Due recenti documentari, entrambi da non mancare (quest’estate in tv e in streaming), riportano al centro la storia dell’editoria italiana: “Livio Garzanti – Il gran viziato: la morale nascosta di un editore formidabile” ripercorre la vita e le scelte editoriali dell’editore che contribuì a pubblicare autori come Carlo Emilio Gadda, Goffredo Parise e Pier Paolo Pasolini, mentre “Cannibali” ricostruisce la nascita del movimento letterario esploso negli anni ’90 attorno all’antologia (che compie 30 anni) “Gioventù cannibale” e alla collana Stile Libero di Einaudi – I particolari
Chi ha voglia di scoprire cosa si nasconde dietro le quinte dell’editoria e del mondo letterario del secolo scorso, questa estate ha due strade da percorrere, entrambe in formato documentario, entrambe affascinanti.
Da una parte il racconto della nascita di un movimento che ha diviso la critica letteraria italiana, dall’altra il ritratto di uno degli editori che più ha lasciato il segno nel ‘900. Due prodotti diversi per linguaggio e distribuzione, ma accostabili per lo sguardo che offrono su due momenti chiave della storia editoriale nazionale: Cannibali, e Livio Garzanti – Il gran viziato: la morale nascosta di un editore formidabile.
Giovani, cannibali e dallo Stile Libero
Disponibile sulla piattaforma streaming iWonderfull e, come canale a pagamento, su Prime Video, Cannibali è il documentario firmato IULMovieLab, la factory creativa dell’Università IULM, e diretto da Hilary Tiscione. Tra testimonianze storiche, spezzoni di programmi televisivi d’epoca e interviste contemporanee, ricostruisce la nascita e il boom del gruppo dei cosiddetti “scrittori cannibali”: dalla nascita della ormai storica collana Einaudi Stile Libero, per idea di Severino Cesari (venuto a mancare nel 2017) e Paolo Repetti, alla pubblicazione dell’antologia – curata nel 1996 da Daniele Brolli – Gioventù cannibale.

Il documentario ripercorre il contesto che portò alla formazione di quello che viene considerato il movimento letterario italiano più controverso di fine secolo scorso, restituendone la rappresentatività rispetto alla società dell’epoca e ricostruendo anche l’accoglienza, non sempre lineare, ricevuta dalla critica.
Tra le voci presenti, quelle di Repetti, che ricostruisce il senso di quell’associazione e la diffusione del termine “cannibale”; dei critici letterari Marino Sinibaldi ed Emanuele Trevi, che ripercorrono l’importanza letteraria del gruppo; ma anche quelle di Aldo Nove, autore, tra le altre opere, di Woobinda; e poi ancora spazio alle considerazioni di altri due autori, Tiziano Scarpa e Raul Montanari, che rievocano il periodo e riflettono sull’accoglienza ricevuta.
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Ricordiamo, inoltre, che proprio quest’anno si celebrano i trent’anni di Gioventù cannibale: antologia che ha accolto autori e autrici all’epoca poco famosi, tra cui Niccolò Ammaniti, Daniele Luttazzi (più noto per l’attività televisiva), Andrea G. Pinketts, lo stesso Aldo Nove e Luisa Brancaccio.

Livio Garzanti, il gran viziato: la morale nascosta di un editore formidabile
Restando in tema di editoria italiana, ma spostandoci di qualche decennio più indietro, nel catalogo di Sky Arte è disponibile Livio Garzanti – Il gran viziato: la morale nascosta di un editore formidabile, documentario diretto da Giacomo Gatti (e scritto da Matteo Moneta) e prodotto da 3D Produzioni in associazione con la Fondazione Ravasi Garzanti.
Definito come un omaggio all’editore, il documentario ripercorre la storia della casa editrice, dalla nascita per mano del padre Aldo sulle ceneri della storica Treves, fino alle difficoltà personali e alla decisione di cedere la casa editrice, oggi parte del Gruppo editoriale Mauri Spagnol, passando ovviamente tra le grandi pubblicazioni degli anni ’50 e ’60.

Il gran viziato è un anagramma coniato da Roberto Benigni per descrivere l’editore e scrittore
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Il racconto, affidato alla voce di Toni Servillo, si sofferma tanto sull’uomo – le sue paure, il rapporto con la morte, il carattere difficile e a tratti insicuro, ma fermo nel seguire la propria linea editoriale – quanto sull’editore, ricostruendo la capacità di Garzanti di differenziarsi da Mondadori ed Einaudi, pubblicando autori come Goffredo Parise e Carlo Emilio Gadda e, soprattutto, lanciando Pier Paolo Pasolini (con il quale lottò contro la censura di Ragazzi di vita). Tra le testimonianze raccolte, quelle della prima moglie Orietta Sala, del figlio Eduardo, della segretaria personale Mariolina Vatta, e ancora di Ferruccio de Bortoli, Teresa Cremisi, Gian Arturo Ferrari, Oliviero Ponte di Pino e Claudio Magris.
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A fianco di questi lati più noti, il documentario, nella parte finale, si sofferma sulle attività di beneficenza che si devono a Livio Garzanti, scoperte solo dopo la sua morte. Don Luigi Ciotti lo definisce “un uomo sempre alla ricerca“, che, nonostante l’assenza di fede, ha spesso creduto negli altri e, soprattutto, nell’aiutare il prossimo in difficoltà. Non a caso, anche in uno degli ultimi gesti – la creazione di una fondazione che gestisse aiuti e attività di beneficenza – Livio scelse di ricordare la madre, Sofia Ravasi, omettendo il proprio cognome (che venne aggiunto al nome della Fondazione soltanto anni dopo).
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