"Lezioni di immortalità" di Flaminia Cruciani non è un manuale, e non è neppure un diario di viaggio o di avventure. È un libro che tenta di raccontare l'essenza dell'archeologia e il suo legame col tempo: l’archeologia come un tornare a ricordare, a riconnettersi col cuore, con la nostra origine...

L’archeologia è più affine alla poesia di quanto possiamo immaginare, si tratta in entrambi i casi di svelamenti, perché in un frammento si svela il mistero delle domande che ci abitano da sempre”.

Flaminia Cruciani (foto di Angelo J. Zanecchia, ndr), poetessa e archeologa, ha fatto parte per diversi anni della Missione archeologica italiana a Ebla, in Siria. Lezioni di immortalità (Mondadori) però non è un manuale di archeologia, e non è neppure un diario di viaggio o di avventure. È il racconto sincero e appassionato della più bella lezione di immortalità che Flaminia Cruciani abbia mai ricevuto: l’archeologia in quella terra millenaria che è la Siria con la sua straordinaria gente. Dalla preparazione del viaggio all’organizzazione delle attività di scavo, dal rapporto con la popolazione locale alle numerose difficoltà della vita nel deserto, grazie a un linguaggio poetico e fortemente evocativo, l’autrice ci restituisce l’emozione di un lavoro tanto affascinante.

lezioni di immortalità

Lezioni di immortalità è un libro che tenta di raccontare non l’archeologia, ma la sua essenza, il suo legame col tempo: l’archeologia come un tornare a ricordare, a riconnettersi col cuore, con la nostra origine.

Mi è sembrato importante scrivere questo libro adesso, perché l’archeologia è l’unico modo di comprendere il presente. Per non dimenticare la Siria, terra di prodigi originari”.

Flaminia Cruciani ci ricorda che nel Vicino Oriente sono nati i miti più antichi, come la Saga di Gilgameš, la prima riflessione della storia sul tema dell’immortalità, in cui all’eroe viene svelato il segreto della “pianta dell’eterna giovinezza”. Che ancora oggi, dopo oltre quattromila anni, l’uomo non si è stancato di ricercare. Per i mesopotamici il tempo passato figurativamente era ciò che stava di fronte, mentre il futuro era dietro le spalle. “Con questo libro”, scrive l’autrice, “voglio restituirvi un tempo ritrovato, giovane, che inventa la vita”.

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