Paragonata a George Saunders e Lorrie Moore, Madeline Cash debutta con il romanzo “Pecorelle smarrite”. Tra commedia nera, dramma familiare e racconto di formazione, la (divertente) storia di una famiglia americana disfunzionale, tra un matrimonio aperto, tre figlie allo sbando e un complotto che solo la più piccola ha il coraggio di seguire fino in fondo…
Non mi fido spesso delle fascette dei libri, ma per Pecorelle smarrite di Madeline Cash (Gramma Feltrinelli, traduzione di Marco Rossari) devo fare un’eccezione.
“Miglior libro dell’anno per il New York Times“. “Ho riso dall’inizio alla fine… C’è più arguzia e inventiva in una sola frase di Madeline Cash che in moltissimi libri” (Eric Puchner, New York Times). “Madeline Cash ha una voce unica, inconfondibile” (Lena Dunham). Tutto vero.

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Nella città affacciata sull’Alabaster Harbor, lo scalo principale dell’intera costa occidentale degli Stati Uniti, Bud e Catherine Flynn decidono di trasformare il loro matrimonio in una relazione aperta. Bud fa il contabile al porto (“Abbastanza buono così com’è: ecco quale sarebbe stato lo slogan di Bud”). Solo che, ciclicamente, l’uomo pensa con angoscia allo “strambo accordo” che ha con la moglie.
Catherine, invece, concepisce il loro matrimonio aperto come “una scappatoia morale, uno sfogo creativo nell’immensità della monogamia”.
Equilibrio precario, ma pur sempre equilibrio. Bud e Catherine, però, hanno tre figlie, le tre pecorelle smarrite sulle quali si abbattono le conseguenze di questo contesto in bilico.
Abigail, diciassette anni, si lega a un ventenne soprannominato “Wes Crimini di Guerra”. Louise, quindici anni, coltiva una relazione virtuale con uno sconosciuto “incontrato” in chat. Harper, la più piccola, dodici anni e una mente che vede il mondo come un sistema di codici da decifrare, scopre per caso un’irregolarità nei traffici del porto della città. È proprio Harper a trascinare l’intera famiglia in un’improvvisata, e improbabile, inchiesta contro il potente uomo d’affari locale, Paul Alabaster.
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È così che Pecorelle smarrite diventa una specie di missione alla Little Miss Sunshine, con i Tenenbaum di Wes Anderson come protagonisti. Quello che colpisce di questo libro, infatti, è il modo in cui Cash riesce a tenere insieme registri che di solito viaggiano su binari separati: la comicità assurda, quasi da sit-com, e la tenerezza per personaggi che, anche nelle loro più grandi storture, non vengono mai umiliati o fatti a pezzi.
È un dramma familiare questo, in cui Cash racconta la crisi della famiglia contemporanea.
Una nuova famiglia disfunzionale da aggiungere all’eterna fila capeggiata da Anna Karenina. Alla commedia nera sulla disgregazione della famiglia nucleare americana, con genitori più impegnati a lavorare su se stessi che sui figli, si affianca però un sincero racconto di formazione, quello che ha Harper come protagonista: la piccola Giovanna d’Arco di provincia, che si rifiuta di accettare le cose così come stanno, testarda e inascoltata dagli adulti, finisce per essere l’unica capace di vederci davvero chiaro.
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Tutto questo, dramma e romanzo di formazione, Cash sceglie di affrontarlo regalandoci grandi risate, senza toni cupi e sentenziosi. Non è un caso che i paragoni ricorrenti, nelle recensioni americane, chiamino in causa George Saunders e Lorrie Moore, ma anche Kurt Vonnegut per la capacità di usare l’iperbole non per allontanarsi dal reale, ma per arrivarci più in fretta.
L’irriverente esordio di Madeline Cash si candida a essere una delle scoperte più divertenti, e più acute, di questo autunno di narrativa straniera.
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Fotografia header: Madeline Cash, nella foto di Nat Ruiz