. Sai che c’è ma non si vede. Poi nasce. È colorato e profumato, siete solo voi due in un mondo di orsetti e cavallini, di ombre cinesi e latte, latte a fiumi che nemmeno sapevi si potesse fare così tanto latte.

Con il passare dei mesi e poi degli anni, scopri che erano molte le cose che non sapevi. Per esempio non sapevi che tuo figlio è una persona.

Sì, perché c’è una grande retorica sul riconoscere negli altri delle persone con i nostri stessi sentimenti, le nostre paure, il desiderio di vivere. Ma quando questa seconda persona è in casa tua, nel tuo letto, mangia nei tuoi piatti, ti guarda per sapere se può attraversare la strada e tu devi essere certa che possa farlo perché altrimenti verrà investito, quindi ne va della sua vita e dipende solo da te – a quel punto non è più così facile. A quel punto inizia a fare paura, e poi male. Ogni tua decisione diventa assolutamente rilevante, perfino decidere di te stessa. Delle persone che ami. Del lavoro che fai. Ci sono troppo? Troppo poco? E quando ci sono, sono presente? Non solo la sua vita è nelle tue mani (almeno finché non impara a volare per conto suo) ma devi anche rispettare nel profondo quello che è. Che nonostante gli insegnamenti i valori i principi le cose su cui non transigi, non sei tu ma è lui. Un altro. Tipo te ma non proprio uguale. Una versione in miniatura, con un carattere suo, dei pensieri che non ti riguardano e di cui devi tenere conto o almeno provarci.

A volte ci si perde nel marasma della routine. I ritmi di vita sono talmente veloci che c’è ben poco tempo per pensare, per fermarsi. Ma capita in alcuni momenti che sei a cena con tuo figlio, che quel senso di dovergli qualcosa per il solo fatto di averlo messo in questo mondo si placa, e lo vedi. È come accorgersi del primo fiore a primavera. Guardi i suoi occhi, le mani che si muovono per spiegare le parole, i capelli che sono come i tuoi quando eri piccola – e lo senti così profondamente tuo, ti richiama nella carne, da dove se lo sono preso il giorno che è nato. È un pezzo mio, vorresti dire. Mi appartiene! Eppure è tanto bello vederlo vivere, è così capace di stare al mondo (e forse molto più di te) che non hai bisogno di sapere altro. Tutta la fatica di un rapporto a doppia mandata, tutta la paura delle responsabilità che sono tue e tue soltanto, tutte le speranze che ti sia riuscito di fargli capire quanto conta che lui sia felice, tutto viene ripagato. In quell’attimo. In quella rivelazione. Quando lo vedi ed è una persona e vive. L’hai messo nel mondo che non sapeva camminare, non sapeva parlare, e anche tu non sapevi molto di più. E ora vi ritrovate cresciuti insieme, più forti. Due persone ma non proprio due separate, due persone e un legame che trascende qualsiasi cosa tu abbia mai provato per chiunque altro. Anche se hai amato (e lo hai fatto).

Questo pezzo di te, questa confisca amniotica, questo saccheggio uterino non puoi rimettertelo dentro. Non puoi rimangiartelo e dire: resta un po’ con me. Tu non sei stata una madre altruista, non hai deciso come le tue amiche di averlo quando tutte le condizioni erano perfette, e il lavoro e i soldi e la casa e l’uomo dei sogni. Tu l’hai avuto perché fosse tuo – primo errore. Non c’è cosa meno tua di un figlio. E la lotta più dura da combattere è quella contro il figlio stesso, insegnargli a non avere bisogno di te e non fargli mai capire quanto tu abbia disperatamente bisogno di lui. Anche quando vorresti buttarti ai suoi piedi e dire: ti prego non crescere, ti prego resta piccolo ancora un attimo, giusto il tempo di… Non lo fai. Gli prepari lo zaino e lo mandi a vivere, a farsi male quando necessario, a sbattere la testa contro gli errori. Questo fai. E poi arriva il secondo errore, quello di credere che i figli si ricorderanno del tuo amore. Non gli spetta, è un peso che non devono portare. L’amore che hai per lui deve essere come gli zuccherini sulle ciambelle: colorato, buono ma altamente digeribile. Quando tuo figlio ti ringrazia per quello che fai allora hai già sbagliato, non deve avere idea di tutto quello che amarlo comporti: le rinunce, i sacrifici, le volte in cui avresti voluto dire sì e hai detto no. Non importa che lui lo sappia, non è un amore egocentrico.

Insomma quello da cui sei partita, quello di cui eri convinta di aver capito quando eri una figlia anche tu, è inutile. Prendilo e buttalo via. Tutti i motivi per cui credevi fosse bello avere un figlio non ci sono: è faticoso, doloroso, talvolta estenuante, ci vuole coraggio (un coraggio infinito) per le decisioni da prendere e tu non sei necessariamente preparata alle decisioni che verranno, ti tira fuori la pazienza da dentro e lo spirito di sacrificio, una serie infinita di compromessi e la capacità di accettare anche qualcosa che mai avevi creduto di poter accettare. Però poi, mentre sei sola in casa con la tavola apparecchiata per due e lui torna da scuola sventolando il cuoricino rosso che ha colorato per te ti ricordi di quella frase di Tammeus che dice: se non sai perché un bambino sulla giostra saluta i genitori a ogni giro e perché i genitori rispondono sempre, allora non hai capito la natura umana.

Azzurra De PaolaAzzurra De Paola

L’AUTRICE E IL ROMANZO – Una madre e un figlio sono il nucleo attorno al quale ruota la narrazione del romanzo d’esordio di Azzurra de Paola, Il peso minimo della bellezza (LiberAria Editrice), un microcosmo chiuso e autarchico in cui un giorno appare il Dottore, un uomo “perbene” e dalla singolare capacità d’amare, la cui presenza sconvolgerà per sempre i destini dei protagonisti. Il peso minimo della bellezza racconta i piccoli drammi e le enormi sofferenze di questo triangolo amoroso, rivelando al lettore i lati oscuri e taciuti della forma d’amore più pura che esista, quella tra madre e figlio.

Il peso minimo della bellezza

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