Un esercizio naturalistico in vista del decadentismo… Pubblicato nel 1876, “Marthe, storia di una prostituta”, primo romanzo di Joris-Karl Huysmans (1848-1997), futuro profeta della letteratura decadente, esplora le speranze e i disinganni di due giovani in conflitto con la spietata società che li circonda. In particolare, Marthe, la protagonista, è vittima di una società crudele e moralista, ma riesce a superare tutte le avversità…

Mario Praz esercitò com’è noto una certa ironia sui romantici, osservando che erano in fondo “gente che prendeva certe fantasie morbose tanto sul serio da volerle tradurre in vita vissuta”; talchè, loro e i decadenti, “non chiesero di meglio che farsi avvelenare”, come scrive in La carne, la morte e il diavolo.

Era quella una tentazione, anzi qualcosa di più, che trovò il suo momento sublime ed eclatante in Huysmans, profeta e creatore del decadentismo con il successo straripante nel 1884 del suo Des Esseint in A rebours: personaggio copiatissimo e citatissimo, da Oscar Wild al nostro Gabriele D’Annunzio, esteta che si nega al mondo e se ne sta fra le sue preziosità e i suoi quadri, non ultimi quelli di Gustave Moreau, molto apprezzato dall’autore; e destinato a una solida fortuna anche oltre i banchi del nostri licei, considerato che ancora qualche anno fa, in Sottomissione di Michel Houellebecq il protagonista ne è uno studioso, per l’appunto appunto – Praz non sbagliava mai – tra fantasie morbose e vita vissuta.

copertina di Marthe, storia di una prostituta, libri da leggere 2026

Scopri la nostra pagina Linkedin

Seguici su Telegram
Scopri la nostra pagina LinkedIn

Notizie, approfondimenti, retroscena e anteprime sul mondo dell’editoria e della lettura: ogni giorno con ilLibraio.it

Seguici su LinkedIn Seguici su LinkedIn

Il suo apprendistato fu però di segno apparentemente contrario, al seguito di Émile Zola e del naturalismo, e di un rapporto con lo scrittore di L’Asommoir molto stretto, destinato solo a diradarsi nel tempo quando il giovane scrittore trovò finalmente la propria cifra. A quel periodo risale ovviamente Marthe, storia di una prostituta, il romanzo d’esordio stampato in Belgio e poi semiclandestinamente in Francia nel 1876, che piacque moltissimo a Zola e ora viene riproposto da Prehistorica edizioni a cura di Filippo D’Angelo.

Non è ovviamente la prima volta, Marthe ha una fortuna segreta  – anche se da noi è l’ultima traduzione risale a trent’anni fa. Ed è una lettura non priva di fascino, anzi l’incunabolo di quanto sarebbe accaduto di lì a poco.

Huysmans applica coscienziosamente le regole del naturalismo, il suo libro documenta con cura pignola gli ambienti, gli oggetti, le persone, come la folla di contadini che osserva in treno, “quella collezione di nasi, a sella, all’insù, a gobba, a patata; c’era un’esposizione di denti di ogni sorta, bianchi, gialli, bluastri, neri, incisivi di ogni forma, alcuni debordanti sulle labbra, altri in ritirata nelle gengive”, le vie parigine più turpi e gli interni più costrittivi: in questo caso soprattutto il teatro Bobino e una casa d’appuntamenti, ma anche la fabbrica di perle artificiali dove Marthe, ragazza del popolo, bellissima e senza mezzi, comincia la sua avventura per diventare ben presto una prostituta.

Di lei si innamora Leo, scrittore e giornalista piuttosto bohémien (la conquista e si spinge fino a tentare una sfortunata convivenza); ma anche il capocomico Ginginet, chiacchierone e ubriacone, che le consiglia, quando lei riceve una poesia anonima scritta da Leo, di scegliersi invece un amante ricco perché “un signore come si deve non manda dei versi”; e all’occorrenza la picchia, la domina, ne è dominato.

La vita di Marthe non prevede lieto fine: dalla fabbrica al bordello e al teatro, dal teatro agli amanti più o meno ricchi e all’amore di qualche disgraziato fino a Leo, e infine un ritorno alla casa d’appuntamenti: restando inesorabilmente la “la vassalla del primo venuto, un’operaia di passioni”.

È certo vittima di una società crudele e moralista, ma nello stesso tempo, fra alti e bassi, esibisce una sua noncuranza, sopravvive. La sua voglia di farcela comunque supera, in un certo senso, tutte le avversità. Saranno gli altri, i suoi interlocutori, a finire male, molto male: chi nella tomba (o nella sala delle dissezioni anatomiche, come Ginginet travolto dal fallimento e dall’alcol) chi pur vivo nella condanna autoinflitta di un matrimonio mediocre, “suicidio dell’intelletto”. È il caso di Leo, alter ego del giovane Huysmans – che il matrimonio peraltro evitò, abbracciando Madre Chiesa e finendo oblato in un convento. Ma c’è un particolare importante: Marthe è esistita veramente, e questo le dà, come personaggio, una definitezza che va oltre la retorica un po’ fiammeggiante con cui viene raccontata.

Scopri il nostro canale Telegram

Seguici su Telegram
Le news del libro sul tuo smartphone

Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati

Inizia a seguirci ora su Telegram Inizia a seguirci ora

Era un’attrice di cui il giovane scrittore, grande frequentatore della bohème parigina ma con quel minimo di sicurezza economica che gli offriva un noioso impiego al Ministero degli Interni, si era effettivamente innamorato: riuscendo a incontrarla proprio come fa Leo, intrufolandosi dietro le scene come giornalista e cadendo ai piedi di questo suo “corpo più flessuoso di un fusto di giunco” che gli ricorda Rembrandt, talché “moriva dalla voglia di baciare i suoi capelli che si torcevano in folli ciocche sulla neve rosata del collo”.

Con lei aveva avuto una relazione abbastanza deludente, perché la donna fatale si era rivelata una compagna del tutto mediocre, con tanti ovvi problemi e momenti di totale prosaicità. Non è dato sapere se si ubriacasse perdutamente come il personaggio del libro, ma risulta che proprio come lei abbia avuto una figlia da uno sconosciuto amante, che nel romanzo muore di freddo dopo il parto insieme peraltro al padre – Huysmans pare si fosse offerto invece di tenerla con sé – e poi, in qualche modo, sparisce dalla sua vita.

La storia era già pronta e ben confezionata, si trattava solo di raccontarla: e il giovane Joris-Karl – nato semplicemente Charles, cambiò nome in omaggio a padre di origine fiamminghe, perso quando aveva 8 anni – ci riuscì da par suo, tra momenti dove a tavola “risuona il dolce carillon delle mandibole” ad altri dove, quasi in una nostalgia del bordello, Marthe ricorda con singolare piacere quegli ardori e quelle febbri che la facevano delirare, la torcevano, come la frenesia e la vertigine che fanno ululare e sobbalzare i dervisci urlanti inabissati nel turbine delle loro danze”.

La prosa è questa, una scrittura che va contestualizzata e che, dopotutto, può anche risultare godibile. Un esercizio naturalistico in vista del decadentismo. Per tornare del resto a Praz, non è forse in A rebours una delle figure dominante proprio la “belle dame sans merci”, il tipo di donna fatale che andrà da Keats a Baudelaire alla Salomé di Wilde, ma soprattutto quella dipinta da Moreau acquistata da Des Esseint e ammirata incondizionatamente nel lussuoso rifugio-carcere?

Gustave Moreau, L'apparizione

Gustave Moreau, “L’apparizione”, 1875.
Pubblico dominio.

Quel quadro era stato esposto al Salon del 1876 proprio mentre la Histoire d’une fille arrivava in Francia. Coincidenza non trascurabile. La povera Marthe, caotica, disperata e involontaria che pure distrugge tutti i suoi amanti e a modo suo li domina, li allontana da sé, non li appaga veramente, sembrerebbe già parte di quella grande famiglia.

Scopri le nostre Newsletter

Iscrizione alla Newsletter
Il mondo della lettura a portata di mail

Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it

scegli la tua newsletter Scegli la tua newsletter gratuita

Libri consigliati