Il Premio Italo Calvino, dedicato ad autrici e autori all’esordio e giunto alla 39esima edizione, ha annunciato le opere finaliste, selezionate dal comitato di lettura tra i 1073 manoscritti partecipanti al bando e poi sottoposte al giudizio della Giuria – I particolari

Il Premio Italo Calvino annuncia le opere finaliste della 39esima edizione, selezionate dal comitato di lettura del Premio tra i 1073 manoscritti partecipanti al bando e poi sottoposte al giudizio della Giuria composta, quest’anno, da Maria Grazia Calandrone, Sebastiano Mondadori, Francesco Pacifico, Piergiorgio Paterlini e Nicoletta Verna.

I 9 testi inediti di autrici e autori esordienti, tra cui i giurati decreteranno il vincitore e le menzioni speciali, sono: Pigliavento di Mattia Brienza, Il sogno di un altro di Filippo Canoro, Perla di Niccolò Lepori, Il notturnista di Annalisa Maniscalco, Supernova di Emilia Mazzacurati, La linea opaca di Alessandro Metlica, Nessuna primavera di Tommaso Santi, Adènt di Daniela Tallini, Keiro di Giorgia Testa.

La cerimonia di premiazione si svolgerà a Torino il 9 giugno 2026, a partire dalle 17, presso il Circolo dei lettori e delle lettrici, alla presenza dei finalisti, dei giurati e del direttivo del Premio, composto da Mario Marchetti, Franca Cavagnoli, Anna Chiarloni, Laura Mollea, Carla Sacchi Ferrero.

premio italo calvino 2026

Le 9 opere finaliste

“La scrematura che abbiamo compiuto – spiega il presidente del Premio Mario Marchetti – tra i 1073 testi concorrenti, 150 in più rispetto all’anno scorso, è il frutto del lavoro attento e certosino del comitato di lettura, che ha lavorato per mesi tra letture, schedature e discussioni. La scelta finale è stata come sempre complessa e dibattuta e si è cercato di dare rappresentanza a temi rilevanti e a stili e sfide narrative aperte, anche se va tenuto presente che il Premio è un sismografo che registra, non prescrive. La forma narrativa e la lingua dei manoscritti che proponiamo è varia, come varie sono le tematiche toccate, per quanto in certa misura riconducibili a specifiche aree di interesse e di coinvolgimento. Emerge innanzitutto con forza, declinata da prospettive e con meccaniche di volta in volta singolari, la magnetica suggestione della costellazione famigliare. Naturalmente oggi si tratta di famiglie spesso monoparentali o in ogni caso ristrette, famiglie problematiche e disfunzionali, ma pur sempre famiglie. Così accade in Adènt di Daniela Tallini, in Supernova di Emilia Mazzacurati e in Perla di Niccolò Lepori. Dedicati alla soggettività maschile, al suo disgregarsi, costruirsi o decostruirsi sono altri tre romanzi, Il notturnista di Annalisa Maniscalco, Nessuna primavera di Tommaso Santi e Pigliavento di Mattia Brienza. Il côté animalista già sparsamente accennato in qualche testo precedente è al cuore di Keiro, narrazione distopica di Giorgia Testa. Gli ultimi due romanzi – La linea opaca di Alessandro Metlica e Il sogno di un altro di Filippo Canoro – si distinguono per l’inusuale costruzione narrativa e per la sofisticata cifra della scrittura”.

Pigliavento di Mattia Brienza (Prato, 1998; vive a Prato)

Pigliavento di Mattia Brienza “si presenta come una parabola di degrado di un’individualità incerta, una parabola anche sull’attrazione esercitata dal fascismo su un borghese ideologicamente confuso, tra valori epidermicamente liberali, nazionalismo, estetismo, timore e disprezzo del bolscevismo. Negli anni del primo dopoguerra il borghese sognatore Pietro Gorini, infatuato di poesia e innamoramenti, progetta di diventare editore per pubblicare il suo amato London. Ma tutto naufraga in un clima di grottesca commedia. L’uscita dalla crisi coinciderà con una rassicurante adesione all’ormai trionfante fascismo. In un’atmosfera sempre più plumbea tutto si concluderà col miserabile massacro del giovinetto Anteo Zamboni (attentatore del Duce nel 1927), di cui fittiziamente l’autore immagina sia responsabile in prima persona proprio il suo personaggio, in un originale e assai ben condotto innesto tra realtà storica e invenzione romanzesca”.

Il sogno di un altro di Filippo Canoro (Pesaro, 1995; vive a Parigi)

Il sogno di un altro di Filippo Canoro, “definito dall’autore romanzo filosofico illustrato, è un testo che recupera aggiornandole la struttura del romanzo picaresco (o, se vogliamo, anche del romanzo on the road) e insieme quella del conte philosophique settecentesco. Modalità che permettono, da una parte, di mettere in campo un gran numero di personaggi appartenenti ai milieu più diversi senza eccessiva preoccupazione di intrecciarne le vicende e, dall’altra, di esprimere velatamente riflessioni e critiche di vario ordine. Sul proscenio c’è il classico trovatello spuntato dal nulla che, come una meteora, solca un Veneto trasfigurato. L’opaco quadro che ne scaturisce, grazie al suo sguardo fenomenologico, appare irredimibile. Quanto a lui, non può certo permettersi lo sfizio di una morale: il suo problema è semplicemente sopravvivere fin che morte non lo colga. Di notevole interesse il registro linguistico che rifiuta programmaticamente il tono medio deviando sempre, con effetti di spiazzamento, verso l’alto o verso il basso”.

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Perla di Niccolò Lepori (Castelnuovo di Garfagnana, 1993; vive a Livorno)

Perla di Niccolò Lepori “è strutturato su una peculiare costellazione famigliare: una madre, un figlio adolescente, una figlia undicenne, la Perla del titolo, sullo sfondo di un’inedita Livorno popolare. Al centro di questo struggente romanzo, le dinamiche morbose che legano la madre al figlio – sentito come sostituto dei tanti uomini fugaci che attraversano la sua vita – e le gelose attenzioni del fratello per la sorella che desidera invece, con una scelta di autonomia, sottrarsi al distorto grumo di provenienza con l’affidamento a una coppia benestante. La figura del goffo ragazzo Dario con il suo appassionato amore fraterno, insieme torbido e ingenuo, non si dimentica facilmente”.

Il notturnista di Annalisa Maniscalco (Cefalù, 1988; vive a Roma)

Il notturnista di Annalisa Maniscalco “è un ben congegnato costrutto narrativo dove detto e non detto si intrecciano strategicamente, lasciando al lettore il piacere dell’interpretazione. La narrazione mette in scena, nel quadro di una comunità di recupero per tossicodipendenti abilmente delineata, un personaggio oscuro a sé stesso (Salvo), dagli ambigui viluppi psicologici. Dinnanzi alla possibilità di rientrare nel mondo esterno – visto il suo comportamento ineccepibile che si distingue aristocraticamente da quello degli altri utenti – esita e, al di là dei suoi rovelli coscienti, sarà il linguaggio del corpo a parlare, complice il ritorno del passato nelle vesti di un ex compagno di strada (Filippo)”.

Supernova di Emilia Mazzacurati (Verona, 1995; vive a Padova)

Supernova di Emilia Mazzacurati “rientra nel filone ampiamente praticato dalla narrativa contemporanea italiana volto all’approfondimento delle odierne costellazioni famigliari, ma con una sua originalità. La situazione qui sembra essere frutto della fusionalità di una famiglia minima, monoparentale, di marca borghese: il focus è l’amore che lega una figlia (Mia) al padre, in assenza di una figura materna. Un padre tenero, ideale: certamente tale nel ricordo della figlia che lo rievoca e che rievoca sé stessa bambina e adolescente alla sua improvvisa morte quando è appena diciassettenne: una morte dirompente come l’esplosione di una supernova che la lascerà disorientata, chiusa in una bolla monadica, destituita della capacità di relazionarsi con gli altri”.

La linea opaca di Alessandro Metlica (Sacile, 1985; vive a Padova)

La linea opaca di Alessandro Metlica “si distingue per l’inusuale costruzione narrativa e per la sofisticata cifra della scrittura. Il romanzo inanella arditamente tre epoche, tra presente, metà Novecento e primo Cinquecento muovendosi sulla linea del confine orientale dell’Italia, tra Trieste, Fiume e Pirano e altrettanto arditamente fa dialogare due ambiti lontani come la pittura e la pallacanestro. Eroi della narrazione il tardo Carpaccio e soprattutto un geniale e fittizio campione istriano del basket, Luciano Svetec: li accomuna il talento e la crucialità delle scelte che devono affrontare in momenti di svolta della loro vita”.

Nessuna primavera di Tommaso Santi (Bologna, 1985; vive a Pianoro)

Nessuna primavera di Tommaso Santi “ci fa incontrare un giovane uomo, Alex, che, dopo un fallimentare bilancio esistenziale e col disgregarsi della famiglia di origine, si rifugia in una casa isolata sull’Appennino. Qui la sua esistenza, spolpata dei consueti rapporti sociali, si riduce a una sorta di grado basico delle esperienze, tra alcol e sesso. Su questo ordito si insinua l’elemento che conferisce spessore al libro, un’immersione nella natura, tra boschi e montagne, sensorialmente e biologicamente ricca, un selvaggio in cui peraltro alligna la predatrice attività umana. E in questo contesto si consuma il drammatico franare della soggettività del protagonista”.

Adènt di Daniela Tallini (Formia, 1969; vive a Gaeta)

In Adènt di Daniela Tallini – “di aura meridionale, siamo a Gaeta, alle soglie della Campania – si trovano di fronte una figlia che ha cercato di emanciparsi con una precaria carriera universitaria e un padre padrone malato, a suo modo epico nella volontà di comando e di sfida verso le regole civili. La vendetta elaborata dalla figlia di prolungarne le sofferenze con un oculato sottodosaggio dei medicinali verrà vanificata da un estremo gesto del padre. Romanzo di forte impatto e di ben ponderata costruzione, dove nulla è più del dovuto, che sa abilmente evitare le virtuali derive trash della sua materia narrativa”.

Keiro di Giorgia Testa (Cernusco sul Naviglio, 1994; vive a Parigi)

Keiro di Giorgia Testa “è una narrazione sfumatamente distopica che, senza voltare lo sguardo, affronta un grande rimosso della nostra epoca: l’indicibile sofferenza del vivente negli allevamenti intensivi che riforniscono di nutrienti nobili le nostre tavole. Nella finzione romanzesca si immagina che dopo il contatto con i cannibali del Nuovo Mondo, sia diventato di moda in occidente il consumo di carne umana, purché di individui tarati e come tali reificati. Il veterinario protagonista prende coscienza dell’orrore solo quando crede di intravedere in una creatura partoriente una sua figlia minorata sottrattagli alla nascita. Un quadro crudamente satirico, ammirevole anche per l’inventiva lessicale”.

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La storia del premio, nato nel 1985

Il Premio Italo Calvino è stato fondato a Torino nel 1985, poco dopo la morte di Italo Calvino, per iniziativa di un gruppo di estimatori e di amici dello scrittore, tra cui Norberto Bobbio, Cesare Cases, Anna Chiarloni, Natalia Ginzburg, Massimo Mila, Lalla Romano, Cesare Segre. Calvino, com’è noto, ha svolto un intenso e significativo lavoro editoriale per l’Einaudi; “l’intenzione è stata, quindi, quella di riprenderne e raccoglierne il ruolo di talent scout di nuovi autori”: di qui, l’idea di rivolgersi agli scrittori e alle scrittrici esordienti e inediti/e, “per cui non è facile trovare un contatto con il pubblico e con le case editrici”. Il Premio – si spiega nella presentazione – “ha impostato la propria attività seguendo gli stessi criteri che hanno guidato Calvino: attenzione ed equilibrio, gusto della scoperta e funzione critica”.

Ideatrice del Premio e sua animatrice e presidente fino al 2010 è stata Delia Frigessi, studiosa della cultura italiana tra Ottocento e Novecento. Attuale presidente è Mario Marchetti.

I vincitori e le Giurie delle passate edizioni

Le Giurie del premio, ogni anno diverse, sono sempre state costituite da critici letterari, storici della letteratura, scrittori e operatori culturali. Tra questi, Natalia Ginzburg, Cesare Segre, Ginevra Bompiani, Vincenzo Consolo, Edoardo Sanguineti, Ernesto Ferrero, Gianluigi Beccaria, Dacia Maraini, Angelo Guglielmi, Marino Sinibaldi, Michele Mari, Tiziano Scarpa, Nicola Lagioia, Carlo Lucarelli, Antonio Scurati, Valeria Parrella, Michela Murgia, Mario Desiati, Marco Missiroli, Luca Doninelli, Teresa Ciabatti, Vanni Santoni, Davide Orecchio, Giuseppe Lupo, Sandra Petrignani, Omar Di Monopoli, Gino Ruozzi, Helena Janeczek, Nadia Terranova, Alessio Torino, Valeria Della Valle, Donatella Di Pietrantonio, Andrea Pomella, Viola Ardone, Antonio Franchini, Carmen Pellegrino, solo per citarne alcune e alcunii.

Il Premio può ormai contare un notevole numero di autrici e autori affermati, che hanno iniziato il loro percorso editoriale proprio partendo dalla partecipazione al concorso. Tra gli altri: Marcello Fois, Francesco Piccolo, Paola Mastrocola, Fulvio Ervas, Flavio Soriga, Paola Cereda, Peppe Fiore, Errico Buonanno, Paolo Di Paolo, Rossella Milone, Giusi Marchetta, Mariapia Veladiano, Simona Baldelli, Francesco Maino, Domenico Dara, Veronica Galletta, Nicoletta Verna.

Qui gli ultimi vincitori pubblicati: Pier Franco Brandimarte (L’Amalassunta, Giunti), Valerio Callieri (Teorema dell’incompletezza, Feltrinelli), Elisabetta Pierini (La casa capovolta, Hacca), Cesare Sinatti (La Splendente, Feltrinelli), Emanuela Canepa (L’animale femmina, Einaudi Stile Libero), Filippo Tapparelli (L’inverno di Giona, Mondadori), Gennaro Serio (Notturno di Gibilterra, L’orma), Maddalena Fingerle (Lingua madre, Italo Svevo), Francesca Valente (Altro nulla da segnalare, Einaudi), Nicolò Moscatelli (I calcagnanti, La nave di Teseo), Jacopo Iannuzzi (White People Rape Dogs, Einaudi Stile Libero), Simone Torino (Macaco, Einaudi) e Andrea Pauletto (in corso di pubblicazione).

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