Autore, televisivo e radiofonico, sceneggiatore e scrittore, Marco Presta si racconta nel suo nuovo libro: "Fate come se non ci fossi" è uno zibaldone di pensieri, appunti, ritratti professionali e umani, una riflessione che regala risate, anche se l'autore rimane sempre estremamente serio, consapevole che alla fine nella vita ci sono poche cose da salvaguardare, quelle per le quali vale la pena di essere grati - L'approfondimento

“Ogni mattina esco dal portone del mio stabile alle sei e un quarto e arranco verso il garage, mentre mia moglie controlla dalla finestra se qualcuno mi aggredisce. È importante iniziare la giornata con ottimismo”.

Autore, televisivo e radiofonico, sceneggiatore, scrittore, Marco Presta riunisce in un taccuino personale e autobiografico il suo mondo, un po’ amplificato dal suo lavoro in radio e dalle sue capacità di narratore, ma estremamente autentico. È il mondo nel quale viviamo tutti.

Uno zibaldone di pensieri, appunti, ritratti professionali e umani, molto umani. Fate come se non ci fossi (Einaudi) nasce con un obiettivo ambizioso: mettere in ordine le cose, perché la nostra testa è un guazzabuglio di immagini, un gavettone di ricordi. E visitare questa immensa soffitta nella quale accumuliamo di tutto è un’esperienza unica, che accosta fotogrammi del proprio quartiere a frammenti di cene con gli amici, un moríammazzato al proprio capo a discussioni domestiche sui supereroi.

marco presta

“Siamo involucri abbastanza fragili e ogni tanto perdiamo brandelli di quello che vorremmo conservare, ma non c’è nulla da fare, è il prezzo da pagare agli anni”.

Ogni pagina è un frammento di vita, regalato con sarcasmo, a volte anche crudele, più spesso con un’ironia resa benevola dall’aver vissuto, e con uno sguardo compassionevole sulle piccole miserie dell’uomo.

C’è la televisione, vista con l’occhio di chi ne soffre le banalità, il presentatore truccato che ride, il capodanno squallido di urla e sgambettate, che fa diventare desiderabile la contraerea del palazzo di fronte, e invita a spegnere la tv e a uscire in strada. Lo chef del momento rilascia interviste con la boria ecumenica di un ministro, di un fisico, di un economista, reso popolare e tuttologo dalla massa e dal suo telecomando.

“La televisione è l’ovvio dei popoli”.

C’è una critica divertente e feroce al mondo dei social, agli influencer, che fanno vittime degli affetti, gettati in pasto al web e resi preda dei follower.

C’è tanta quotidianità, quella di chi, adulto, si ritrova a fare i conti con il mondo che cambia, e va veloce, con le mode che non si capiscono, i pantaloni troppo corti, che adesso si portano così, e non si metteranno mai.

Così difficile essere contemporaneo, al giorno d’oggi, con i figli supertecnologici e lo scanner come metafora dell’innovazione, e con l’amore che ha il sapore del chinotto che la zia continua a offrirti, manco avessi dodici anni.

Ci si ritrova umani, pesci fuor d’acqua alle feste, pudici cinquantenni con un bouquet di rose in mano, pazienti spaventati dalla prospettiva di una malattia, padri apprensivi che consegnano le chiavi della macchina, e controllano il traffico dalla finestra, mariti che si spacciano per eroi di fronte a una caldaia rotta.

“-Meno male che c’eri tu. Io non ci capisco niente!
Un incapace centrato da un colpo di fortuna. In fin dei conti, sono un simbolo dei tempi che viviamo”.

Ricorrono tante cose, dettagli che hanno avuto l’importanza di un insegnamento, in un mondo nel quale siamo dipendenti precari, incapaci di trattare con Dio per avere un trattamento migliore, indegni di essere salvati su una moderna arca di Noè dove si cerca campo per lo smartphone.

È una riflessione divertita sulla nostra umanità, quella di Marco Presta, che regala risate, ma l’autore è estremamente serio nella sua raccolta di pensieri, consapevole che alla fine quello che importa davvero è un più semplice e sereno sorriso. E che in questa grande nebulosa che è la nostra vita, ci sono cose, poche e importanti, da salvaguardare per non farle rompere, quelle per le quali vale la pena di essere grati. Tutto il resto è contorno.

“Ci pensavo ieri: quando tutto questo finirà, sarà un vero peccato”.

 

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