In “Dry Season – Il mio anno di piacere senza sesso”, Melissa Febos racconta la sua scelta radicale: sospendere sesso, appuntamenti, flirt e relazioni. Quello che trova non è il vuoto temuto, ma qualcosa di diverso: giornate che non girano più sempre attorno a qualcuno, sollievo dalle pressioni, tempo per sé. Ne emerge un memoir lucido e personale sulla “limerenza” – quella fame di essere amati che può diventare ossessione – e sulla guarigione. Non è un libro contro le relazioni o contro l’amore (a cui invece prova a restituirgli peso, sottraendolo all’automatismo), ma un’opera che mostra, senza la pretesa di imporre alcun insegnamento, cosa succede quando si smette di entrarci sempre nello stesso modo…
Il desiderio di piacere può sconfinare in dipendenza. E così, diventare una missione necessaria, un’ossessione. Quella scarica di dopamina che si prova quando si percepisce di essere notati e apprezzati, e che spinge a rifarlo, a ottenerla sempre, in qualsiasi luogo o situazione.
La conferma che si è bravi, simpatici o belli a tal punto da farsi amare dagli altri. Questo bisogno di riconoscimento, di lasciare un segno indelebile nelle persone, è sintomo di uno stato cognitivo ed emotivo che ha un termine clinico preciso: limerenza.
Cos’è la limerenza?
Coniata dalla psicologa Dorothy Tennov nel suo saggio del 1979 Love and Limerence: The Experience of Being in Love, la limerenza è “lo stato di infatuazione romantica ossessiva, soprattutto quando il soggetto non ha ancora posseduto l’oggetto di tale ossessione, o addirittura non ha avuto conferma che i propri sentimenti sono ricambiati. Può indicare una banale cotta oppure ossessioni che sconfinano nella parte più patologica dello spettro”.
Non è fame d’amore – non solo, almeno – ma soprattutto di essere amati; una fame in risposta della quale si diviene veri e propri professionisti della seduzione.
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Melissa Febos non sapeva di soffrire di questa fame incontenibile e diabolica. Se ne rende conto pian piano, quando sin da adolescente vive di infatuazioni romantiche e cresce saltando da un flirt all’altro, da una relazione all’altra, spinta sempre dallo stesso desiderio di vivere una vita piena d’amore. Per poi rendersi conto che sì, la sua vita è effettivamente piena: piena di altre persone, piena di corteggiamenti, piena di compagnia. Ma vuota di tempo ed energia da dedicare a sé stessa per comprendere chi davvero sia.
Accettare la dipendenza, per superarla
Dry Season – Il mio anno di piacere senza sesso (nottetempo, traduzione di Federica Principi) racconta di questa parabola: della scoperta della dipendenza, della sua accettazione – momento propedeutico a qualsiasi cambiamento – della riflessione sui meccanismi di tale dipendenza e del suo superamento.

Nel suo memoir, Febos racconta un gesto che sembra semplice solo in apparenza: smettere di flirtare, di cercare di piacere, di volersi innamorare a tutti i costi. E quindi decide di astenersi per qualche mese, e poi per un anno, dal sesso.
Non vuole punirsi, né tentare di essere più virtuosa. Vuole solo capire cosa resta di sé stessi quando si toglie di mezzo ciò che per anni ha plasmato ogni ambito della propria vita. Non vuole rinunciare all’amore, ma vuole possedere gli strumenti per riconoscerlo, smascherando le messinscene e scardinando uno schema ricorrente.
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La scelta della castità diventa presto uno spazio che si apre
La scelta della castità arriva allora come una chiusura, ma diventa presto uno spazio che si apre.
Le giornate smettono di essere un corridoio che conduce sempre verso qualcun altro e diventano tempo per sé: per leggere fino a tardi, bere il caffè da sola, sentire il peso del proprio corpo nel letto senza doverlo offrire a nessuno. È così che la vita si trasforma davvero in una dry season: la fase più bagnata, eccitante, calma ed erotica della vita dell’autrice.
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La scrittura di Melissa Febos si muove su un doppio binario: da una parte il racconto personale, fatto di incontri, errori e anche una sorta di inventario di tutte le relazioni passate; dall’altra una riflessione più ampia che intreccia neuroscienze, storia e spiritualità.
Compaiono le beghine medievali, le mistiche, le femministe radicali, figure che hanno usato la castità non come rinuncia, ma come strumento di libertà.
Non modelli da imitare, quanto piuttosto deviazioni rispetto a un discorso dominante che vuole l’amore – soprattutto quello romantico – come uno scopo, solitario e isolato, della vita. Come l’unico centro dell’identità di un individuo.
Dry Season non è un libro contro l’amore
E va bene che l’amore, inteso come pienezza emotiva, condivisione di obiettivi e famiglia, sia uno scopo che in molti ricercano nella propria vita. Ma non può funzionare se non affiancato ad altri.

Melissa Febos nella foto di Laura Bianchi
Per questo motivo Dry Season non è un libro contro l’amore. Al contrario, è un libro che prova a restituirgli peso, sottraendolo all’automatismo.
Febos non consiglia di smettere di desiderare, ma invita sé stessa, e poi chi la legge, a fermarsi prima di agire e a comprendere cosa si desidera quando non si è più costretti a rispondere subito all’impulso di farlo. Ed è proprio qui che il libro trova la sua forma più nitida: in questo scarto minuscolo tra impulso e azione. Un tempo sufficiente a non perdersi.
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Fotografia header: Melissa Febos nella foto di Laura Bianchi