"Ricordo lo spalancarsi sorprendente di piacere e di libertà della mia prima lettura, quando ero una bambina snob e piena di pregiudizi...". Su ilLibraio.it la scrittrice Ilaria Gaspari spiega perché (ri)leggere un grande classico della letteratura per ragazzi, ancora irresistibile, come "Pippi calzelunghe" di Astrid Lindgren

Se per caso da bambini non avete letto Pippi Calzelunghe – ma anche se l’avete letto – probabilmente dovreste rileggerlo, adesso. E se avete delle bambine o dei bambini a portata di mano, Pippi Calzelunghe potrebbe essere un regalo bellissimo. Per me lo è stato, almeno; sia allora, che oggi.

Ricordo lo spalancarsi sorprendente di piacere e di libertà della mia prima lettura, quando ero una bambina snob e piena di pregiudizi, e mi sentivo troppo grande per un libro così evidentemente rivolto ai piccoli – quanti anni avrò avuto? dieci, forse, ma avevo appena finito Orgoglio e pregiudizio, il che imprudentemente mi faceva sentire matura e navigata. Non ci avevo più ripensato, però a quella sorpresa, finché non l’ho ripreso in mano, nella nuova edizione Salani in cui ritrovo la delizia delle illustrazioni sghembe che ricordavo.

Ho riletto, in questi mesi, parecchi classici dell’infanzia: molto spesso, rileggendoli, ho scoperto dei libri splendidi, e altrettanto spesso li ho trovati profondamente inquietanti. Molti, considerati classici per bambini per ragioni accidentali, riletti da adulti aprono spiragli perturbanti. Ho avuto a volte il sospetto che gli autori di questi libri bellissimi, come esuli, raccontassero storie di bambini con quel senso di perdita che rende l’infanzia un vero luogo letterario. Pippi è diverso. È un libro di una libertà sfrenata e scandalosa, e questo doppio fondo oscuro del rimpianto per le cose perdute, non ce l’ha; forse, anche perché è nato dall’idea di una bambina vera. Astrid Lindgren infatti scrisse le avventure di Pippi dopo averle raccontate ogni sera, per mesi, alla sua bimba malata e poi convalescente; fu proprio lei a inventare il nome magnifico e assurdo dell’eroina con le treccine rosse e le scarpe lunghe esattamente il doppio dei suoi piedi.

Pippilotta batti l’occhio Viktualia Rullgardina Succiamenta Efraisilla Calzelunghe è una bambina, più che strana, straordinaria. È ignorantissima e saggia, generosa e tenera, senza voler essere buona; un’artista della bugia, come dice lei stessa. Racconta frottole enormi che poi si scoprono vere, o qualche volta no – ma non fa niente, perché quando iniziamo a seguirla il mondo come lo conosciamo smette di esistere: siamo già in un paradosso, da cui può seguire il vero come il falso, e non è più importante, tanto ormai siamo con lei, nel libro. Come dicono Tommy e Annika, i due ragazzini che abitano nella casa accanto a Villa Villacolle, e insieme alla loro vicina vivono mille avventure senza mai sognarsi di voler diventare come lei: con Pippi, non si sa mai. Da lei ci si può aspettare qualsiasi cosa, e in questo c’è un che di terribile e affascinante insieme. Perché ragiona con la logica ferrea, sfrenata e spiazzante del gioco, e nessuno è poi in grado di replicarle niente, nemmeno gli adulti più noiosi, nemmeno i poliziotti, le maestre, i benpensanti della città, i ladri o le vecchie zitelle che fanno beneficenza. È sola, ma con una sua strana logica ferrea, che si trova solo nei bambini o nelle persone davvero bizzarre, ha dei suoi sistemi per trattare se stessa come se fosse un’altra.

ilaria gaspari pippi calzelunghe

Ha un immenso carisma – che esercita, su bambini animali e marinai, con bonaria parsimonia. È, soprattutto, forte: eccezionalmente forte, inspiegabilmente forte. Pippi ha una scimmietta e un cavallo, che solleva di peso senza il minimo sforzo. Questa forza incredibile – e improbabile, a voler essere pignoli: ma Pippi non permette a nessuno di essere pignolo – nelle sue ipnotiche avventure, di tanto in tanto viene sfoderata all’improvviso, a sorpresa, a risolvere situazioni ingarbugliate. Tutti gli aspetti più eversivi di un personaggio come Pippi – cioè, in poche parole, tutte le sue caratteristiche, compresa la forza straordinaria – sono così incisivi e allo stesso tempo, nella logica sbilenca che li regge, così concreti, perché sono anche, implicitamente, inimitabili: e questo perché Pippi Calzelunghe non nasce per essere un modello per i bambini o per le bambine, non richiama emulazione ma solo ammirazione per la sua indefinibile assurdità. Pippi è un personaggio indimenticabile perché è a tutti gli effetti il personaggio di una storia inventata per essere raccontata, non meditata. E se c’è una morale, in questa storia nata per una bambina che non voleva dormire, sta proprio nell’assenza di morale, nell’assenza di messaggi e di prescrizioni. Se Pippi insegnasse qualcosa, insegnerebbe proprio a non cercare insegnamenti, ma a vivere, immaginare, inventare, raccontare avventure senza farsi dire da nessuno come dovrebbero o non dovrebbero essere.

Delle storie raccontate per gioco, Pippi Calzelunghe ha l’incanto e anche l’inconcludenza, quel senso dilatato di allegria demenziale che finisce nel sonno; e persino la malinconia del finale ha qualcosa di inevitabile e di rassicurante, come addormentarsi con un pensiero felice.

Ilaria Gaspari - foto di Angelo Palombini
Ilaria Gaspari – foto di Angelo Palombini

L’AUTRICE – Ilaria Gaspari, classe ’86, si è diplomata in Filosofia alla Scuola Normale di Pisa e ha debuttato nel romanzo con Etica dell’Acquario (Voland).
Qui i suoi articoli per ilLibraio.it.

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