L'emergenza Covid-19 sta mettendo a dura prova il mondo dell'editoria: librerie chiuse, vendite in calo, festival letterari e presentazioni del libro annullate. Per questo Ricardo Franco Levi, presidente dell'Associazione Italiana Editori, si appella al governo: “Affrontiamo l’emergenza con spirito di sacrificio e responsabilità, ma adesso è in gioco la tenuta culturale del Paese”

“L’editoria italiana chiede immediate misure di sostegno per l’intera filiera del libro, così da ripartire dopo lo stop per l’emergenza Coronavirus”: lo dichiara l’Associazione Italiana Editori dopo il decreto del governo dell’11 marzo che impone la chiusura delle librerie fino al 25 marzo.

“Affrontiamo l’emergenza, come tutti, con spirito di sacrificio e responsabilità”, spiega il presidente di AIE, Ricardo Franco Levi “ma è indispensabile e urgente che il governo e il parlamento facciano tutto ciò che serve per far sì che il mondo del libro, con tutte le sue imprese e i suoi lavoratori possa, al pari e insieme a tutta l’Italia e tutti gli italiani, reggere e superare questo difficilissimo momento. Tutto ciò che serve. Niente di meno”.

“Già prima dei decreti che hanno limitato e quindi sospeso la libera circolazione dei cittadini in Lombardia e poi in tutta Italia” continua Levi “avevamo segnalato un calo di vendite del 25% con punte del 50%. La chiusura totale avrà conseguenze gravissime per noi editori e rischia di compromettere la rete delle librerie fisiche, già in forte difficoltà prima dell’emergenza Coronavirus, e dell’intero sistema. I danni che questa crisi potrebbe avere non sono solo economici: è in gioco la tenuta culturale del Paese” spiega Levi.

AIE chiede in particolare il sostegno della domanda di libri: “Deduzione fiscale per gli acquisti di libri, ricostituzione della dotazione originaria della carta cultura per i giovani (la cosiddetta 18App), un rafforzamento del fondo destinato alle famiglie bisognose per l’acquisto dei testi scolastici fermo da vent’anni alla cifra di 103 milioni di euro”.

AIE chiede inoltre, accanto alle altre associazioni confindustriali, strumenti per far fronte alla crisi di liquidità e ammortizzatori sociali in grado di preservare ogni professionalità interna al settore e scongiurare così perdite di posti di lavoro.

La chiusura delle librerie non è il solo grave danno che sta subendo il settore, oggi alle prese con la cancellazione e la riprogrammazione delle Fiere e dei Saloni nazionali e internazionali. “Stiamo rischiando – spiega Levi – un circolo vizioso fatto di calo dei consumi, cui segue diminuzione delle prenotazioni, delle tirature, quindi del lancio delle novità. Questo si può tradurre in un calo della lettura i cui bassi indici già adesso segnalano che siamo in emergenza. L’Italia che uscirà dalla crisi Coronavirus non può permettersi di ripartire senza libri e lettori”.

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