"Vorrei che i romanzi e i racconti di Marsilio fossero almeno tre cose, l’invenzione di una storia, l’invenzione di un tempo e l’invenzione di una lingua...". ilLibraio.it ha intervistato la scrittrice Chiara Valerio, editor della narrativa italiana della casa editrice veneziana, per parlare della nuova collana Passaparola, in arrivo in autunno (tra gli autori, Michela Murgia e, più avanti, Simona Vinci, Teresa Ciabatti e Marco Malvaldi) e degli altri libri in uscita nei prossimi mesi. Nell'immediato, invece, si punta a entrare nella cinquina del premio Strega con Carlo Carabba. Nel colloquio, spazio alla necessità di "dare ai libri scritti da donne (penso anche ai saggi) gli stessi spazi di visibilità e critica riservata ai libri scritti dagli uomini"

Scrittrice, saggista, autrice per la radio e per la televisione, Chiara Valerio dallo scorso settembre è l’editor responsabile della narrativa italiana Marsilio.
Con lei abbiamo parlato dei prossimi progetti della casa editrice veneziana, che nei mesi scorsi ha siglato un accordo con il gruppo Feltrinelli.

A settembre Marsilio proporrà una nuova collana, Passaparola: cosa dobbiamo aspettarci?
Passaparola è una collana di memoir di scrittori, scienziati e intellettuali italiani. Racconti biografici che partono da un libro. Come Carrère ne Il Regno ha raccontato di sé, di un video porno, del suo psicanalista e di sua moglie a partire dai Vangeli a da Giuseppe Flavio, così gli scrittori di questa collana raccontano di sé, romanzieri e investigatori, facendo rivivere come persone della loro vita i personaggi romanzeschi. O forse ci sarà qualcuno che scriverà un passaparola come Serena Vitale ha scritto Il bottone di Puskin, o Il defunto odiava i pettegolezzi, indagini di uno studioso attraverso carte e documenti puntuali, schedati e riorganizzati in modo romanzesco. Il romanzo non è un genere, è un modo di guardare la realtà, e i libri fanno parte della nostra realtà come i pomodori, e come dei pomodori si può fare una passata, un’insalata o il ripieno di un calzone, così dei libri si può fare memoria personale, avventura e trauma. Il passaparola è quel fenomeno per cui un lettore consiglia un libro a un altro lettore e questo vorrei fosse questa collana – forse più una serie che una collana – il consiglio di un lettore ad altri lettori. Un gruppo di lettura per corrispondenza. Quanto alle copertine della collana, sono tutte disegnate (dentro e fuori) da Alice Beniero”.

E quali saranno i primi titoli in libreria a settembre?
L’inferno è una buona memoria di Michela Murgia (visioni da Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley è il prequel ideale e il sequel temporale di Ave Mary, con al centro le sacerdotesse di Avalon, le donne che mai si sono sedute alla tavola rotonda di Re Artù, ma che ne hanno consentito la leggenda e, attraverso Morgana e le altre, Murgia racconta il femminismo, l’anticlericalismo e la sua infanzia e prima giovinezza); Pura Invenzione di Lisa Ginzburg (dodici variazioni su Frankenstein di Mary Shelley è il libro nel quale Lisa Ginzburg ha creato una eco netta tra lei, Mary Shelley e la creatura senza nome, il libro di Lisa è anche la storia, romanzesca e avventurosa, di come si diventa scrittori, e dunque che consiglierei a tutti coloro che vogliono mettersi a scrivere); Una serie ininterrotta di gesti riusciti di Alessandro Giammei (esercizi sul Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald è il libro dove Alessandro Giammei, al suo esordio nella narrativa e sostenuto da uno strillo del premio Pulitzer Jhumpa Lahiri, racconta la sua parabola di giovanissimo intellettuale dalla provincia romana fino a Princeton, è un libro eccezionale in senso proprio come eccezionale in senso proprio è il suo autore). Se Nicola Lagioia al suo esordio ha cercato Tre modi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare sé stessi), Giammei ne trova molti per tenersi Fitzgerald stretto stretto (senza perdere se stesso).Gli altri cinque titoli già acquisiti usciranno nel 2019″.

Chi leggeremo?
“Simona Vinci alle prese con le Favole dei Fratelli Grimm, Teresa Ciabatti con Grandi speranze di Charles Dickens, Barbara Alberti con Sorelle Materassi di Aldo Palazzeschi, Annalisa De Simone con Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen e Marco Malvaldi con Ama il prossimo tuo di Erich Maria Remarque”.

Al di là della nuova collana, a quali libri che saranno pubblicati nei prossimi mesi sta lavorando?
“Marsilio ha una solida base di scrittori italiani (tra cui Laura Pugno, Silvana Grasso, Alessandro Zaccuri, Giuseppe Lupo, Gaetano Cappelli, Antonio Franchini, Claudia Durastanti, Ivano Porpora, Enrico Remmert) che hanno scritto, stanno scrivendo (o spero stiano scrivendo), e abbiamo acquisito (con allegria e intenzione) solidi scrittori italiani (tra cui Beatrice Masini, Marina Mander, Lorenzo Pavolini, Romolo Bugaro che usciranno nel 2019). Nei prossimi mesi uscirà il primo romanzo di Salvatore Falzone, L’arte di rialzarsi e il secondo romanzo di Gaja Cenciarelli, La nuda verità. Ci saranno poi un esordio tardivo ma preciso di Antonio G. Bortoluzzi che in Come si fanno le cose, raccontando, minutamente e vorticosamente, la storia di una rapina, racconta pure come le industrie della pianura veneta sono passate dalla produzione allo stoccaggio di merce e il secondo romanzo di Daniele Derossi, Non sono stato io nel quale un bambino più cosciente ma altrettanto avventuroso del bambino di Io non ho paura costruisce un perturbante gotico italiano. Una piccola gemma che uscirà sempre nel 2019 è Le furie. Biografia fantastica di Giorgio Manganelli di Romana Petri ed è un romanzo tutto da ridere e pensare e ripensare, proprio come era Giorgio Manganelli”.

Marsilio quest’anno è tra i semifinalisti del premio Strega con Carlo Carabba, all’esordio in prosa con il memoir Come un giovane uomo, il primo libro che lei ha scelto per la sua nuova avventura: l’obiettivo è entrare in cinquina?
“Di certo l’obiettivo è entrare in cinquina. È ancora più certo che l’obiettivo è far arrivare il romanzo di Carlo Carabba nelle mani dei lettori. Il Premio Strega è un grande faro giallo come il liquore di cui porta il nome. E il faro quest’anno è puntato sul giovane uomo di Carabba e su libri belli (li ho già letti) e sono felice dunque che sia in buona compagnia”.

Ci sono tendenze, temi ricorrenti, approcci stilistici che la colpiscono nella narrativa contemporanea?
“Non le rispondo da critico, e non le rispondo da scrittrice, le rispondo da editore. Per me, il libro di Carlo Carabba dice, nel modo in cui è scritto che, in lingua italiana, per raccontare le avventure interiori c’è bisogno delle subordinate, perché senza temporali, modali e causali non è possibile descrivere né i fantasmi nel passato, né le aspettative e le proiezioni del futuro. La principale in una frase porta il senso ma le coordinate e le subordinate portano le ombre, e gli aloni, lo spessore di una azione, fanno sulla pagina quello che i pop-up fanno nei libri illustrati, regalano tridimensionalità, e tre più il tempo sono le dimensioni nelle quali ci muoviamo. Poi ci sono le avventure esteriori e per quelle esistono più possibilità linguistiche. Vorrei che nella narrativa italiana di Marsilio fossero espressi questi approcci stilistici e queste tensioni. Vorrei che i romanzi e i racconti di Marsilio fossero almeno tre cose, l’invenzione di una storia, l’invenzione di un tempo e l’invenzione di una lingua. E, come in passaparola più dichiaratamente, l’invenzione di sé stessi”.

Negli ultimi anni si è parlato spesso del riconoscimento del valore delle scrittrici da parte del mondo letterario: oggi osserva ancora dei pregiudizi, o i libri scritti da donne vengono presi nella stessa considerazione (o quasi) destinata a quelli scritti da uomini?
“Per la mia formazione matematica, sono molto forte sulle categorie e molto debole sui generi. Tuttavia, dopo aver lasciato da ormai dieci anni la matematica definitivamente (ed esserne stata lasciata) le rispondo diversamente. Non penso che i libri scritti da donne siano tenuti nella medesima considerazione dei libri scritti dagli uomini. La soluzione ovviamente non è prendere in considerazione maggiore, per eccesso correttivo, i libri scritti da donne, la soluzione è dare ai libri scritti da donne (penso anche ai saggi) gli stessi spazi di visibilità e critica riservata ai libri scritti dagli uomini”.

E come ci si può arrivare?
“Proprio perché sono forte sulle categorie penso sia necessario dare spazio agli scrittori, donne o uomini che siano, che con i loro difetti e mancanze – gli stessi degli altri, ma accentuati dal fatto che quando sono bravi, di solito, ne scrivono – hanno, per costruzione, una prospettiva politica più lunga di quella di chi ci governa e soprattutto riescono a raccontare, quello che un saggio spiega, perché, per esempio dopo aver chiamato per centinaia di anni mamma e papà ora chiamiamo genitore uno e genitore due, perché per centinaia di anni abbiamo avuto una madre, un padre, degli zii e quattro nonni, e adesso ci siano quattro o sei genitori, decine di zii e molti nonni per un solo bambino. Solo la letteratura può dare i nomi ai nostri modi di vivere, di amare e litigare e con questi nomi creare un racconto che possa essere passato ad altri, contemporanei o posteri”.

Chiudiamo con la sua attività di scrittrice: è al lavoro su un nuovo progetto? Cosa può anticipare?
“Una volta ho fatto questa domanda a Fleur Jaeggy che mi ha risposto ‘Fino a ora mi era sembrata una ragazza intelligente’… È una risposta, forse evasiva, ma bellissima, quindi, come tutte le cose bellissime, non posso fare altro che copiarla, ripeterla, sperando, che dopo tante ripetizioni, alla fine la risposta di Fleur Jaeggy diventi la mia risposta. Scrivevo prima di fare l’editor, scriverò spero quando avrò smesso di fare l’editor, soprattutto scrivo adesso nonostante io faccia l’editor”.

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