B. Traven è un autore senza volto, uno scrittore enigmatico e inafferrabile. Nessuno è mai riuscito a sapere quale fosse la sua vera identità, e negli anni sono circolate le ipotesi più ardite e fantasiose. "Coriandoli nel giorno dei morti" è una raccolta di storie dalla giungla messicana che rovesciano la logica ordinaria, cariche di humor nero e satire graffianti del mondo coloniale. Il ritorno di uno spettro allegro e inquietante...

“Le persone creative non dovrebbero avere altra biografia all’infuori dei loro lavori“. Difficile tenere fede a questa frase di Traven, quando si parla di Traven. È difficile probabilmente in generale parlare di B. Traven, già a partire da quella B. che secondo alcuni potrebbe significare Bruno, ma anche essere tranquillamente uno scherzo o una congettura, tra le tante che riguardano il principe degli scrittori fantasma.

Traven è uno spettro anonimo che inquieta la letteratura del Novecento. Come una sorta di punto cieco da cui nascono infinite storie di volta in volta ha preso, a seconda dei critici che se ne sono occupati arrancando per cercare la sua vera identità, le sembianze dell’anarchico tedesco Ret Marut, dell’attivista politico comunista Linn Gale, dell’attore Otto Feige, di Hal Croves che si presentava come il suo agente, del fotografo Traven Torsvan come della sua traduttrice Esperanza Lòpez Mateos. E si divertiva (ma chi?) a creare equivoci, ad alimentare voci, a sparire dietro le sue opere provocando la continua crescita del mistero. Fino a farlo debordare, in un modo che paradossalmente inverte proprio le frasi sprezzanti con cui dileggiava i fanatici della biografia degli scrittori. Un gioco di prestigio, un imbroglio, il gesto ironico di rovesciamento di ogni logica tipico suo (ma suo di chi?).

traven

Restano effettivamente, come punto di partenza, solo le opere. La nave morta, romanzo del 1926 con elementi forse autobiografici. Il tesoro della Sierra Madre, da cui nel 1948 fu tratto l’omonimo film con Humphrey Bogart e che vinse tre Oscar. In Italia è da poco uscito per Racconti Edizioni Coriandoli nel giorno dei morti, una raccolta di racconti a cura di Vittorio Giacopini, che nell’introduzione traccia una ricognizione tra i mille volti possibili dell’enigma che ha nome B.Traven.

E allora, cercando di essere fedeli alle sentenze di Traven e seguendo il filo di questi racconti, si trova una certa consonanza tra lo spirito che vi soffia e le narrazioni che proliferano intorno al loro autore. Chiunque fosse, le sue molte biografie parlano della Repubblica dei Consigli in Baviera, di lotte sindacali, di una fuga in Messico a contatto con una cultura minacciata dalla colonizzazione bianca. Il Novecento che ribolle di passioni politiche veementi, attraversato dalla risata ironica di un ombra.

Allo stesso modo, in queste storie dalla giungla messicana, ci si addentra in un mondo che aggredisce con una satira feroce la violenza del potere, e rovescia la logica del colono dominante per metterla in ridicolo. Porfirio Diaz, il dittatore messicano che si vanta di aver ripulito il Messico dai briganti, deve cercare di capire chi tra generali e ministri ha rubato l’orologio all’ambasciatore americano durante un ricevimento ufficiale. Un gringo che fiuta l’affare in un indigeno cucitore di cestini si ritrova battuto sul suo stesso terreno. Un cadavere che si gonfia può essere il più bello della città. Come fare a stabilire la proprietà di un asino in un villaggio? E i santi che – la religione dei bianchi ce lo insegna – ricompensano le offerte ricevute, si comporteranno così anche con i banditi?

Uno humor nero attraversa queste pagine, senza dare scampo a nessuno. Cruento e giocoso, profondo ma con l’aria di non darci troppo peso, proprio come ci si potrebbe immaginare un bohemien anarchico, un avventuriero in fuga nella sierra messicana, uno scrittore che finge di essere il suo proprio agente. Non importa l’autore. Importa un mondo capovolto e messo alla berlina, una giungla in cui si perdono le proprie coordinate, e si scopre il grottesco sotteso ai ragionamenti che credevamo incontestabili. La violenza affiora dietro alle risate, proprio come la parte più dura del secolo sta sotto il gioco di specchi chiamato B. Traven. E in fondo non bisogna dimenticarsi del racconto che apre la raccolta, La mia visita allo scrittore Pguwlkschrj Rnfaibzxquy, l’unico a firma Ret Marut. La storia di uno scrittore, osannato in tutto il mondo e completamente isolato dalla massa, narrata dall’uomo scelto per fargli visita, proprio perché immune al suo fascino misterioso. Finirà per scoprire una realtà diversa, e ben più ridicola. Le ultime righe fanno risuonare l’ennesimo sberleffo: “Avrebbero fatto meglio a non fidarsi della mia obiettività”.

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