Nella Parigi degli anni ’20 due sorelle sono legate da un filo indissolubile, fino a quando il destino non le separa… Dopo “La primogenita”, Sonia Milan torna con “La sorella prediletta”, di cui proponiamo un estratto: una storia che mescola un forte legame tra sorelle a un manoscritto misterioso e un segreto taciuto…

Nel nuovo romanzo di Sonia Milan, edito da Garzanti, due sorelle si muovono tra i grandi avvenimenti della storia internazionale: la scrittrice romana, che aveva già fatto appassionare lettrici e lettori con la saga familiare La primogenita (sempre edito da Garzanti), in cui la finzione si mescolava a personaggi femminili realmente esistiti, è tornata infatti in libreria con La sorella prediletta, un libro sulla forza dei legami, in particolar modo quelli tra sorelle.

copertina di La sorella prediletta di Sonia Milan

Milan, classe ’69 e membro della giuria internazionale del Premio Roma, porta la passione per la Storia nei suoi romanzi: succede anche nel nuovo titolo, in cui lettrici e lettori si vedono trasportati nella Parigi degli anni ’20.

Due sorelle, unite per sempre

La sorella prediletta si apre su due sorelle, Olympia e Estelle, che non potrebbero essere più diverse: se Estelle è dolce e affettuosa, sempre aperta nei confronti degli altri, Olympia è ribelle e controcorrente.

Ma se questa profonda differenza del loro carattere potrebbe far presagire una lontananza tra le due, la trama smentisce subito: Olympia, infatti, si è presa cura della sorella da quando, ancora bambine, hanno perso la madre, che si era fatta promettere, in punto di morte, che sarebbero state per sempre unite.

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Il tempo passa e nella loro vita arriva Paul, un giovane aspirante scrittore di cui la più piccola si innamora profondamente. E mentre il velo di un segreto comincia ad annebbiare la vista della primogenita, colta dal peso di non essere mai riuscita a confessarlo, il destino comincia a frapporsi tra le due sorelle, separandole. Ecco che il senso di colpa diventa incolmabile.

Un romanzo inedito

A Olympia non resta che il primo romanzo di Paul: farà di tutto per vederlo pubblicato. Lo deve a lui e lo deve alla sorella. La storia intanto scorre con i suoi avvenimenti e la ragazza, che partirà per la Spagna, rimarrà molto provata dallo scenario tragico della guerra civile. Non le resterà altro che provare a dimenticare…

Ma ecco che si inserisce nella narrazione un nuovo volto, e una nuova epoca. Decenni dopo, Caterina, giovane giornalista poco soddisfatta del proprio lavoro, scopre per caso un romanzo misterioso e ne rimane affascinata.

Mille dubbi la perseguitano: che si tratti di un plagio? Perché il libro è stato pubblicato da autori diversi e in due luoghi diversi, prima a Parigi e poi a New York? E qual è il motivo dietro le diverse date di pubblicazione?

La devozione per una sorella

Cominciano così le ricerche, che le riveleranno la grande storia d’amore che si cela dietro al titolo e il forte sentimento di devozione di una donna per la sorella amata.

Caterina comprenderà, così, che non si può proteggere qualcuno per sempre, ma lo si può amare senza tempo. E forse questa storia la spingerà a prendere in mano il proprio destino…

copertina di La primogenita, Sonia Milan

Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto:

Il salone dei ricevimenti dell’Hotel Plaza era illuminato a giorno e grondava champagne. Scarlett Lacroix roteò il bacino facendo ondeggiare la gonna per studiare l’effetto iridescente della seta. Soddisfatta del risultato, lisciò la stoffa delicata del corpetto con il tocco appena accennato dei polpastrelli. Yves Saint Laurent sapeva come accontentarla. La scrittrice prese sottobraccio il suo agente, era pronta a entrare in scena. L’editore Thierry Molinet si era dato molto da fare per gremire l’evento di personalità provenienti dal mondo della cultura e dello spettacolo. Sentimenti d’autunno era giunto alla decima ristampa.

Tradotto in italiano e in inglese, era il romanzo sentimentale più venduto del Regno Unito e sarebbe presto sbarcato negli States, perciò si festeggiava in grande stile. Continuando di quel passo, alla soglia dei cinquant’anni, Scarlett avrebbe potuto rilassarsi e vivere di rendita. Si buttò nella rassicurante mischia degli intellettuali e dei musicisti jazz, in larga parte già ubriachi e su di giri. Accettò con garbo i complimenti di rito e conversò a colpi di champagne e Gauloises. L’ingresso di Alain Delon e del suo angelo biondo, la moglie Natalie, coincise con l’inizio del discorso di Max Fournier, l’agente letterario di Scarlett, che dava ufficialmente il via alle celebrazioni. Sarebbe toccato poi a Molinet spendere qualche parola sul trionfo del romanzo e sull’imminente diffusione oltreoceano. A concludere, le considerazioni e i ringraziamenti dell’autrice.

Dai romanzieri ci si aspettava sempre qualche riflessione profonda, illuminata e innovativa. Scarlett aveva sempre detestato curare le pubbliche relazioni. Hemingway l’aveva detto chiaro e tordo: chiedete tutto a uno scrittore, tranne che di parlare in pubblico. Avrebbe desiderato essere un maschio anche lei, così che fosse legittimata a fregarsene dei fronzoli. Joyce avrebbe potuto ubriacarsi fino a perdere i sensi, ma una signora che sfornava tragedie romantiche doveva apparire elegante e morigerata.

Si disse che se la sarebbe cavata con le solite banalità collaudate, del tipo che, quando scriveva, compiva una sorta di trasfigurazione. Seduta alla scrivania, si catapultava in una dimensione parallela, in cui indossava i panni delle sue eroine. Spremeva e strizzava il cuore sulla macchina da scrivere, scordandosi di mangiare e di dormire, bevendo e fumando una sigaretta dietro l’altra. Un tempo era stata così sul serio: febbrile, concentrata, proiettata in uno spaziotempo modificabile a sua scelta, ma – gran sospiro nostalgico – si era spenta la fiamma. Adesso era vecchia e disillusa e avrebbe solo gradito di essere lasciata in pace. Non appena conclusa la sua messinscena, afferrò un calice al volo dal vassoio di un cameriere per rinfrancarsi.

Spuntò dal nulla un uomo canuto, sulla sessantina, curato e di bell’aspetto, che la trattenne con elegante fermezza esibendosi in un antiquato baciamano.

«Presto dovremmo parlare di un nostro conoscente comune. Sono certo che si ricorderà di Paul Baker, madame Lacroix», le sussurrò prima di lasciarla andare. La folla lo inghiottì e si richiuse come se fosse calato un sipario. Scarlett barcollò sui tacchi.

L’accenno al nome di Paul Baker le provocò un capogiro e il bicchiere le scivolò di mano frantumandosi in mille pezzi. Si scusò in maniera maldestra con la gente intorno e schizzò via. Era agghiacciata come se avesse appena visto un cadavere rialzarsi dal lettino dell’obitorio e andarsene per i fatti suoi. Sono certo che si ricorderà di Paul Baker…

Rabbrividì. Sudava freddo e le mancava l’aria. L’editore la raggiunse in compagnia di Roger Vadim, che era interessato a trarre un film dal suo romanzo. Lo guardò con occhi spiritati, senza riuscire a concentrarsi sul discorso in atto.

Roger parve sorpreso dalla sua mancanza di entusiasmo. Thierry increspò la fronte con disappunto e si affrettò a replicare in tono leggero: «La nostra autrice è talmente emozionata che ha perso la parola». «Un ossimoro per lei, che di parole ne ha scritte di così tante e intense», sorrise Roger con lo sguardo vivo e pieno di luce, tipico delle intelligenze brillanti e volitive.

«Lo sa che io riesco a vedere perfettamente la prima scena, come se già fossi dietro la macchina da presa? Immaginate…»

Prese a gesticolare, infervorato, muovendo le braccia per enfatizzare il concetto. «Ecco il laureato americano che arriva a Parigi all’imbrunire. Un biondino un po’ goffo, con la valigia in una mano, un paio di libri nell’altra, abiti démodé. Si guarda intorno spaesato, non capisce bene cosa dice la gente, anche se ha studiato il francese. Da una parte è quasi pentito di essere lì, finché non alza gli occhi verso la Tour Eiffel illuminata. Parte un primo piano intenso…»

Tacque un momento, sbattendo le palpebre, con la mente che lavorava a tutto regime.

«No, anzi, aspettate, questa sequenza verrà dopo. Come inizio ho un’idea migliore, sentite qua: partiamo dagli albori, dalla protagonista femminile che perde sua madre. Diamo spazio a questa Parigi straordinaria di inizio secolo: grigiore, pioggia battente, cappelli enormi delle dame, bla, bla. Panoramica sulla città e poi entriamo a sbirciare in una delle tante finestre affacciate sui boulevard. C’è una bambina in disparte, al capezzale della madre morente, intorno a cui si affaccendano vari personaggi in fibrillazione. La piccola è smarrita, inconsapevole, dimenticata. A quel punto, si avvicina la sorella maggiore e la prende per mano…»

© 2026, Garzanti S.r.l., Milano
Gruppo editoriale Mauri Spagnol

(continua in libreria…)

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