Alba è una donna e una madre in crisi: per ricostruirsi lascia la famiglia e cerca risposte su di sé in uno zoo, dove stringe un legame speciale, di aiuto e di rispecchiamento, con gli animali. Nel suo coraggioso romanzo d’esordio, “Contare i passi verso casa”, Laura Ceccacci, che da anni lavora nel campo dell’editoria e ha fondato la sua agenzia letteraria, spinge la protagonista a confrontarsi con il senso di colpa, i pregiudizi e il profondo senso di inadeguatezza. Solo facendo i conti con il passato, potrà ricostruirsi…
Ci sono traumi che tracciano una linea di demarcazione netta tra come si era prima e come si è dopo l’evento.
Alba, la protagonista del romanzo d’esordio di Laura Ceccacci, Contare i passi verso casa (Salani), lascia il marito Bri e la figlioletta Fiore perché sente di doversi ricostruire. Cosa sia successo esattamente non si sa, neanche Alba ne è pienamente conscia, però è chiaro il suo bisogno di verità:
Preferisco una triste quiete a un’illusione di gioia. Preferisco mille giorni di infelicità a una sola ora di falsa speranza. Al guizzo irragionevole del cuore, preferisco la rassegnazione.
Tutto è dolore. Accettarlo è pace, ribellarsi è disperazione. Non c’è altra verità che possa salvarmi, in questo momento. (p. 111)
In uno zoo, a contatto con gli animali
Nelle primissime pagine la troviamo in uno zoo, dove trascorre ore a contatto con gli animali e gli altri lavoranti: assistiamo al parto quasi miracoloso di un elefantino, al salvataggio di una maestosa pantera in difficoltà digestive, alla “Meravigliosa Paura” suscitata da un’orsa ipovedente e artritica.
Questi sono solo alcuni degli incontri che aiutano Alba a uscire dai suoi problemi personali per dedicarsi agli altri. La donna sa entrare in comunicazione profonda con gli animali in cattività, e non mancano dialoghi immaginari e rispecchiamenti che tendono ponti tra realismo e fantastico.
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Non solo: una seconda fuoriuscita dal presente è garantita dalle fiabe che Alba scrive e illustra. Lei, che ha raggiunto rapidamente il successo prima dei vent’anni con un libro per l’infanzia tradotto in molti Paesi, ha scelto un lungo silenzio e solo adesso sta ricominciando a scrivere.
Storie inventate che si intrecciano e si accavallano alla vita
Queste storie inventate si intrecciano e si accavallano alla vita: non sorprende che gioie e sofferenze personali suggestionino le creazioni. Così le narrazioni possono prendere curvature angoscianti, che le rendono inadatte ai piccoli lettori, o altrove ammantarsi di esperienza e di insegnamenti edificanti, come vuole qualsiasi fiaba.
Se all’inizio viene da chiedersi perché queste parti non siano contraddistinte da alcun corsivo o diverso font, in seguito è facile darsi una risposta: la vita di Alba – come quella di qualsiasi artista – non è mai disgiunta dall’opera; c’è semmai un’osmosi profonda tra le due. Ma non sempre la donna è pienamente consapevole del malessere che ha appena passato alla pagina, né riesce a considerare catartiche le sue tavole. I disegni diventano piuttosto la rappresentazione di ciò che Alba non è ancora pronta a confessare.

Intanto, nella vita allo zoo, a sostenere ulteriormente Alba in questo suo percorso c’è Gautama, un suo ex-educatore, che l’ha conosciuta da bambina, molto spaesata dopo essere stata strappata a una madre e una zia che se la contendevano in una baraccopoli. Gautama è ancora quello di una volta: capisce Alba senza bisogno di parole, la accoglie con un’apertura totale, generoso e comprensivo (ma anche per lui Ceccacci ha previsto ombre che si sveleranno nel corso del romanzo).
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Eppure Alba non fugge davvero dalla sua vecchia vita, semmai la mette in pausa: il pensiero della famiglia le torna di continuo, ma quando Bri e Fiore vengono in visita o le telefonano, lei non si sente mai all’altezza.
Una madre in crisi che riflette continuamente sulla sua indegnità
Alba è una madre in crisi che riflette continuamente sulla sua indegnità, chiedendosi in cosa sia inadeguata, e, persa nell’auto-analisi, risulta poco spontanea e soprattutto poco presente. Il marito, a lungo comprensivo, si è fatto carico di qualsiasi decisione relativa alla bambina, ma è chiaro che l’assenza di Alba e la scarsa comunicazione rischiano di allontanare i due coniugi.
Almeno da parte di Alba, non viene mai messo in dubbio l’amore; anzi, l’imperativo della sua vita è “amare a ogni costo. Perché ciò che ami davvero non ti sarà strappato. Ciò che ami davvero è la tua vera identità” (p. 156).
A tenerli ulteriormente a distanza, tuttavia, c’è un segreto gravissimo, qualcosa che Alba non ha mai confessato e che, anzi, ha rifiutato persino di ammettere con sé stessa.
Scoprirlo, accettarlo ed elaborarlo è parte del cammino che racconta Contare i passi verso casa. Titolo che risulterà sempre più emblematico durante la lettura: quello di Alba è un procedere sghembo, circonvoluto e imprevedibile; ora avanza improvviso ora si fa recalcitrante, perché nessuno sa esattamente dove porterà. Neanche noi lettori, che seguiamo con pathos crescente l’itinerario di Alba dentro di sé e dentro il suo passato, chiedendoci con apprensione cosa le riserverà il futuro.
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Fotografia header: Laura Ceccacci nella foto di Giliolia Chisté