“Questo romanzo nasce da un vuoto e da un incontro inaspettato con un luogo, un monastero Zen che sorge sulle colline della Bassa emiliana. Mi ci sono trovato quasi casualmente un agosto in cui non avevo nulla da fare, una decina di anni fa, in un periodo difficile della mia vita, e ha finito per diventare un rifugio sempre più intimo…”. Fabio Guarnaccia torna con “Zen Bang Love”, un libro (di cui proponiamo un estratto) che parla della fatica e del bisogno del cambiamento, del coraggio che richiede mettersi in gioco, nell’amore ma più in generale nel rapporto con gli altri…”
Attilio non avrebbe mai immaginato di intrecciare la sua vita con quella di un monastero buddista, e non è un caso che il Maestro che lo guida l’abbia chiamato per produrre una video-testimonianza. Documentarista prestato alla moda, nel mezzo di una profonda crisi esistenziale, il protagonista del nuovo romanzo di Fabio Guarnaccia, Zen Bang Love (Mondadori), è conquistato dall’atmosfera fuori dal tempo che pervade il luogo, dall’assenza di ieratica solennità, dalla frugalità di regole, di parole, di gesti…
Può interessarti anche
La comunità è su una collina della Bassa che guarda verso la pianura, lontana dalla sin troppo motivata nevrosi di Milano. Ed è lì che Attilio incontra Sandra, enigmatica, sbilenca, sensuale, con l’aria di non poter appartenere a niente e nessuno. Nemmeno a quel posto che le ha offerto un rifugio.
Sandra segue Attilio, desidera stargli accanto, avvicinarsi a suo figlio. Ma quando prende parte alle inevitabili occasioni mondane legate al suo lavoro, appare drammaticamente esposta ad azzardi, eccessi, deliri. L’attrazione tra i due è forte e reciproca, ma non vincola e non sutura le ferite ancora vive di entrambi.

Fabio Guarnaccia nella foto di Luca Trevisani
Guarnaccia, che ha firmato romanzi come Più leggero dell’aria (Transeuropa, 2010), Una specie di paradiso (Laurana, 2015) e Mentre tutto cambia (Manni, 2021), in Zen Bang Love mette così in scena una sequenza di fughe on the road lungo il Po, fatte di “assenze, apparizioni, rotture, paesaggi che si aprono e chiudono”. Direttore del magazine di studi sui media Link – Idee per la televisione e condirettore della collana Super Tele, edita da minimum fax, nel suo nuovo romanzo l’autore indaga dunque “il triangolo amore, inquietudine, consapevolezza”.
Scopri il nostro canale Telegram
Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati
Sul sito della casa editrice Mondadori lo stesso scrittore ha confidato: “Questo romanzo nasce da un vuoto e da un incontro inaspettato con un luogo, un monastero Zen che sorge sulle colline della Bassa emiliana. Mi ci sono trovato quasi casualmente un agosto in cui non avevo nulla da fare, una decina di anni fa, in un periodo difficile della mia vita, e ha finito per diventare un rifugio sempre più intimo. Su quella collina, tra i monaci e le monache, immerso in un mondo misterioso che mi chiamava a sé, ho abbandonato la storia che stavo scrivendo e ho cominciato a girare intorno a quelli che sarebbero diventati i due protagonisti del romanzo, Attilio e Sandra…”. Per Guarnaccia “il romanzo, in fondo, parla della fatica e del bisogno del cambiamento, del coraggio che richiede mettersi in gioco, nell’amore ma più in generale nel rapporto con gli altri. Vorremmo sempre rimanere quello che siamo, ma quello che siamo è pesante, ci tiene a terra, ci impedisce di accogliere la vita nuova.

Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto:
(…) Al risveglio il canto dei merli, che significa tardo pomeriggio, quasi sera. I corpi intorpiditi, come nuovi. Fanno l’amore dolcemente con gli occhi ancora socchiusi, i piedi di Attilio che escono dal lettino. «Andiamo a Piacenza in bici?» le chiede fremendo per l’entusiasmo. Così si avviano lungo il Po che scorre al loro fianco, fa specie sentire tutta quell’acqua muoversi compatta senza emettere un suono. Anche loro parlano poco, persi in quell’andare. Sulla loro sinistra, oltre i campi golenali, c’è l’ultimo argine rialzato, sul quale corre una stradina non asfaltata percorsa di tanto in tanto da qualche auto che solleva polvere e da miniature d’uomini che ad Attilio ricordano un film di Ozu. Lo dice a Sandra, che non conosce Ozu. A Piacenza non ci arrivano, si fermano prima a guardare una famigliola di nutrie che bruca l’erba dei campi, e gli viene voglia di tornare subito al circolo a bere qualcosa.
Sulla strada del ritorno Attilio le dice: «Andiamo a Zenbalò, poi? Prendiamo la macchina e via!».
Sandra si alza in piedi sui pedali e accelera spegnendo il suo entusiasmo. Lui rimane dietro di lei di una ventina di metri fino all’arrivo. Salutano Giovanni sfiancato dalla giornata e siedono al tavolino in plastica sopra la riva a guardare il tramonto. Gli viene servito uno spritz, la cagna sdraiata sotto un pioppo, smunta dai cuccioli che le ronzano intorno, li guarda annoiata. Sandra gli dice che vuole fermarsi lì per un po’, Attilio capisce e non insiste.
«Mi fermo anche io per stanotte, vuoi?»
«Davvero? Non devi andare da tuo figlio?»
«Oggi no. Ma domani mattina devo essere al residence sul lago. Mi sveglio e parto.»
Sandra gli si butta addosso di slancio, lo bacia e quasi cascano a terra. Più tardi cenano con gli austriaci che lo rimproverano bonariamente di avergli mentito: hanno visto che si baciavano. Attilio sorride, prova un senso di fastidio. Li invitano a pesca, un’altra notte sul Po a tirare fuori river monsters. Non vorrebbe, ma non ha il coraggio di dire di no. Fortuna che interviene Sandra e rifiuta l’invito per tutt’e due. Questa notte no, sono stanca, magari domani.
Scopri la nostra pagina Linkedin
Notizie, approfondimenti, retroscena e anteprime sul mondo dell’editoria e della lettura: ogni giorno con ilLibraio.it
Nel letto striminzito, i corpi stretti, Attilio sogna di arrancare lungo la stradina che porta all’argine, quando arriva in cima si trova di fronte una piana sconfinata invasa dall’acqua che riluce, ma non è il fiume, sono tanti corsi d’acqua, canali, alcuni molto larghi altri smilzi come fossi. Vorrebbe avvicinarsi ma non riesce ad avanzare, lotta contro il suo corpo, non c’è niente da fare, produce uno sforzo così sterile che finisce per svegliarsi. Trova Sandra seduta con le gambe incrociate per terra davanti al muro. Ripensa al giorno prima, a lei distesa, gli shorts abbassati, e prova una tenerezza che lo fa impazzire. Quando finisce di fare zazen Sandra lo guarda che la guarda e sorride. Attilio le propone di accompagnarlo al residence sul lago. Fanno colazione serviti da Naseem, la figlia di Giovanni, e partono subito. Così com’è arrivata salutando tutti, senza conoscere nessuno, così se ne va, intima di tutti, senza salutare nessuno.
© 2026 Mondadori Libri S.p.A., Milano
Scopri le nostre Newsletter
Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it