"Fidanzati dell’inverno", primo volume della saga dell’Attraversaspecchi, scritta dall’autrice francese Christine Dabos, è un fantasy moderno che sa bilanciare elementi classici del genere con sufficiente ironia e una certa scaltrezza narrativa. Non mancano i personaggi enigmatici, per qualcuno forse troppo... - L'approfondimento di Ilenia Zodiaco

Per la prima volta la casa editrice E/O, da sempre devota alla narrativa letteraria, ha deciso di aprirsi al genere fantasy, pubblicando Fidanzati dell’inverno, primo volume della saga dell’Attraversaspecchi, scritta dall’autrice francese Christine Dabos.

Il romanzo è diventato un caso letterario con più di 200mila copie vendute in patria ed è stato salutato dalla critica come un fantasy atipico – niente draghi e ispirazioni medievali qui – dalle tinte steampunk e con riferimenti alla Belle Époque, parzialmente ispirato al classico dell’anticonvenzionalità: Alice nel paese delle meraviglie.

Sembra paradossale che un testo dalla natura così intertestuale, ricco com’è di riferimenti ad altri capisaldi del genere (tra le ispirazioni, non a torto, si citano la trilogia di Queste Oscure Materie di Philip Pullman e Twilight di Stephenie Meyer), sia stato definito così originale. In realtà è proprio la commistione tra tutti questi elementi derivativi, il modo in cui l’autrice li rielabora per poi incastonarli in una trama e in una cornice diversa e che le è propria, a rendere il romanzo brillante.

Proprio come Alice e molte altre protagoniste di storie archetipiche, in Fidanzati dell’inverno Ofelia deve affrontare un percorso di formazione attraverso un labirinto di enigmi, inganni e giochi di specchi (non solo metaforici).La storia prende il via quando viene strappata via dal mondo che ha sempre conosciuto perché promessa sposa a un nobile appartenente a un’Arca lontana, il Polo, un luogo molto diverso e decisamente più ostile di Anima (l’Arca in cui lei è nata), abitato da famiglie in perenne lotta tra loro con poteri magici inquietanti: chi riesce a creare delle potenti illusioni, chi è in grado di torturare il prossimo senza nemmeno muovere un dito.

La costruzione dello spazio è sofisticata e affascinante: la Dabos crea mondi galleggianti, architettonicamente mutevoli e magnifici (riecheggia il potteriano “le scale si muovono”) che ben rispecchiano la volubilità e le insidie che nasconde la corte di Città-cielo. Infatti il suo “fidanzato” (è bene ricordarlo: la loro storia d’amore è una mera facciata) è un nobile con molti nemici che tramano contro di lui e la sua famiglia, compresa quindi Ofelia.

La trama è accattivante e ben ritmata, scandita dalla giusta dose di disavventure e ostacoli da superare, cinquecento pagine che filano via senza intoppi. In questo Fidanzati dell’inverno è un fantasy moderno che sa bilanciare elementi classici del genere con sufficiente ironia e una certa scaltrezza narrativa.

Universo ben costruito e intreccio che conquista, quindi. Ma anche personaggi enigmatici, per qualcuno forse troppo. Il fatto è che questo primo volume ci presenta una festa in maschera: nessuno dei personaggi che Ofelia incontra è onesto sulle sue reali intenzioni e quindi sul suo carattere. Tutti mentono e nessuno si fida di nessuno. Questo porta la trama a restare in superficie, per quanto riguarda l’approfondimento dei personaggi che mostrano esclusivamente la loro maschera, il volto che mostrano in società, fasullo e ingannevole. L’unico carattere davvero rivelato è quello di Ofelia, una ragazza che ricalca con troppo insistenza lo stereotipo della protagonista timida e impacciata, goffa e miope. Inoltre il continuo sottolineare la sua cagionevolezza risulta a tratti snervante (quante volte è fisicamente possibile starnutire nel corso di un romanzo?). È vero, la sua ingenuità non è completa, rimane una giovane donna talentuosa e intelligente, capace di cavarsela in situazioni difficili, caparbia e soprattutto disposta a crescere.

Quelli che sono i difetti più evidenti del romanzo della Dabos – tra cui va citata la farraginosa relazione tra Thorne, che ricorda davvero troppo Heathcliff di Cime tempestose, e Ofelia, nessuno dei due in grado di comunicare chiaramente con l’altro –  sembrano soltanto delle manchevolezze temporanee, destinate, o almeno si spera, a estinguersi nel prosieguo degli eventi, grazie alla maturazione della protagonista e allo svelamento dei misteri più evidenti.

Al momento, però, possiamo rimandare i dubbi al momento in cui leggeremo i seguiti e goderci questo viaggio immaginifico in un mondo ricco di trappole e meraviglie.

L’AUTRICE – Qui tutti gli articoli e le recensioni di Ilenia Zodiaco per ilLibraio.it

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