Claire Dederer ci racconta la sua “adolescenza di mezza età” nel suo nuovo libro, "Amore e Catastrofi": le sembra che il tempo sia andato all’indietro di trent’anni, quando era un’adolescente in piena crisi ormonale, con una voglia pazza di fare sesso e di sentirsi desiderata dagli altri, soprattutto dai “maschi”. Da qui parte per un resoconto del suo passato e della costruzione della sua identità di donna... - L'approfondimento

Claire ha quarantaquattro anni, due figli, un compagno e una casa fuori Seattle. Lavora come giornalista – per testate come il New York Times, The Atlantic, The Paris Review, Vogue – e ha da poco scritto un libro. “Ha fatto tutto per bene”, ma nell’aprile 2011, nella “primavera” dei suoi quarantaquattro anni inizia “l’Inferno”.

Claire Dederer ci racconta la sua “adolescenza di mezza età” nel suo nuovo libro, Amore e Catastrofi (Sonzogno, traduzione di Paola Bertante). Il problema di Claire, ma anche di tante sue amiche, è quello di sentirsi alienata dalla vita che ha tanto faticato a costruire. Nel caso della scrittrice, in particolare, sembra che il tempo sia andato all’indietro di trent’anni, quando era un’adolescente in piena crisi ormonale, con una voglia pazza di fare sesso e di sentirsi desiderata dagli altri, soprattutto dai “maschi”.

E così Dederer raccoglie sulla scrivania i suoi diari di adolescente e giovane donna e ricostruisce la sua storia, dai quattordici anni a Seattle negli anni Ottanta, passando l’Università di Oberlin, dove scopre il femminismo, e un periodo in Australia, a Sydney, per poi tornare nella sua città natale, sconvolta dagli anni Novanta e dal grunge, quando “Seattle è diventata una meta ambita proprio perché prima non ci andava mai nessuno. All’insaputa di tutti, si facevano cose tipo musica e altro“.

Dederer scrive di un preciso periodo della sua vita, scandito da una costante, lo spleen: “Per tanto tempo ero andata avanti senza avere alcun tipo di progetto. Ero diventata una di quelle ragazze che mio padre definiva ‘anime in pena’, irritandomi oltre misura. Perché solo le femmine erano ‘anime in pena’ o ‘perdute’, e i maschi no?”

Ma, soprattutto, riflette su cosa significa, per lei – ma non solo -, essere una donna. Lo fa mettendo a confronto le aspettative e i pregiudizi che gravano su di lei in quanto donna con le rispettive situazioni declinate al maschile.

In Amore e Catastrofi racconta il tour per promuovere il suo primo libro, Il cane a testa in giù. Le 23 posizioni di yoga che mi hanno cambiato la vita (Sonzogno, traduzione di Paola Bertante) e riporta un’interessante riflessione su quella che negli ultimi anni è una questione piuttosto dibattuta nel campo dell’editoria, la “letteratura femminile”, o “al femminile”, e il riconoscimento del valore delle opere scritte da donne.

“Avevo scritto un libro sulla mia vita di madre e casalinga. E come se non bastasse, era una narrazione autobiografica di una madre/figlia. Per giunta, parlava anche di liberazione femminile”, racconta la scrittrice. Proprio per questa ragione un collega confessa candidamente a Deiderer di non nutrire alcun interesse di leggere il suo libro.

E così la scrittrice, di contrasto, riflette sulla “letteratura maschile”: “Avrei sempre preferito essere un ragazzo, o un uomo. Perché no? Ai maschi è sempre riservato il meglio…”.

Nel libro scrive anche due lettere aperte al regista Roman Polanski. In quanto madre di una ragazzina e da ex-ragazzina della fine degli anni Settanta, attacca la sessualizzazione del corpo delle adolescenti. E ricorda un fatto successo a lei stessa che la fa empatizzare con Samantha Gailey, la tredicenne stuprata dal regista nel 1977. Nelle due lettere riflette anche sul tema del male gaze, o delle sguardo maschile, nell’arte e sul concetto stesso di genialità. Su cui scrive: “Cosa significa essere un genio? E perché siamo tanto inclini a definire i registi cinematografici dei ‘geni’? Immagino dipenda dal fatto che altre persone – diffidenti, confuse, femmine – non riescono a concepire l’idea di manovrare così tanta gente al servizio della propria visione”.

Nelle quasi trecento pagine che compongono Amore e Catastrofi Claire Dederer guida il lettore attraverso il suo mondo, fatto di ricordi di un periodo in cui cercava la sua identità di donna, ma anche di un presente in cui ha deciso di mettere in dubbio l’identità che si è costruita come donna nei trent’anni precedenti. Perché, come ammette, “essere donna mi fa ancora paura (ancora!)”.

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