Scritto e pubblicato sul finire dell’Ottocento, pochi anni prima della morte di Nietzsche, “Così parlò Zarathustra” è tra le opere principali del filosofo, capace di unire nelle sue pagine mito e fiaba, racconto filosofico e aforisma: leggerlo (o rileggerlo) oggi significa dunque affrontare i grandi temi del presente, aprirsi al dubbio e alla critica dei valori dominanti e cercare, anche dentro di sé, una volontà di potenza nuova…

Un racconto visionario, una fiaba simbolica, uno dei testi più letti e ripresi della filosofia occidentale di fine Ottocento

Così parlò Zarathustra (Adelphi, traduzione di Mazzino Montinari e nota di Giorgio Colli) ancora oggi, a più di un secolo dalla pubblicazione, è in grado di parlarci e farci ragionare sui grandi temi del presente. Seducendo, destabilizzando e affascinando lettrici e lettori, della prima ora, o già avvezzi allo spirito di Friedrich Nietzsche (15 ottobre 1844 – 25 agosto 1900).

Copertina di Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche

Indice

Di cosa parla?

All’interno del volume più celebre scritto da Nietzsche è difficile rintracciare una trama in senso tradizionale: episodi, parabole, dialoghi e monologhi – spesso metaforici ed enigmatici – compongono le quattro parti dell’opera e illustrano il pensiero nietzschiano.

Così parlò Zarathustra contiene le predicazioni e i discorsi del profeta solitario Zarathustra che, dopo un lungo ritiro sui monti, decide di tornare tra gli uomini – di tramontare – per diffondere i propri insegnamenti.

Dietro questa forma così particolare (che poi vedremo nel dettaglio) e la voce del profeta, il cui nome appare già in alcuni scritti del 1881, il filosofo nato in Germania mette in scena i temi più centrali della sua filosofia. Dalla critica alla morale tradizionale alla celebre proclamazione della “morte di Dio“, dalla necessità di superare l’uomo così com’è al valore della solitudine, dell’arte e della volontà.

Also sprach Zarathustra (questo il titolo originale) incarna una ribellione profonda contro i valori (occidentali) dominanti. È il rifiuto di un mondo governato dal conformismo e dalla rinuncia, a favore di una visione dell’esistenza come forza attiva, creativa, indomabile. La volontà di potenza diventa strumento di trasformazione, aprendo il testo a interpretazioni molteplici e talvolta contrastanti.

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Un’opera centrale tra Otto e Novecento

Nel contesto filosofico tra XIX e XX secolo, Così parlò Zarathustra occupa una posizione unica. È uno dei testi più influenti della modernità, costantemente ripreso, citato, discusso. Negli anni ha attraversato letteratura, musica, arte, politica e cultura popolare, diventando un riferimento riconoscibile anche per chi non ha mai letto Nietzsche.

È evidente che la forza di questo testo risieda nel suo contenuto. Però è altresì importante notare la precisa collocazione temporale: lo Zarathustra viene pubblicato poco prima che scocchi il nuovo secolo, anticipando molte delle inquietudini e delle incertezze che poi domineranno il Novecento. E lo stesso filosofo, così novecentesco a tratti, muore proprio al sorgere del nuovo secolo (all’età di 55 anni).

Per osservare come quest’opera abbia influenzato il pensiero della scorsa epoca, è utile ricordare un’importante figura della letteratura europea. Oltre infatti ai numerosi filosofi che hanno ripreso il pensiero nietzschiano, Thomas Mann è tra gli scrittori in cui maggiormente si riverbera questa filosofia. Non a caso, Mazzino Montinari nei suoi Appunti scrive: “Non esiste altro pensatore e scrittore che abbia esercitato su Thomas Mann un influsso così duraturo come quello esercitato da Nietzsche”. E poi prosegue: “Da un lato, debbono essere ricercate con cura le innumerevoli allusioni e citazioni nietzscheane nascoste nell’opera letteraria, ma dall’altro non si deve dimenticare […] che esisteva un’immagine convenuta, anzi un Nietzsche ‘mitico’ che non ha mancato di condizionare” lo scrittore.

Il libro chiave del pensiero di Friedrich Nietzsche

All’interno dell’opera di Nietzsche, Così parlò Zarathustra è spesso considerato il libro più importante e rappresentativo. Non perché introduca ex novo dei temi, ma perché rielabora e porta a una forma estrema e simbolica quelli già descritti nelle precedenti pubblicazioni.

Sebbene si possa provare a collegare e rintracciare ogni riferimento alle opere precedenti – banalmente a Umano, troppo umano e ad Al di là del bene e del male -, Così parlò Zarathustra è “d’altra parte, un libro chiaro in sé” (con le parole di Mazzino Montinari) e il “coronamento di sei anni di esercizio della libertà dello spirito” (come affermò lo stesso Friedrich Nietzsche).

Fa eccezione, tra gli argomenti, la figura dell’Ubermensch (oltreuomo o superuomo), che trova proprio nello Zarathustra la sua elaborazione più compiuta. Ma anche in questo caso non si tratta di un concetto definito una volta per tutte: è un’immagine, una tensione, un “mito” più che una dottrina.

Così parlò Zarathustra: uno stile unico, tra poesia, filosofia e mito

Arriviamo dunque ora a trattare uno degli aspetti che rendono Così parlò Zarathustra un libro affascinante e, potremmo dire, immortale: il suo stile.

Non ci troviamo di fronte a un saggio, né a un romanzo; non è neppure una raccolta poetica: è tutto questo insieme. Nietzsche fonde in queste pagine prosa e poesia, aforisma e racconto, discorso filosofico e fiaba, mettendo il mito al centro dell’opera e del linguaggio, come evidenziato da Giorgio Colli nella nota introduttiva.

Zarathustra, e parallelamente il filosofo apolide, parla per immagini, simboli, metafore che rendono complessa l’analisi e piacevole la lettura.

Il testo, così, sembra chiedere di essere letto ad alta voce, attraversato più che spiegato. È anche per questo che una prima lettura può lasciare spaesati, mentre una rilettura – magari a distanza di anni – permette di cogliere risonanze diverse, legate più all’esperienza che a un’interpretazione “corretta”.

Tra citazioni e fraintendimenti

Molte frasi di questo testo sono entrate nell’immaginario collettivo, spesso isolate dal contesto, trasformate in slogan o semplificazioni. Tra queste “Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante” tratta dal Prologo e “Diventa chi sei” da Il sacrificio col miele (nella quarta parte di Così parlò Zarathustra).

Rileggere il libro significa quindi restituire complessità a parole troppo spesso usate come etichette. Significa accorgersi che dietro le citazioni celebri c’è un testo stratificato, ironico, contraddittorio.

La citazione più imponente però ci porta alla musica (ben presente nell’opera nietzschiana): nel 1896 il compositore tedesco Richard Strauss realizza l’opera sinfonica Così parlò Zarathustra, che presenta alcune immagini riprese direttamente dal libro.

Perché rileggere Così parlò Zarathustra oggi

Per provare a rispondere alla legittima domanda sul perché (ri)leggere oggi Così parlò Zarathustra (ma in generale i classici della filosofia passata), è utile fare affidamento sul filosofo francese Gilles Deleuze che, all’interno di un testo dal titolo Nietzsche e la filosofia (Piccola Biblioteca Einaudi, a cura di Fabio Polidori), afferma ciò: “La filosofia non serve né allo Stato né alla Chiesa, che hanno altre preoccupazioni, e non è al servizio di nessuna potenza consolidata. La filosofia serve a rattristare: una filosofia che non rattristi, che non riesca a contrariare nessuno, che non sia in grado di arrecare alcun danno alla stupidità e di smascherare lo scandalo, non è filosofia…”.

E il pensiero nietzschiano, raccolto in questo capolavoro, segue perfettamente questo principio. Di lottare e danneggiare la “stupidità”, di far ragionare le persone, certo con uno stile volutamente misticheggiante e irrazionale. Di chiedere, a lettrici e lettori, uno sforzo interpretativo e scoprire ogni volta qualcosa di nuovo, di sé, del libro e del mondo. Perché nel suo “ermetismo” suggerisce cautela ma anche forza di volontà, tra nuove soluzioni e nuovi valori.

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Fotografia header: Friedrich Nietzsche (foto di Hulton Archive/Getty Images 23/03/2026)