Sfidare i pregiudizi, ecco l’insegnamento di Socrate e della filosofia, oggi come 2400 anni fa. Il divulgatore e autore Eugenio Radin spiega perché innamorarsi di questa materia (l’intervento è tratto dal nuovo numero di “Leggere il mondo”, la guida del progetto Il Libraio Scuola, dedicato alla promozione della lettura tra gli adolescenti, che si può scaricare gratuitamente dal nostro sito)

Se ti sembra di non sapere nulla… non è un problema! Ovvero perché amare la filosofia

“Il più sapiente tra tutti è colui che sa di non sapere nulla”.

Questo elogio dell’ignoranza (che rappresenta senz’altro il sogno di moltissimi studenti impreparati) è in realtà il riassunto perfetto del significato della filosofia.

Avete capito bene: il senso dell’intera filosofia potrebbe essere sintetizzato in questa breve frase pronunciata più di 2400 anni fa da un uomo dalla pancia prominente, dal naso schiacciato, dall’aspetto trascurato, particolarmente amante del vino e dell’ozio, ma dall’intelletto profondamente seducente. Quest’uomo si chiamava Socrate e, se non lo avete mai sentito nominare prima, sappiate che è considerato il padre di tutta la filosofia occidentale.

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“Caspita” – direte voi – “chissà quanti libri deve aver scritto questo tale per poter essere considerato il padre della filosofia!”. Spiace deludere, ma la risposta è: “Nessuno”. Nessun libro, nessun insegnamento, nessuna nozione. Se dovessimo esporre, una per una, tutte le teorie di Socrate, rischieremmo di ritrovarci a fissarci l’un con l’altro in perfetto silenzio. Ma com’è possibile? Come può, il padre del pensiero occidentale non aver elaborato alcun pensiero, alcuna lezione? Be’, a dire il vero una lezione Socrate l’ha lasciata (anche se non in forma scritta), ma il suo contenuto è talmente rivoluzionario, talmente diverso da qualsiasi dottrina mai impartita prima, da non poter essere classificato facilmente come un semplice “insegnamento”.

 

Leggere il mondo 3 Il Libraio Scuola settembre 2024

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Il più sapiente tra tutti è colui che sa di non sapere nulla“. Ecco il paradossale insegnamento socratico! Sembra assurdo: come può un sapiente non sapere nulla? Proviamo a capire insieme che cosa intendesse dire Socrate con queste parole.

Dunque, premettiamo che il buon Socrate aveva un brutto vizietto: quello di vagare per le vie di Atene, importunando le persone che incontrava con domande strampalate, del tipo: “Che cos’è l’uomo?”; “Cos’è il bene?”; “Cosa significa giustizia?”.

Sono domande certamente importanti: se ci consideriamo esseri umani dovremmo sapere che cos’è l’uomo; se vogliamo essere buone persone dovremmo prima capire cosa intendiamo con “bene”; se vogliamo batterci per diritti e leggi più giuste non possiamo ignorare cosa significhi “giustizia”. Domande importanti, certo. Molte persone però (sia nella Grecia di Socrate, sia ai giorni nostri) ritenevano che fosse stupido parlarne; ritenevano che le definizioni di “uomo”, di “bene”, di “giustizia”, fossero qualcosa di ovvio, di scontato.

Ed è qui che il talento di Socrate entrava in gioco. Una volta che aveva ottenuto una risposta alle sue domande, egli iniziava a porre tante altre piccole domande con lo scopo di mettere in dubbio quelle risposte; con lo scopo di portare il suo interlocutore a contraddirsi e a capire che ciò che fino a poco prima riteneva una certezza non era altro che un fragile pregiudizio; un qualcosa di molto meno ovvio e scontato di quanto inizialmente non sembrasse.

Un dialogo alla volta, una chiacchierata dopo l’altra, Socrate si rese conto che l’ignoranza e tutti i problemi a essa collegati (l’ingiustizia, la malvagità, la sopraffazione) erano dovuti al fatto che troppe persone sono convinte di essere sapienti pur senza, in realtà, sapere un bel nulla. L’unico vero saggio, allora, è proprio colui che già dal principio dubita della propria conoscenza, colui che ammette, senza orgoglio né arroganza, la propria ignoranza.

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Dai tempi di Socrate sono trascorsi più di due millenni e la filosofia si è molto evoluta nel tempo. Anch’essa ha sviluppato le sue nozioni, la sua terminologia, i suoi insegnamenti, i suoi concetti. Ma il suo cuore è rimasto immutato. Al centro della filosofia permane l’insegnamento socratico che ci spinge a sfidare i nostri pregiudizi, a mettere in discussione tutte quelle certezze che affollano i nostri pensieri e ad aprirci a un dibattito razionale e costruttivo che sappia insegnarci, giorno per giorno, qualcosa di nuovo su noi stessi e sugli altri.

Ecco, allora, una ragione in più per cui dovreste innamorarvi della filosofia: perché è l’unica materia che non vi richiede di imparare a memoria lunghe liste di nozioni, ma che, al contrario, vi sfida a mettere in dubbio ciò che già credevate di sapere.

L’AUTOREEugenio Radin, vicentino, diplomato in violino al Conservatorio, ha una laurea magistrale in Filosofia e lavora nella comunicazione, dove si occupa di social network e strategie digital. Dal 2022 ha aperto Whitewhalecafe, un profilo Instagram dove parla di filosofia e letteratura. Per Ponte alle Grazie ha pubblicato Argomentare, Watson! – Come smascherare i cattivi ragionamenti e sopravvivere al dibattito pubblico.

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