Dopo la strage di Parigi, su IlLibraio.it continuano gli interventi di scrittori ed editori. Stefano Piedimonte sottolinea: "Cattivo gusto, blasfemia, volgarità, pornografia, servono oggi a difendere il principio della libertà dell'uomo, e quindi dobbiamo vederli come nostri preziosi alleati..."

Mi interessa un punto, più di altri, e secondo me è stato solo accennato. La questione Charlie Hebdo, evento cruciale del nostro secolo perché traccia una nuova deriva dei continenti, qualcuno l’ha vista da un lato, qualcuno da un altro. Chi s’è attardato sul dramma umano, chi sul Corano e sull’Islam, chi sulle falle dell’intelligence francese, chi sulla libertà di stampa, chi sulle qualità artistiche delle vignette di Charlie.

Per me, fra tutto il dolore e le lacrime versate – che chiaramente non saranno mai abbastanza – emerge un problema cruciale. E’ quello che più mi interessa, da uomo inserito in una società che ha bisogno di regolamentarsi e di aggiustarsi con una cassetta di arnesi chiamati “leggi”, e non riguarda i meriti o demeriti artistici dei vignettisti, né l’Islam come sistema di regole e credo religioso. Stefano Mauri ne ha parlato su queste pagine attribuendo a Charlie Hebdo una funzione provocatoria. “Equivale” dice Mauri, “nella democrazia che ha fondato l’Illuminismo, al canarino che gli speleologi usano nelle grotte per vedere se il gas è tossico”, concludendo ovviamente che sì, l’ambiente è tossico. Roberto Saviano, sulle pagine di Repubblica, l’ha chiamato invece “diritto alla bestemmia”, senza per questo affermare che un uomo degno abbia il diritto di bestemmiare (e quindi di offendere, di ferire) impunemente, ma ponendo l’accento su una questione che è, appunto, quella cruciale: la legge che l’Europa s’è data prevede che a un’offesa si risponda con una querela, che a un ferimento si risponda con una denuncia. Le risse si fanno quando si è ragazzi, la pistola non si impugna mai, tranne in quei casi in cui il lavoro lo richiede.

Per ribadire questo concetto c’è bisogno di quelli che in polizia chiamerebbero “agenti provocatori”, quelli che Mauri ha chiamato canarini da speleologi, o che Saviano ha riassunto nell’espressione “diritto alla bestemmia”. C’è bisogno, in soldoni, di test quotidiani, di strumenti che possano testare la buona salute della nostra democrazia, lo stato dei nostri diritti, la qualità del nostro vivere. In questo senso, le vignette di Charlie Hebdo – che personalmente trovo di cattivo gusto, molto volgari, poco interessanti se si entra nel merito – come altre pubblicazioni simili (ce ne sono anche in Italia, si badi), svolgono il ruolo di un termometro. La provocazione diventa non solo legale, autorizzata, ma assolutamente necessaria in periodi come quelli che viviamo oggi.

Il succo del discorso è questo: fin quando ci sarà qualcuno che crede di poter punire col fucile gli insulti e le bestemmie, infischiandosene dei tribunali, delle leggi, del sistema di regole – gli arnesi – che noialtri utilizziamo, è obbligatorio che i Charlie Hebdo si moltiplichino e che tutti gli uomini di senno diventino dei piccoli bestemmiatori. E’ un po’ come far camminare una ragazza smutandata in una folla di potenziali stupratori, o mettersi un Rolex per passeggiare in certe strade di certe città: è un gesto stupido e irresponsabile, e a farlo si rischia molto, ma se vogliamo dirci uomini liberi, uomini che hanno conquistato alcune libertà, più gli stupratori diventano assatanati, più la minigonna deve accorciarsi. I vecchi le chiamano “questioni di principio”. Cattivo gusto, blasfemia, volgarità, pornografia, servono oggi a difendere il principio della libertà dell’uomo, e quindi dobbiamo vederli come nostri preziosi alleati. Non si combatte con chi ci piace, ma con chi ci fa vincere le battaglie, e questo è tutto.

*L’autore ha pubblicato con Guanda il noir L’assassino non sa scrivere

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