"Come disse Yoko Ono, le donne sono le schiave del mondo", ricorda Elisa Albert intervistata da ilLibraio.it. L'autrice statunitense è ora in libreria con "Baby Blues", una storia sulla maternità, ma anche sull'essere se stesse anche dopo aver dato alla luce un figlio e sull'affrontare i cambiamenti della vita senza rinunciare alle proprie aspirazioni. E consiglia di prestare "attenzione alla propria integrità, all'autonomia e alle emozioni, anche crescendo dei figli" - L'intervista

Ari si sente un fallimento come madre e come donna: suo figlio, Walker, è nato da un anno ma lei non si è ancora ripresa, né psicologicamete, né fisicamente, dal parto cesareo; spesso si perde nell’autocommiserazione e inizia litigi immaginari con la madre defunta da decenni; non ha ancora finito nemmeno la tesi che le potrebbe aprire le porte di una carriera accademica.

Inizia così Baby Blues di Elisa Albert (Marsilio, traduzione di Gioia Guerzoni), un romanzo che racconta di donne nella loro interezza. Ari e la sua nuova vicina, la ex star punk/femminista Mina, sono mamme, ma anche esseri umani con incertezze, sogni, aspirazioni, paure e traumi.

Elisa Albert

Dall’amicizia con il suo idolo adolescenziale, Ari trova una forza nuova che nasce dal non sentirsi sola e tagliata fuori dal mondo perché madre e che le permette di uscire dalla sua condizione di baby blues.

Le donne subiscono pressioni che impongono loro un modello da seguire per essere “buone madri”?
“Come disse Yoko Ono, le donne sono le schiave del mondo. Il poter dare alla luce bambini è una minaccia, una comodità, un parafulmine. Una donna che costruisce e nutre una nuova vita è quanto più vicino alla creazione e a Dio. Ognuno poi ha opinioni sul come farlo e come ‘migliorare’ la natura. Alcune volte siamo stupidi, privi di rispetto per la nostra mortalità”.

Elisa Albert, la salute delle donne americane è in pericolo viste le posizioni del Presidente su temi come il controllo delle nascite e la contraccezione?
“Si tratta solo dell’ultimo incompetente dopo secoli, millenni di incompetenti. Compirà qualsiasi danno possibile e immaginabile e poi sarà dimenticato, lasciando il suo posto ad altri come lui. La politica si occupa di soldi, e i soldi non sono altro che il frutto di guerre e distruzioni. Le donne devono fare figli per vederli morire in guerre portate avanti con lo scopo di acquisire potere e altri soldi. Insomma, non c’è niente di nuovo sotto il sole”.

Una donna può essere femminista e anche madre?
“Certo, prestando attenzione alla propria integrità, all’autonomia e alle emozioni, anche crescendo dei figli. E facendo resistenza davanti alle definizioni semplicistiche di se stessa che le vengono offerte, a partire dallo stesso termine ‘femminista'”.

Perché ha deciso di scrivere di maternità?
“Ho scritto un libro sull’amicizia, sul femminismo, sulla riproduzione. Ma anche su sesso, corpo, amore, famiglia, lealtà, potere, momenti bui, matrimonio, gentrificazione… Ho scelto questi argomenti perché mi sentivo di doverli affrontare e la scrittura è il mio strumento”.

Chi sono gli autori contemporanei che ama di più?
“Rachel Zucker, Elena Ferrante, Jarett Kobek, Shalom Auslander, Rebecca Schiff, Jonathan Lethem, Rachel Cusk, Phillip Roth, Emma Jane Unsworth”.

 

Elisa Albert sarà in Italia e incontrerà il pubblico:
-domenica 4 giugno ore 16.15 – Ivrea, Santa Marta, Festival La Grande Invasione Ivrea
-lunedì 5 giugno ore 19 – Torino, libreria Thérèse
-martedì 6 giugno ore 21 – Milano, Verso Libri
-giovedì 8 giugno ore 19.30 – Lecco, libreria Volante
-domenica 11 giugno ore 12 – Urbino, Collegio Raffaello, festival Urbino e le città del libro

 

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