Dopo il successo di “La portalettere” e “Domani, domani”, Francesca Giannone torna con un romanzo corale che mette al centro l’emancipazione economica, culturale e artistica delle donne. “Gli anni in bianco e nero” porta nel Salento degli anni Sessanta, teatro di una tensione potente, tra patriarcato e tradizione da una parte e modernità e desiderio di cambiamento dall’altra: Maria, Ada, Giovanna, le sorelle Elia, sono le donne del cambiamento, in una provincia che fa fatica a evolvere…

“Una storia iniziata con quattro ragazze che erano sempre state lì, in un mondo in bianco e nero”.

Gli anni in bianco e nero (Nord) di Francesca Giannone è la storia di un mondo dove le donne vivono all’ombra dei mariti, serve leali di uomini che decidono della loro vita e perfino del loro voto, dove la legge prevede un anno di carcere per adulterio, ma solo se a tradire è la moglie, dove alle donne non sono concesse tutte le professioni, ma fare figli e il proprio dovere a letto, dove alle quattro sorelle Elia non è permesso andare al cinematografo, perché secondo il padre mette strane smanie in testa alle femmine.

La libertà di Francesca Giannone è partecipazione

La libertà per alcune coincide con la fuga dalla tirannia di un padre, per accettare una libertà di compromesso nelle mani di un altro uomo, si spera per bene. Ma per altre la libertà è immaginazione e desiderio: è l’arte, la lettura di Jane Austen e di Natalia Ginzburg, è il cinema, sbirciato di nascosto, è sognare Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Monica Vitti e Jean-Louis Trintignant, e scoprirli vicini, è un lavoro in fabbrica per essere indipendenti, è intuire la possibilità di un mondo a colori, di opportunità per tutti, e per tutte. La libertà di Francesca Giannone è partecipazione: nasce da amicizie solidali e sincere tra donne, da uno spazio libero e aperto dove non essere Cassandre inascoltate, ma voci che rivendicano diritti e passioni.

“La libertà non poteva che essere tutta la libertà, e dunque soltanto un pezzo di libertà non poteva essere libertà sul serio.

Se ciò era vero, quanto potevamo dirci realmente libere, io e le mie sorelle?”

Dopo La portalettere, e Domani, domani, Giannone prosegue nel solco tracciato di una narrazione popolare e solida, ben radicata nella storia sociale italiana con protagoniste femminili e uno sguardo attento ai mutamenti politici e culturali del Novecento. In Gli anni in bianco e nero, il Salento degli anni Sessanta è il teatro di una tensione potente tra patriarcato e tradizione da una parte, modernità e desiderio di cambiamento dall’altra.

Scopri il nostro canale Telegram

Seguici su Telegram
Le news del libro sul tuo smartphone

Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati

Inizia a seguirci ora su Telegram Inizia a seguirci ora

Il Salento degli anni Sessanta è il teatro di una tensione potente

Pantaleo Elia è il padre padrone della storia, un uomo mediocre che ha costruito una famiglia su divieti e violenza per imporli. La sua presenza è una nube nera in casa, le sue figlie lo temono e lo disprezzano, e imparano a vivere solo in sua assenza. Sono loro, le sorelle Elia, a rappresentare non le piccole donne alcottiane, ma le grandi donne di un’Italia che comincia ad alzare la testa: spensierate quando il padre non è in casa, spettinate e piene di vita mentre cantano in camera, professionali mentre aiutano la madre, mescia del paese nella sartoria di famiglia. Sono anime creative, leggono, disegnano abiti, ascoltano musica, si circondano di parole e di stimoli, coltivano un altrove possibile.

Le donne del cambiamento in una provincia che fa fatica a evolvere

Sono loro le donne del cambiamento in una provincia che fa fatica a evolvere, ma sulla quale soffia il vento della rinascita: sono i primi moti operai in fabbrica, dove le tabacchine si ergono a rivendicare i propri diritti di lavoratrici, sono i disordini universitari e la primavera degli studenti, e sono soprattutto le riunioni tra compaesane, per testimoniare, senza pudore: minuti rubati alla giornata prima di andare a casa a preparare la cena, prima che i mariti rientrino. Le voci delle donne raccontano le prevaricazioni ma anche i bisogni nuovi, di un lavoro, di soldi, di indipendenza.

È un femminismo autentico, di autodeterminazione, costruito sulle ferite, e fatto non di slogan ma di esperienze vissute.

“Le leggi ingiuste possono essere sfidate”.

La portalettere di Francesca Giannone, nella foto di Nazareno Ruggieri

Francesca Giannone nella foto di Nazareno Ruggieri

Nelle storie di Maria, Ada, Giovanna ci sono tanti linguaggi diversi, identità che si fanno ribellione, e che sono anche le minigonne colorate, i Beatles da sentire a Milano, gli amori che sfidano il senso comune, l’idea di un atelier, di una fabbrica onesta, di una vita di colori e di musica, che si libera dagli spazi angusti, dai divieti e dalle cinghiate e diventa vita, come una favola inventata da una giovane Ada su una farfalla libera di volare.

La costrizione e il silenzio sono il bianco e nero di questa storia, la possibilità di scegliere, il diritto al desiderio sono il colore: a raccontare questo passaggio è uno sguardo femminile, una cinepresa che coglie tutto, anche i dettagli che finiscono per svelare più di tutto il resto.

Mimì, la più piccola delle sorelle Elia, cresciuta sognando il cinema

Mimì, la più piccola delle sorelle Elia, vuole diventare regista: cresciuta sognando il cinema, con la sua cinepresa documenta il suo mondo.

Il cinema diventa così la narrazione centrale, attraverso l’obiettivo di Mimì che racconta la realtà collettiva della rivoluzione, quella degli scioperi, degli studenti, ma anche quella privata, di casa sua.

Scopri la nostra pagina Linkedin

Seguici su Telegram
Scopri la nostra pagina LinkedIn

Notizie, approfondimenti, retroscena e anteprime sul mondo dell’editoria e della lettura: ogni giorno con ilLibraio.it

Seguici su LinkedIn Seguici su LinkedIn

Lavorando al suo film, Mimì afferma un’idea nuova di donna non più definita dall’amore, ma dalla capacità di scegliere la propria vita: crescendo, matura un suo occhio non solo creativo, ma critico, un suo pensiero personale che la rende completa, senza bisogno di mettersi all’ombra di qualcuno. È la scoperta dell’indipendenza, dell’essere pienamente donna.

“Quello che avevo capito, lavorando al mio film, era che non solo per tutto il tempo avevo saputo chi ero, ma più che mai mi ero sentita viva. Forse io, l’amore nella sua pienezza, l’avevo provato per la prima volta solo allora. E non per un ragazzo”.

Gli anni in bianco e nero è un romanzo corale che mette al centro l’emancipazione economica, culturale e artistica delle donne. Francesca Giannone riesce di nuovo a regalare voce a figure marginali, le mette al centro facendone il fulcro attorno a cui ruota pubblico e privato.

Coerente con il suo percorso narrativo, firma con uno stile limpido una storia di giustizia sociale, di dignità e coscienza di sé, del diritto al desiderio e alla propria vita, al lavoro come strumento di indipendenza. Essere donna, direbbe Simone de Beauvoir, è il risultato di una storia: e quella delle sorelle Elia è una storia di piccole battaglie quotidiane che hanno definito l’immensa eredità delle generazioni che hanno davvero costruito l’Italia e reso possibile il nostro presente.

“E allora penso che ciascuna è fatta di tutte le donne che l’hanno preceduta, e al contempo sarà parte di quelle che le succederanno.

Questo senso di appartenenza, tenace come le radici di un ulivo secolare che resiste a dispetto delle intemperie, mi infonde la forza di spiccare il volo.”

Scopri le nostre Newsletter

Iscrizione alla Newsletter
Il mondo della lettura a portata di mail

Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it

scegli la tua newsletter Scegli la tua newsletter gratuita

Fotografia header: Francesca Giannone nella foto di Yuma Martellanz

Abbiamo parlato di...