Richard Mason, autore del bestseller "Anime alla deriva", torna in libreria con l'atteso "Il respiro della notte". E su ilLibraio.it racconta di una "grave perdita" subita nella sua Africa...

La settimana scorsa ho subito una grave perdita. Mi trovavo in Africa, nella piccola capanna di legno lungo la riva di un grande fiume in cui mi rifugio per scrivere e sfuggire alle distrazioni del mondo occidentale. È simile alla capanna che Piet Barol costruisce ne Il respiro della notte: niente di eccezionale, per gli standard moderni, ma c’è tutto ciò che serve per vivere bene. C’è un pavimento di cemento, ideale per rinfrescarsi i piedi scalzi nelle giornate calde, un letto, una scrivania, il mio quaderno degli appunti e la mia macchina da scrivere. La notte preferisco dormire lì, alla luce di una lanterna a gas, piuttosto che in qualunque altra camera d’albergo al mondo.

I muri sono grandi e bianchissimi. Quando non sono lì, mi aspettano, sgombri. Ma al mio arrivo, si trasformano pian piano nella rappresentazione visiva di ciò a cui sto lavorando. Creo sempre una proiezione tridimensionale dei miei romanzi che mi permette di aggirare la piattezza obbligata di Microsoft Word. Sì, perché alla fin fine i romanzi sono sequenze di frasi in un ordine accuratamente scelto, ma il passaggio che precede la loro stesura dev’essere caotico e spensierato, libero da costrizioni.

La tragedia che mi ha colpito è la morte della mia macchina da scrivere automatica. O meglio, la sua grave malattia. Due giorni prima avevo sentito scricchiolare una leva interna, e i margini erano impazziti. Nel luogo in cui mi trovo, alla fine di un sentiero sterrato lungo 45 km, non ci sono esperti da consultare. Poi sono partiti i tasti. Avevo scritto una frase, e mi aspettavo apparisse come al solito. Invece le lettere sul foglio non avevano niente a che vedere con i tasti che avevo premuto. La macchina ha chiaramente bisogno di cure, e qui non c’è nessuno che possa fornirgliele.

Tutto ciò è accaduto, ovviamente, nell’esatto momento in cui le parole del mio nuovo libro cominciavano a scorrere facilmente. Questa disgrazia mi ha riportato alla mente l’importanza dei ferri del mestiere che uno scrittore si sceglie. Scrissi Alla ricerca del piacere interamente a mano, in un favoloso volume rilegato artigianalmente in pelle di color blu brillante, con il titolo stampato in argento sulla copertina. Fu quell’oggetto stesso a trascinarmi nella fastosa ambientazione del romanzo, la Belle époque. Era la prima volta da quando ero bambino che scrivevo una storia a mano, e mi piacque moltissimo. In poco spazio si possono correggere le frasi, ma non si possono passare ore a cesellarle, spostando e cambiando, come si farebbe con un programma di scrittura. Ne uscì un testo più snello e calibrato di qualunque altra cosa avessi scritto prima. Con Il respiro della notte sapevo di voler continuare a privarmi della possibilità di correggere in continuazione – ciò che definirei il “perfezionamento” della lingua. Ma sapevo che quel libro sarebbe stato più lungo, e mi sono inventato un’alternativa: così, ho acquistato da un uomo decisamente stravagante una macchina da scrivere automatica dei primi anni ’80, e mi sono messo al lavoro.

Mi piaceva il suono dei martelli che battevano sulla carta. Mi piaceva anche – e ho iniziato ad apprezzarlo – che ogni pagina finita risultasse come un oggetto a sé stante. I miei sentimenti a proposito del mio lavoro sono mutevoli: a volte non sono il miglior giudice di ciò che scrivo; certamente non lo sono mai nell’istante in cui l’ho scritto. Con una macchina da scrivere, e con un quaderno per appunti, si può conservare l’archeologia del testo. Meglio ancora, essi permettono di vedere come ci si è espressi la prima volta; e il primo tentativo è spesso il migliore.

Di fronte a una macchina da scrivere morente, ho scaricato diverse applicazioni in grado di trasformare il computer in una macchina da scrivere. Le ho provate, ma non ha funzionato. Suonavano false. Ma questa mattina, mentre il sole sorgeva sopra il fiume, ho trovato un misero quaderno per appunti; e farò in modo di trasformarlo in un mondo intero.

Mason

L’AUTORE E IL SUO NUOVO ROMANZO – Richard Mason (nella foto di Shanna Jones) è nato a Johannesburg, in Sudafrica, nel 1977; all’età di dieci anni si è trasferito con i genitori in Inghilterra, dove ha studiato a Eton e Oxford. Ha ottenuto grande successo con il suo primo romanzo, Anime alla deriva, pubblicato a ventidue anni, e tradotto in ventidue lingue.

Ora Mason torna nelle librerie italiane, per Codice edizioni, con Il respiro della notte: allo scoppio della prima guerra mondiale Piet Barol, istitutore in una ricca famiglia olandese, e sua moglie Stacy, bellissima e misteriosa cantante lirica, lasciano la Francia per rifugiarsi in Sudafrica. A Cape Town si danno alla bella vita e cominciano a frequentare i salotti più esclusivi, presentandosi come una coppia di aristocratici. Tuttavia, con i creditori alle costole, l’attività di fornitura di mobilio di pregio è sull’orlo del collasso. Piet ha bisogno di legname prezioso, e ha bisogno che sia gratis. Assolda quindi due uomini di una tribù bantu per farsi accompagnare nella foresta di mogani, con l’idea di sfruttare il recente Natives Land Act, che ha abolito i diritti di proprietà per la maggioranza dei nativi sudafricani, per impadronirsi del legname. Ma non ha fatto i conti con il prezzo delle sue bugie, e ha sottovalutato i suoi accompagnatori, convinti che gli spiriti dei loro antenati vivano in quella foresta sacra. Ormai abbandonato dal suo potere di persuasione, Piet è costretto a ricorrere a più oscuri e pericolosi metodi per ottenere ciò che vuole…

Tornando all’autore, Mason tra le altre cose ha istituito la Kay Mason Foundation, che porta il nome della sorella morta suicida, a cui è destinata parte del ricavato della vendita dei suoi romanzi. La fondazione ha l’obiettivo di garantire, tramite borse di studio, l’accessibilità all’istruzione a giovani sudafricani, ed è patrocinata da Desmond Tutu, Premio Nobel per la pace nel 1984.

Richard Mason sarà in Italia a settembre per presentare il nuovo, atteso romanzo.

 

 

 

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