A Roma, nel 2015, essere ebrei e riflettere sulle questioni sempre attuali del razzismo e dell’antisemitismo può essere pericoloso. Donatella Di Cesare, filosofa alla Sapienza, da pochi giorni è costretta a vivere sotto scorta. E con IlLibraio.it parla per la prima volta della sua situazione e di quella della Capitale: "Non immaginavo che pubblicare libri e articoli comportasse certi rischi. Ma mi conosco, e so che non smetterò di scrivere" - L'intervista

A Roma, nel 2015, essere ebrei e riflettere sulle questioni sempre attuali del razzismo e dell’antisemitismo può essere pericoloso. E può persino accadere che a una filosofa  e docente universitaria che ha affrontato  il tema della Shoah, venga assegnata la scorta.

Da mercoledì scorso (4 marzo, ndr), Donatella Di Cesare, autrice di libri come Heidegger e gli ebrei – I quaderni neri e Israele. Terra, ritorno, anarchia, entrambi pubblicati nel 2014 da Bollati Boringhieri, e Se Auschwitz è nulla. Contro il negazionismo (Il Melangolo, 2012), non può più muoversi liberamente.

Stamattina, l’edizione romana di Repubblica, in un articolo dedicato alla visita del capo della polizia Alessandro Pansa al quartiere ebraico della Capitale, ha reso pubblica la notizia, segnalando che alla docente della Sapienza è stata assegnata la scorta a seguito delle minacce ricevute. Donatella Di Cesare, membro del Comitato scientifico del Museo della Shoah, ha accettato di parlarne per la prima volta, con IlLibraio.it: “Ho saputo tutto mercoledì – ci racconta – al termine della lezione, in università ho trovato ad attendermi la scorta, composta da due persone. Finora ho preferito tenere un profilo basso, ma adesso che la notizia è pubblica credo sia giusto parlarne. Nelle ultime ore ho ricevuto numerose manifestazioni di solidarietà da parte di amici e colleghi“.

Donatella Di Cesare vive “una situazione inquietante”: “All’inizio avevo frainteso, pensavo che la scorta fosse prevista solo in occasione delle trasferte di lavoro. Invece mi è stato spiegato che il problema è soprattutto a Roma. Mi è stato spiegato che non posso più andare in giro da sola“. La filosofa ci racconta: “Da tempo ricevo mail di minacce, e so che il mio nome circola in alcuni siti di estrema destra. Finora non ho mai ricevuto minacce dal vivo, e alla Sapienza mi sono sempre sentita al sicuro. Ma ho l’impressione che la Questura sappia di più sulle minacce nei miei confronti e che abbia preferito non fornirmi ulteriori dettagli per non allarmarmi”. 

Donatella Di Cesare è consapevole che i suoi libri e i suoi interventi sui giornali, come quello recente sul negazionismo per  il Corriere della Sera (giornale con cui collabora ndr) sono “oggetto di attacchi”, spesso molto “pesanti”. Non per questo, nonostante la scorta, ha intenzione di smettere di scrivere: “In questi giorni non nascondo di essere particolarmente turbata, quasi incredula, anche perché non immaginavo che pubblicare libri e articoli comportasse certi rischi. Ma mi conosco, e so che non smetterò di scrivere”. 

Infine, uno sguardo alla situazione a Roma. Dove, stando alla polizia, le misure antiterrorismo adottate nel ghetto sono “adeguate”. Secondo la filosofa, nella Capitale “l’ultra-destra ha avuto molto spazio negli ultimi anni, troppo. La situazione è drammaticamente peggiorata. Crescono l’antisemitismo e il razzismo. E la mia attuale situazione lo conferma”.

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