Da Plinio il Vecchio, da Plutarco a Nietzsche, l’intero Occidente si è interrogato su Zarathustra. Al fondatore dello Zoroastrismo è dedicato l’ultimo saggio di Kader Abdolah, scrittore iraniano per cui il profeta non è soltanto un punto di riferimento, ma parte della propria “identità”. In occasione dell’uscita di “Parla Zarathustra”, l’autore si racconta con ilLibraio.it: a partire dalla filosofia di Zarathustra, “il primo pensatore ad aver individuato il principio dell’universo nel conflitto eterno tra il bene e il male”, Abdolah analizza l’umanità intera, percorrendo una strada fondata sul rispetto per l’ambiente e sulla felicità dei singoli… – L’intervista

Sulla scrivania di Kader Abdolah, a Delft, in Olanda, accanto a una pila di volumi dedicati alla tradizione mitologica persiana, trova posto una raccolta di poesie di Mary Oliver. A unire lo scrittore iraniano – nato ad Arak nel 1954 e rifugiato politico nei Paesi Bassi dal 1988 – e la poeta statunitense è l’interesse verso un personaggio fondamentale per la nascita e lo sviluppo delle religioni monoteiste dell’Occidente: Zarathustra.

Al mitico fondatore dello Zoroastrismo, e al lungo viaggio intrapreso per ricostruirne l’esistenza e il pensiero, Kader Abdolah dedica il romanzo Parla Zarathustra. Pubblicato nei Paesi Bassi nel 2024, il libro arriva nelle librerie italiane grazie all’editore Iperborea, nella traduzione di Claudia Cozzi ed Elisabetta Svaluto Moreolo.

Khader Abdolah nella foto di Simone Riccomi

Khader Abdolah nella foto di Simone Riccomi

Kader Abdolah, mediatore tra due culture

Dopo romanzi come Il messaggero (Iperborea, 2010) e Quello che cerchi sta cercando te (Iperborea, 2025), sul poeta in esilio Rumi, lo scrittore si conferma quindi un esperto e appassionato mediatore tra due culture. Egli stesso si definisce orgogliosamente colui che veicola nella lingua neerlandese il patrimonio culturale delle antiche civiltà orientali.

Zarathustra, però, non è per Abdolah una mera figura filosofico-letteraria: “È parte della mia identità come uomo persiano, come scrittore persiano”, racconta, e aggiunge: “È presente nei miei pensieri e nella mia penna”. Affrontare questa ricerca in olandese, che non è la sua lingua madre, gli ha permesso di comprendere che il profeta non appartiene al patrimonio culturale della sola Persia, ma di tutta l’umanità.

L’Occidente si è sempre interrogato su Zarathustra

Da Plinio il Vecchio, da Plutarco a Nietzsche, l’intero Occidente si è interrogato su Zarathustra. Secondo l’ipotesi condivisa dalla maggior parte dei linguisti, il profeta sarebbe vissuto indicativamente intorno al 1500 a.C. ma, come per l’annosa questione omerica, alcuni studiosi ipotizzano che non sia mai esistito e che le Gatha – i canti religiosi a lui tradizionalmente attribuiti – siano in realtà il risultato di un’antica tradizione orale messa per iscritto in un secondo momento.

Copertina di Parla zarathustra di Kader Abdolah

Il primo pensatore ad aver individuato il principio dell’universo

In ogni modo, da quelle composizioni liriche di carattere sacro, poi confluite e raccolte nell’Avesta, Zarathustra emerge come il primo pensatore ad aver individuato il principio dell’universo nel conflitto eterno tra il bene e il male. Figlio di Porushasb e di Dughdava, era l’ultimo discendente di Kayumars, il primo essere umano creato da Ahura Mazda, dio del Bene, e ucciso dal fratello malvagio Ahirman.

Fu proprio Ahura Mazda a nominare il giovane sacerdote suo messaggero nella lotta contro il potere tirannico della casta sacerdotale. I sacerdoti erano infatti colpevoli di ingannare i fedeli, diffondendo superstizione, paura e infelicità. A queste menzogne si ribellò e alzò la propria voce Zarathustra, rivendicando la gioia come diritto di tutti gli esseri viventi.

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Le generazioni di oggi affondano le radici nell’antichità

Amare e celebrare la vita: è questa l’essenziale e rivoluzionaria lezione del profeta: “Scrivendo di Zarathustra, volevo mostrare alle generazioni più giovani che non sono soltanto giovani, ma che le loro radici sono profondamente ancorate nell’antichità”.

Consapevole che l’essere umano non smette mai di raccontare e che i miti attraversano la Storia, migrando da una cultura all’altra e dando vita a nuove storie, Abdolah s’incammina sulle orme degli antichi abitanti della steppa euroasiatica.

Unite dalla comune lingua indoeuropea, le tribù della steppa non elaborarono soltanto le innovazioni più rivoluzionarie del tempo, come l’invenzione della ruota, ma composero gran parte delle narrazioni che costituiscono ancora oggi le radici del nostro patrimonio culturale.

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Faravahar, simbolo zoroastriano

Faravahar, simbolo zoroastriano

L’esperienza della migrazione forzata

Latte”, “burro” e “vacca” erano le parole più importanti per queste comunità che, dopo ventimila anni, abbandonarono la steppa ed emigrarono: chi verso l’Europa, chi verso l’Iran e l’India. Tra le molteplici ragioni che condussero all’emigrazione, Abdolah include anche il desiderio umano di spostarsi per conoscere nuovi mondi. Un desiderio che però, per lo scrittore si è presentato nella forma di una migrazione forzata.

Perseguitato dal regime dello Scià e poi da quello dell’ayatollah Khomeini, Abdolah ricorda l’esilio come una delle esperienze più significative della sua vita: “Improvvisamente mi trovavo in un luogo da cui guardare al passato, verso me stesso e i trent’anni vissuti fino ad allora”.

Non fu, però, un percorso privo di difficoltà: “Ero un uomo senza soldi, senza casa e senza speranza”. Quando viveva con la moglie ad Ankara, racconta, non avrebbe mai pensato di continuare la sua carriera di scrittore, né di cambiare lingua: “Eppure eccoci qui. Ho scritto più di trenta libri e il mio stile di scrittura è cambiato.”

La terra come archivista e paladina della lingua

Per ricostruire la storia del profeta, l’autore fa spesso riferimento alle iscrizioni in scrittura cuneiforme riportate su tavolette d’argilla e di pietra, brocche e altri reperti rinvenuti nelle rovine delle antiche città: “La terra come l’archivista più giusta, come la paladina della lingua”, osserva l’autore nel testo.

Cosa succede, però, quando la guerra distrugge questo patrimonio archeologico e culturale? Si pensi ai più di cento siti di interesse storico-culturale distrutti dal 2023 a Gaza, o alle distruzioni che hanno colpito lo stesso Iran. Di fronte alla perdita di fonti documentarie e alla certezza che sia inutile andare alla ricerca di ciò che è scomparso, Abdolah si avvale della libertà propria della scrittura.

“In quanto scrittore ed essere umano, ho il pieno diritto di comprendere e indagare me stesso: chi sono io?”. E, come sempre, pone nuovamente l’accento sulla fortuna di scrivere e di amare il proprio mestiere: “Perché, come insegna Zarathustra, il senso della vita è godersela”.

Una ricerca riguardante l’intera umanità

A metà del cammino, Abdolah si è accorto che la sua ricerca non riguardava soltanto Zarathustra, ma l’umanità stessa. Attraverso la filosofia dello Zoroastrismo, praticata dalle odierne comunità dei Parsi tra Iran, Azerbaigian e India, e riassunta nel motto “buoni pensieri, buone parole, buone opere”, si indica la “retta via”.

Una strada fondata sulla giustizia e sulla non violenza, non solo nei confronti degli esseri umani, ma di tutta la comunità dei viventi. Una strada fondata sul rispetto per l’ambiente, i confini del territorio e la felicità dei singoli.

L’APPUNTAMENTO IN ITALIA CON L’AUTORE – Sabato 19 settembre, alle 19, Kader Abdolah parlerà del suo libro con Ilaria Sotis in occasione dell’edizione 2026 del festival Pordenonelegge (Dissensio Arena).

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