Sotto la Pennsylvania c’è un tesoro, ha la forma di carbone, petrolio, metano. Sopra, invece, ci sono cittadine colpite dalla crisi economica e dalla chiusura delle miniere e dalle acciaierie. Ne "L'America sottosopra" Jennifer Haigh racconta un mondo fatto di comunità sempre più povere e prive di opportunità di lavoro, dove la speranza risiede ancora una volta nel sottosuolo... - L'approfondimento

Sotto la Pennsylvania c’è un tesoro, ha la forma di carbone, petrolio, metano. E gli uomini da un più di un secolo se ne stanno appropriando. Non è un caso se la prima trivellazione petrolifera sul suolo statunitense avvenne proprio lì, per mano di Edwin Drake, nel 1859. Proprio su questa terra la scrittrice Jennifer Haigh (in copertina fotografata da © Rob Arnold) ambienta il suo romanzo L’America sottosopra (Bollati Boringhieri, traduzione di M. Castagnone).

Protagonista del libro sono il sottosuolo e i suoi frutti, così desiderabili da rendere gli uomini ciechi. Ambientato nei primi anni dieci del Duemila, quando le trivellazioni per l’estrazione del gas naturale arrivano anche nella città fittizia di Bakertown, racconta le vicende delle famiglie che abitano su quella terra tanto ricca di tesori quanto bistrattata dalle generazioni che l’hanno abitata.

Bakertown è stata un villaggio fiorente negli anni della corsa al petrolio, poi una città di minatori impiegati nell’estrazione di carbone. E ora è presa d’assalto dalla Dark Elephant, un’azienda che si occupa di estrazione di gas naturale, e dai suoi operai provenienti dal Texas e dal Messico. Bakertown è una città fantasma, tranne quando qualcuno che arriva da lontano la rende il proprio territorio di caccia.

Chi la abita da decenni, o addirittura da secoli, sono gli agricoltori come Mack e Rena, che hanno convertito la loro fattoria al biologico. Operai come Rich, che fa due lavori per mantenere moglie e figli. Disoccupati dipendenti dalla metanfetamina. Anziani resi invalidi da decenni di lavoro nelle miniere. Non c’è da stupirsi che si lascino ingolosire dalle promesse degli affascinanti impiegati della Dark Elephant: offrono un compenso all’ettaro più una percentuale dei ricavi a chi cede lo sfruttamento della propria terra. A decine firmano il contratto senza nemmeno leggerlo. I numeri promessi sono sufficienti a sperare un un futuro migliore. Per generazioni il sottosuolo con le sue ricchezze ha permesso agli abitanti di vivere periodi di prosperità.

L’America sottosopra è un romanzo corale che unisce le voci degli abitanti storici della cittadina: ci sono la famiglia di Rich – il padre che gestisce il pub locale, la moglie casalinga con un passato difficile, i figli, il fratello che ritorna in città per le vacanze -, la fattrice Mack e la compagna Rena, il pastore Jess, la barista Gia. E poi anche gli operai inviati dal Texas per costruire l’impianto di estrazione. Ma c’è anche Kip, la mente dietro alla Dark Elephant. E Lorne, l’attivista a capo del movimento che si oppone alla trivellazione negli Stati Uniti.

Jennifer Haigh, autrice proveniente della Pennsylvania, ha già dedicato altri romanzi allo stato che le ha dato i natali e in particolare alle aree rurali, e con L’America sottosopra continua a raccontare una storia che ha iniziato con Baker Towers – romanzo su una cittadina mineraria – e con i racconti News From Heaven in cui appare già la cittadina di Bakertown. Ma con L’America sottosopra mette nero su bianco la situazione economica e demografica della Pennsylvania rurale oggi, una zona chiave durante le elezioni del 2016.

Lo stato della Pennsylvania, infatti, riflette la dicotomia degli Stati Uniti: da un lato le città progressiste come Pittsbirgh e Philadelphia, storicamente democratiche, e a meno di un’ora di auto le zone rurali, abitate da generazioni di immigrati tedeschi, irlandesi, polacchi, italiani, arrivati per lavorare nelle miniere, nelle acciaierie, nei pozzi petroliferi e poi rimasti a vivere in cittadine sempre più povere e prive di opportunità di lavoro. Personaggi che trovano consolazione nel ricordo di un passato florido e che sperano ancora in un miracolo economico che possa rendere le loro cittadine great again.

Commenti