"Il femminismo è un movimento politico, non uno stile di vita che va di moda", spiega a ilLibraio.it la giornalista e saggista Laurie Penny. Durante l'intervista l'attivista fa chiarezza sul "femminismo mainstream" e i pro e i contro dell'interesse di influencer e case di moda per il movimento, per poi discutere del rapporto tra uomini e donne e dei cambiamenti necessari...

“Il femminismo è un movimento politico, non uno stile di vita che va di moda”, spiega la giornalista, attivista e autrice Laurie Penny, che abbiamo intervistato.

Inglese, classe ’86, una laurea a Oxford, sul suo sito di definisce “la figlia atea di un cattolico non praticante e di un’ebrea non praticante”. Parliamo di una delle firme più interessanti del giornalismo britannico, che non a caso è stata definita dal Daily Telegraph “la voce femminile più controversa del panorama della sinistra radicale”.

Laurie Penny, molto seguita sui social, è anche una delle firme del New Statesman, per cui scrive di politica, genere e femminismo, oltre che una collaboratrice del Guardian. E in Italia, nonostante non sia ancora stato tradotto nessuno dei suoi sei saggi, è possibile leggere alcuni dei suoi articoli su Internazionale.

laurie penny

Al telefono con ilLibraio.it, la saggista continua così la sua riflessione: “Inoltre, il femminismo, pur essendo accomunato dal desiderio della liberazione dal patriarcato, si divide in numerose branche: dai diritti riproduttivi al contrasto della violenza sulle donne, fino alla denuncia delle disparità sul posto di lavoro; ma si può anche focalizzare su questioni legate a minoranze. Aspetti molto meno trendy di quelli messi in luce dall’ondata di femminismo pop che stiamo vivendo in questi anni”.

Tuttavia, “la cultura di massa e la moda possono anche essere degli strumenti per suscitare attenzione e consapevolezza, non solo semplificazioni controproducenti”. La giornalista fa l’esempio delle magliette che riportano slogan femministi: “Una ragazza, anche molto giovane, che decide di indossare una t-shirt del genere perché va di moda, quando ce l’ha addosso probabilmente sperimenterà due reazioni opposte: da un lato troverà appoggio, dall’altro critiche; ciò può suscitare nella giovane una nuova consapevolezza”.

Anche se, come Laurie Penny ha già sottolineato in alcuni dei suoi saggi, tra cui Meat Market: Female Flesh Under Capitalism, Penny Red: Notes from a New Age of Dissent e il suo più recente Bitch Doctrine, spesso “il femminismo mainstream è troppo cauto e non tiene conto di alcune battaglie”.

Per quanto riguarda le nuove generazioni, che oggi sembrano “di vedute aperte e attenti a questioni legate alla sessualità”, il suo giudizio appare abbastanza contraddittorio. La giornalista, infatti, ricorda che “in Gran Bretagna i dati riguardanti il bullismo nelle scuole e la violenza di genere sono allarmanti”, anche se ammette che oggi i più giovani stanno vivendo una continua “battaglia culturale che potrebbe portare a un rinnovamento auspicabile”.

Che questo fenomeno sia veicolato anche da internet? “Oggi nulla succede senza la sua influenza“, risponde decisa Penny: “La nuova ondata di femminismo è stata amplificata dalla rete: basti pensare che oggi le giovani femministe si interessano a Silvia Federici, una voce fino a pochi anni fa conosciuta da pochissimi”.

Ma, allo stesso tempo, online scoppiano numerosi scontri e non mancano le polemiche e i commenti sessisti. Affrontando l’argomento degli insulti alle attiviste, Laurie Penny ci tiene a sottolineare come spesso le critiche vadano a intaccare la sfera personale e l’aspetto delle donne: “Sembra che per alcuni uomini il peggior insulto che si possa fare a una donna sia definirla poco attraente e non desiderabile: questo non fa altro che dimostrare come troppo spesso siamo definite come oggetti sessuali“. Un’esperienza che ogni donna dovrebbe provare? “Vivere per qualche giorno senza preoccuparsi di quello che dicono gli uomini e scoprire quanto è liberatorio!”.

Il rapporto tra uomini e donne è centrale anche nella definizione di quella che è la sessualità e il nostro rapporto con essa. Per la giornalista inglese la vera libertà non è solo poter sperimentare pratiche e nuovi approcci, come racconta Emily Witt in Future Sex, ma è soprattutto “la possibilità di viverla come soggetto attivo, senza subire soprusi o violenze”. Un esempio di questo fenomeno si riscontra anche nella narrazione del corteggiamento “come una caccia, in cui la donna è la preda”.

Laurie Penny, oltre che di femminismo, scrive molto spesso di politica britannica, soprattutto dopo la Brexit. A questo proposito le riportiamo il desiderio della scrittrice sua connazionale Margaret Drabble, ossia che i cittadini britannici si coalizzino e fermino il processo di uscita dall’Unione Europea: “Un’idea fantastica quella di Drabble”, commenta Penny, “è davvero terribile che in così tanti abbiano votato per l’uscita. Ma soprattutto è osceno l’andamento delle cose ora: siamo davanti a un continuo sfoggio di vanità da parte dei politici, che fanno mosse disastrose, diverse perfino da quelle per cui si è votato”.

 

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